My life as yours // Federica Di Pietrantonio: un nuovo arrivo a The Gallery Apart

My life as yours è il titolo della prima mostra personale di Federica Di Pietrantonio – artista romana nata nel 1996 – realizzata presso The Gallery Apart, fruibile fino al 18 settembre 2020 a Roma.
L’inaugurazione della mostra – con la quale si apre ufficialmente la collaborazione tra la giovane artista e la galleria – è avvenuta l’8 giugno virtualmente, con un video pubblicato sul canale YouTube dell’artista e, a seguire, una diretta Instagram dal profilo di The Gallery Apart. A partire dal giorno seguente la mostra è visitabile di persona presso la sede della galleria, che proprio con questa personale sceglie di riaprire al pubblico dopo i mesi di chiusura generale dovuti all’emergenza Covid-19.

My life as yours è anche il titolo di un lavoro presente in mostra: un quadro di grande formato avente come riferimento visivo un ambiente prelevato da The Sims, poi tradotto pittoricamente. A livello concettuale l’operazione è quella di esporre uno spazio privato (la camera da letto) in un luogo pubblico. Non a caso l’artista sceglie di riferirsi a piattaforme virtuali che mimano le dinamiche della vita di tutti i giorni, con la costruzione di ambienti che divengono poi territorio di relazione, di incontro con l’altro. Ovviamente, la contemporaneità dell’opera non sta soltanto nel riferimento a un gioco che tutti noi conosciamo ma risiede soprattutto nella sottolineatura di una tendenza che appartiene a questo tempo, ossia l’atto di rendere pubblica la nostra vita privata, aprendo gli spazi del nostro vissuto più intimo a persone sconosciute. Nel dipingere questo spazio l’artista ricorda un’altra opera, vera e propria icona di una certa generazione di artisti: My Bed, di Tracey Emin. Lo scarto temporale tra l’opera di Tracey Emin (realizzata nel 1998) e quella di Federica, apre la strada a una serie di considerazioni su come sia cambiato nell’arco degli ultimi vent’anni il concetto di spazio privato. L’artista coglie questo aspetto senza per questo cedere a una semplicistica lettura negativa di tale fenomeno, evidenziando piuttosto un comportamento compulsivo che ci porta a immortalare e condividere momenti di banale quotidianità. Non solo: Federica sceglie di fermare, registrare su tela, un frammento di realtà virtuale ed è questo trasferimento su un supporto fisico, questa traduzione in termini pittorici, a enfatizzare il significato e il valore di uno spazio-tempo altrimenti effimero.



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Altre opere non si riferiscono ad ambienti virtuali specifici ma si pongono in continuità con l’immagine digitale, la cui struttura è evocata dalla presenza della griglia (è il caso di Dreamland, unico paesaggio presente in mostra). Interessante notare come in questi scenari, raramente animati dalla presenza di quelle che potremmo definire proiezioni virtuali di esseri umani, avatar appunto, tutto appare immobile, e spesso è proprio il titolo a guidarci all’interno di una storia che si apre comunque a infinite interpretazioni.
La pittura non è l’unico mezzo con il quale Federica ama esprimersi; due lavori in mostra rivelano un interesse per l’installazione. È il caso di Unicorns are real, dove una pittura dialoga – attraverso la webcam posizionata sulla sua sommità – con lo schermo di un pc con Paint 3D attivo (paint 3D è un programma di default di Windows). Il titolo fa riferimento alla realtà virtuale e a ciò che quest’ultima rende in effetti possibile e dunque reale. Un aspetto importante di questo lavoro è l’impossibilità di cogliere la totalità del contesto in cui siamo immersi: guardando la pittura blu, siamo dentro a uno spazio virtuale di cui non abbiamo in effetti la percezione finché non ci spostiamo e guardiamo, dunque, lo schermo. In questo modo entriamo in contatto con l’immagine virtuale dello spazio, animata da un elemento nuovo (l’unicorno) che con la sua presenza modifica il contesto che abbiamo vissuto fino a quel momento e mette ironicamente in discussione il nostro concetto di realtà.
Poco più in là, due case di computer diventano meri oggetti di design, svuotati di tutto ciò che rimanda alla loro funzione.

Con le sue pitture e installazioni Federica costruisce mondi giocattolo nei quali e attraverso i quali indaga con leggerezza temi perfettamente coerenti con i tempi che viviamo. La solitudine e al tempo stesso il bisogno estremo di condividere momenti banali del vivere quotidiano; la necessità di impegnare il proprio tempo, di riempire i propri occhi con continui stimoli visivi. Un isolamento collettivo che ci porta a essere spettatori della nostra stessa vita, filtrata e abilmente camuffata all’interno di cornici virtuali.
Muovendo i nostri passi all’interno della galleria, entriamo all’interno di un immaginario ben definito; le opere di Federica sono fresche e lucide interpretazioni delle infinite possibilità inscritte nella realtà attuale.
I quadri di grande formato favoriscono un’esperienza immersiva in questi luoghi ibridi, nei quali delle porzioni di spazi privati prelevate da mondi virtuali – ossia screenshots che vengono tradotti pittoricamente – sono rappresentati in modo lineare, essenziale, tale da rendere la loro identità ambigua. Questa ambiguità ben si confà a un mondo in cui reale e virtuale convivono all’interno della nostra quotidianità e collaborano alla costruzione di spazi di memoria ibridi.

Alessandra Cecchini


Federica Di Pietrantonio

My life as yours

9 giugno – 18 settembre 2020

The Gallery Apart – Via Francesco Negri, 43 – Roma

www.thegalleryapart.it

Instagram: thegalleryapart


Caption

Federica Di Pietrantonio – my life as yours, 2020 – Installation view at The Gallery Apart, Rome – Courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome, ph Giorgio Benni