Where flowers bloom, so does magazine

Where Flowers Bloom (WFB) è una rivista indipendente ideata da due ragazzi ticinesi – Sebastiano Pellanda e Roberto Schneeberger – con lo scopo di promuovere giovani artisti del territorio, impegnati in ambiti quali: disegno grafico, tipografia, architettura, fotografia e illustrazione. Questa coppia creativa ha lavorato alle prime due uscite; a partire da WFB 3 un altro grafico, Artur Strupka, è subentrato a Sebastiano, uscito dal progetto per motivi personali.
Già lo scorso anno – grazie a un’amica che l’aveva acquistata – ho avuto modo di sfogliare la prima uscita (ora esaurita), e decido quindi di acquistare la terza. Dopo pochi giorni mi viene recapitata: venti pagine sciolte, simili a quelle di un quotidiano per carta e formato, ma con grafica e contenuti ben più freschi e intriganti.


Il numero attuale di WFB è totalmente differente rispetto al primo ma trovo che il variare formati e supporti sia un punto a favore del progetto. Avete intenzione di continuare su questa linea?

La mutevolezza è qualcosa a cui teniamo particolarmente. Crediamo sia interessante proporre sempre nuove soluzioni grafiche; in questo siamo condizionati senz’altro dalle nostre professioni (siamo poligrafi e disegnatori grafici). Ora come ora intendiamo continuare così anche per le uscite future.

Where flowers bloom, so does hope [Dove sbocciano i fiori, così la speranza] (e i talenti, aggiungo io). È sicuramente una frase azzeccata per rappresentare la vostra rivista; a cosa si deve questo titolo?

Nel 1965 Lady Bird Johnson disse «Quando entro nei quartieri più poveri, cerco il lampo di colore: un geranio in una lattina di caffè, una finestra addossata al lato scalato di un appartamento, un bordo di rose che si dibatte in un minuscolo appezzamento di terreno. Dove sbocciano i fiori, fiorisce anche la speranza e la speranza è l’ingrediente prezioso, indispensabile senza il quale la guerra alla povertà non potrà mai essere vinta.» Da qui l’idea di Sebastiano per il titolo della rivista. Ci piaceva l’immagine di un fiore che riesce a sbocciare anche nelle peggiori condizioni; simboleggia in pieno il contesto creativo ticinese. Purtroppo, in relazione al resto del paese, il nostro cantone presenta più limiti, geografici e linguistici, oltre a risorse più scarse: ciò contribuisce a rendere il panorama locale piuttosto scarno di opportunità dal punto di vista artistico. Perciò l’intento è quello di innaffiare il suolo ticinese, così da far sbocciare magnifici fiori.

Il primo numero della rivista era davvero bello, soprattutto considerando che è stato fatto tutto a mano. Che valore ha per voi questo ritorno all’artigianalità e alla carta stampata, in un’epoca in cui social e digital la “fanno da padroni”?

In realtà solo la prima uscita è stata realizzata interamente da noi, dalla scelta della carta marmorizzata fino alla rilegatura. Per la finalizzazione delle due uscite successive siamo ricorsi a delle tipografie di fiducia. In ogni caso, per concretizzare il nostro progetto, abbiamo pensato sin da subito che un supporto cartaceo fosse un valore aggiunto, secondo noi più interessante rispetto al digitale. Anche se questa scelta si deve senz’altro ai nostri percorsi formativi e professionali, crediamo comunque che l’effetto di una rivista fra le mani – la sensazione delle dita su una determinata carta, il profumo che emana dalle pagine di uno stampato – sia qualcosa di incomparabile al web. È un’esperienza che coinvolge diversi sensi e che purtroppo si sta perdendo. Inoltre, poter toccare con mano, dopo mesi di lavoro, il risultato palpabile di riflessioni, analisi, prove e progettazione è qualcosa davvero speciale.

Per il lancio di Where flowers bloom 1 avete organizzato addirittura una festa: interessante la scelta di un evento per presentare la rivista.

Il desiderio di un incontro dal vivo nasceva in primis dalla necessità di rendere noto il nostro lavoro. Il ritrovo ha consentito ai presenti di dare un volto a noi ideatori, associando il primo numero della rivista a un’esperienza “fisica” unica e coinvolgente. È stato un bel momento, che ci ha consentito di presentare al pubblico non solo il progetto ma anche gli artisti pubblicati e lo staff che ci sta dietro. Si sono condivise esperienze, idee e impressioni, in più abbiamo ricevuto immediatamente i primi feedback. Anche se l’evento è stato pubblicizzato attraverso social media e passaparola, il fatto di esserci incontrati fisicamente è stato un valore aggiunto rispetto alla sola promozione digitale, sicuramente più complesso dal punto di vista organizzativo, date le limitazioni a cui tutti eravamo (e siamo ancora) soggetti. Siamo fiduciosi che in futuro sarà più semplice pianificare eventi simili.



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Where Flowers Bloom vuole essere una piattaforma per giovani artisti e professionisti della progettazione visiva residenti sul territorio. A cosa si deve la decisione di limitare la partecipazione ai soli ticinesi? Pensate di ospitare in futuro anche artisti esterni?

Contingentare gli interventi dei partecipanti è stata una scelta nata prima di tutto da una sfida contro noi stessi, nel voler scoprire e rendere noti i giovani talenti locali. Come detto prima, abbiamo constatato e sperimentato in prima persona la carenza di spazi che divulgano opere e idee di giovani creativi. Ragazze e ragazzi spesso incontrano molte difficoltà nel pubblicare il proprio lavoro, da una parte (secondo noi) in quanto scarseggiano mezzi e possibilità al di fuori dei social media, dall’altra – forse – perché molti non hanno abbastanza fiducia in loro stessi e si fanno prendere dalla paura di esporsi al pubblico. Abbiamo già pensato all’eventualità di coinvolgere artisti provenienti da altre regioni, sicuramente col tempo diventerà pure una necessità. Da poco tempo abbiamo incorporato nel team una traduttrice che ci aiuterà ad ampliare i contenuti, così da coinvolgere un pubblico più vasto e non limitato al nostro territorio almeno dal punto di vista linguistico. 

La produzione di una rivista indipendente è lodevole, soprattutto considerando che – se non sbaglio – non ricevete sovvenzioni, il che vi dà comunque modo di essere piuttosto liberi nell’organizzazione dei contenuti e nell’ideazione del layout. Chi contribuisce a un numero di Where Flowers Bloom interviene anche nell’impaginazione oppure siete solo voi del team a occuparvi del progetto?

Ti confermiamo che non riceviamo alcun aiuto economico. La rivista è autofinanziata e molto spesso siamo dovuti ricorrere a varie strategie per limitare al massimo le spese, col “fai da te” sovente. Per praticità preferiamo occuparci personalmente di tutto, dal formato all’impaginazione, dalla carta alla rilegatura. Ogni partecipante ha comunque la possibilità di apportare modifiche alla propria sezione fino al momento della pubblicazione, ad esempio cambiando le fotografie oppure correggendo i testi.

Avete qualche spoiler riguardo la prossima uscita?

Attualmente abbiamo lanciato la call per il prossimo numero, che uscirà alla fine del primo trimestre del 2022. Come abbiamo anticipato sui social, il tema di questa quarta edizione sarà “Utopia/Distopia”. Crediamo sia un argomento molto intrigante, non solo considerando l’attuale situazione pandemica e tutto ciò che comporta, ma anche guardando certe recenti produzioni cinematografiche, letterarie e artistiche in generale. Tra l’altro è anche la prima volta che imponiamo un tema: speriamo che la proposta entusiasmi molti artisti e che ci arrivino tante candidature, così da potere offrire ai nostri lettori nuovi e stimolanti contenuti. A tal proposito, cogliamo l’occasione per invitare tutti gli interessati a visitare il nostro sito web e a scriverci!

A cura di Simone Macciocchi


www.wfb-issue.ch

Instagram: wfb.issue


Caption

Where flowers bloom, Numero 1, 2019 – Courtesy Where flowers bloom

Where flowers bloom, Numero 2 – Courtesy Where flowers bloom

Where flowers bloom, Numero 3 (interno) – Courtesy Where flowers bloom

Where flowers bloom, Numero 3 – Courtesy Where flowers bloom

Where flowers bloom, Editors – Courtesy Where flowers bloom