Conversazione, con Virginia dal Magro, su isole note ma non viste

In occasione del nuovo lavoro di Virginia dal Magro, Atlante delle isole conosciute, avvio con lei un colloquio su più canali. Vuoi per il progetto in sé (che racconta di luoghi esistenti e non), vuoi per la distanza fisica forzata, mi piace l’idea di una conversazione che viaggi come un messaggio arrotolato in una bottiglia in balìa delle onde e che si componga con il tempo. Anche l’opera di Virginia – un libricino che verrà stampato con tecnica Risograph – non è ancora stata terminata. La presente, quindi, non è un’intervista bensì un dialogo sul progetto in divenire. Partendo da una mostra personale realizzata lo scorso anno, passando attraverso messaggi whatsapp, scambi di email e videochiamate, giungiamo allo stampare materialmente l’opera.

(Febbraio 2020 – Can’t find a way there, try again)

Nel mese di febbraio, prima del lockdown, riesco a visitare la mostra di Virginia presso la Fondazione Bandera. Ho la fortuna di conoscere di persona l’artista, per cui posso farmi spiegare il suo lavoro, oltre a vedere le opere dal vivo. Attraverso varie tecniche di stampa – tra cui cianotipia e 3D – il progetto Can’t find a way there, try again indaga la verità della cartografia e, quindi, la reale esistenza di isole mappate ma destinate a scomparire, geografie reali e immaginarie, territori sconosciuti e luoghi mitologici.

(Febbraio 2021 – Incontro in stamperia)

Mi trovo con Virginia alla stamperia Il Foglio a Milano (@milanoprintmakers), per parlare del suo nuovo progetto e fare qualche prova di stampa. Il fascino della risografia ha a che fare con la sua natura analogica, meccanica e in qualche misura aleatoria. Proviamo a stampare su diversi tipi di carta, tra cui giapponese per stampa digitale fine art e carta da incisione. Il colore è lo stesso per immagini e testi: blu cobalto.

(Marzo 2021 – Conversazione Whatsapp)

(…)

Simone:

Riflettevo sul fatto che “riso” in giapponese significa “ideale” e il tuo lavoro sarà stampato proprio utilizzando questo tipo di stampa: la Risograph. Trovo intrigante il rapporto tra i significati che può assumere la parola “ideale” e il tuo lavoro sulle isole.

Virginia:

Qualche giorno fa ragionavo proprio sul titolo del progetto
e ho fatto uno schema con alcune parole chiave. Lo incollo qui sotto.

priva porto scomparire

camouflage

spazio sicuro invisibili diverse

inesistente ideale

alternativa immaginaria

immersione luogo tranquillo

quadro altro

sogni

paure presunta rimossa dimora

estraniato ignoto

ritiro memoria reticolo terra

dimenticata

Partendo dal termine “utopia” sono arrivata anche alla parola “ideale”. Utopìa è infatti uno stato che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto appunto come modello. È anche il nome fittizio di un paese ideale (appunto) coniato da Tommaso Moro nel suo De optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia del 1516.

Simone:

Il tutto mi sembra molto coerente.
È interessante anche lo schema che mi hai inviato.

Virginia:

Inizialmente avevo pensato di impaginare le isole in modo semplice, accompagnando a ognuna la relativa descrizione. Però, una volta vista l’impostazione, non sono rimasta soddisfatta e quindi ho preferito eliminare i testi.
Artisticamente non mi esprimo con gli scritti, e comunque il tutto risultava troppo “facile”. Desideravo qualcosa che rendesse chiaro il concetto alla base del mio lavoro (quello che ho espresso attraverso le parole dello schema) senza però raccontarlo in modo esplicito. Se qualcuno vorrà poi conoscere la storia di ogni isola, la potrà comunque rintracciare. Avevo anche pensato di realizzare un libricino a parte con i testi, così da separarli in qualche modo dall’Atlante, associandoli comunque alle immagini.
Non credo lo farò, comunque.
Mi manca ancora la chiave giusta per far capire il discorso esistente/inesistente e nei prossimi giorni vorrei ultimare almeno l’impostazione grafica generale.

Simone:

Interessante la tua idea di eliminare i testi. Rende tutto molto più suggestivo. Come hai detto prima, se qualcuno desiderasse approfondire la storia di un’isola, potrà cercarla altrove. Si potrebbe anche creare un rimando diretto al web.

Virginia:

Piuttosto che un link per ogni isola, imposterei un unico collegamento al sito:
i testi già ci sono.



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(Marzo 2021 – email)

Simone: Sei riuscita a terminare la grafica per l’Atlante? Hai trovato la chiave che ti mancava per far capire il discorso esistente/inesistente?

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Virginia: L’impostazione grafica è quasi finita: ora mi soddisfa molto di più. Credo che quando avrò definito i retini e dato al testo la stessa texture delle isole, avrò ottenuto finalmente il risultato che desideravo, ovvero un dialogo armonico tra le pagine, dove tutti gli elementi possiedono il medesimo peso in quanto composti dalla stessa materia. Il font è quello di Google Maps (per ovvie ragioni) e – a meno che non subentrino problemi nell’estetica – manterrò quello.
Ho anche trovato una buona chiave di lettura partendo dallo schema di parole che ti avevo mandato qualche giorno fa. Potrei anche cambiarla, perché ho comunque bisogno di vedere il risultato finale ma per ora mi sembra adatta: “Questo libro è un reticolo composto da luoghi diversi: ignoti, invisibili, dimenticati, inesistenti. Un porto sicuro in cui ritirarsi per scomparire, una terra immaginaria, uno spazio altro. Un quadro privo di memoria e di paure, un’immersione, un ideale.”

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Simone: Come consideri “Atlante delle isole conosciute” in relazione ai tuoi lavori precedenti? Ne è un proseguimento, una conclusione o un completamento?

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Virginia: Direi tutte e tre le cose. Sicuramente rappresenta la conclusione di un percorso iniziato come progetto di tesi due anni fa. Allo stesso tempo è sia un proseguimento sia un completamento, perché costituisce una ramificazione del mio lavoro e un’ulteriore fonte di riflessione, consentendomi un approccio a temi già trattati ma da un differente punto di vista. È un capovolgimento del mio modo di lavorare, in quanto la mia ricerca sulla mappatura, fino a ora, è sempre partita dall’inesistente per poi palesarlo. In questo caso avere qualcuno a cui “rendere conto” – uno scrittore, un pittore, un artista o un cartografo che si era sbagliato – mi ha aiutato a far evolvere il lavoro e a dargli forma.

(Videochiamata Meet)

Simone: Hai già deciso in che modalità potranno essere acquistati i libretti? O comunque dove si potranno visionare. // Virginia: C’è una libreria a Milano interessata a esporlo ma non ho definito con esattezza i canali di distribuzione. Probabilmente lo si potrà richiedere anche dal mio sito, devo ancora pensarci. // Simone: Dato che settimana prossima ci vedremo per stampare, hai già terminato di definire i retini? E l’impostazione dei file di stampa? // Virginia: Per il momento pensavo a tre tipi di retinatura: regolare, irregolare e colore pieno. Non credo stamperò la copertina, che mi immagino molto semplice, e per la quale vorrei intervenire manualmente. // Simone: E per quel che riguarda la carta? // Virginia: Ho selezionato diverse carte, che ho già provveduto a tagliare. Vorrei fare delle prove e vedere come reagiscono alla stampa; peraltro ho intenzione di tenere tutti gli esemplari, anche se le carte sono differenti. Per quel che riguarda “la chiave” di cui abbiamo parlato, sto rileggendo le Sei lezioni di disegno di William Kentridge e mi ha molto colpito una frase: “noto ma non visto”. Mi piace e forse cambierò il titolo del lavoro. Piuttosto che Atlante delle isole conosciute”, Atlante di isole note ma non viste oppure Raccolta di isole note ma non viste. Vedremo. Pensando alle isole raffigurate, sono comunque poche e la denominazione “atlante” è forse ridondante. Certamente potrei aggiungere isole in futuro, dato che il lavoro è in divenire, però in questo momento non so se “atlante” lo definirebbe bene.
Sto attraversando un momento particolare in termini creativi, in cui metto in discussione molte cose. Quello delle isole è un progetto ormai avviato e consolidato, quindi non devo reinventarlo ma iniziare un lavoro nuovo adesso sarebbe difficile per me. Sono molto metodica e devo sempre “esaurire” ciò che faccio (anche se un libro non mi piace, lo devo comunque terminare, per dire) e in questo momento davvero non riesco a vedermi cominciare qualcosa di nuovo. // Simone: È incredibile perché io sto esattamente al polo opposto: sono un casinista e vado avanti per stimoli, anche se contraddittori tra loro. Poi di solito sistemo le cose dopo. // Virginia: Ecco, vedi: ognuno è diverso. A ogni modo l’idea di sperimentare con la Risograph, e non sapere esattamente cosa succederà in stampa, è qualcosa che probabilmente mi serve. Per me è inusuale non avere il controllo completo sulle cose ma mi stimola il fatto che da qualche difetto potrebbe nascere la suggestione per un nuovo lavoro. // (…) // Virginia: Mentre parlavamo mi sono anche segnata altri possibili titoli: Conversazione su isole note ma non viste, Raccolte di isole note ma invisibili, Serie di isole note ma invisibili, Conversazione/serie di isole note ma invisibili. Per quanto riguarda i testi, sicuramente nel mio sito aggiungerò una sezione dedicata; tra l’altro avevo già in mente di creare un link per i miei libri d’artista. In una parte del sito potrebbero quindi stare solo i testi, senza i nomi delle isole, così da consentirne una lettura coerente solo a chi possiede il libretto. Oppure potrei anche caricare l’intero “Atlante” (o come si chiamerà). Tra l’altro: non mi hai ancora detto se ti è piaciuta la “chiave giusta di lettura” di cui parlavamo. // Simone: Credevo di averti risposto ma probabilmente l’ho fatto direttamente nel documento dove sto scrivendo. Mi sto cominciando a confondere tra chat reale e trascrizione… Comunque il tuo testo mi piace molto e lo trovo decisamente adeguato anche perché, non essendoci praticamente altri scritti, risalta. Allora ci sentiamo nei prossimi giorni e rimaniamo per giovedì primo aprile per stampare! // Virginia: Vai, non vedo l’ora.

(1 aprile 2021 – Incontro in stamperia)

Eccomi con Virginia alla stamperia Il Foglio di Ivan Pengo a Milano. La stampante Risograph è accesa, le carte sono state tagliate, le prove sono venute bene. Si parte. È nata: Conversazione su isole note ma non viste.

A cura di Simone Macciocchi


www.virginiadalmagro.com

Instagram: virginiadalmagro


Caption

Virginia dal Magro, Conversazione su isole note ma non viste, 2021, prove di stampa risografica su varie carte – Courtesy e ph Simone Macciocchi

Hic sunt dracones – Cianotipia e gumprint su carta, installazione di dimensioni variabili, WILDMAZZINI, Torino, 2020 – Courtesy l’artista, ph Andrea Macchia

Virginia dal Magro, Conversazione su isole note ma non viste, 2021, prove di stampa risografica su varie carte – Courtesy e ph Simone Macciocchi

No Location Available – Gumprint su carta da restauro 7gr m2, 100×100 cm, WILDMAZZINI, Torino, 2020 – Courtesy l’artista, ph Andrea Macchia

Virginia dal Magro – Courtesy l’artista