L’opposto di quello che accade – Meletios Meletiou, Playground

Per la sua ultima mostra, prima nel suo paese natale, Meletios Meletiou consolida i leitmotiv che caratterizzano la sua pratica e ricerca artistica. Il titolo non a caso denota una certa ironia circa tutto ciò che riguarda il confine, e tutte le sfaccettature che lo contraddistinguono. Dal decoro urbano, passando per l’architettura ostile e un’attenzione sulla reiterata tendenza a creare muri tra popoli, e la gestione dei flussi migratori nella società contemporanea: sono i vari temi sui quali Meletiou si interroga. Questo imbuto di temi viene filtrato con la ricerca stessa dell’artista, che non solo con Playground (Eins Gallery, 2023-2024) ma anche nella mostra precedente Buffer Zone (Pastificio Cerere, 2022), e nella collaterale pubblicazione Epidermis, esplora i paradossi dell’infanzia, dell’architettura, dell’abitare insieme contribuendo a una comune resistenza a ciò che è struttura consolidata. 

Sin approssimativamente dal 2016 i campi profughi che sono sorti nel Mediterraneo orientale hanno colpito la sua storia come cipriota; una stigmate sensibile come argomento a cui la sua attenzione verte spesso. Per questo l’ostacolo, come prototipo dell’architettura ostile, può anche trasformarsi in una soluzione per risolvere un problema vivo nelle città. Giungendo all’infanzia e al suo linguaggio universale, l’artista ne inverte il senso ed è per questo che ne deriva playground, un terreno di gioco che al contempo può anche essere pericoloso. Non è il paese geografico che condiziona la ricerca dell’artista ma bensì è l’edificio dove lo si fa, dunque la mostra è pensata per essere realizzata in site-specific, offrendo la sensazione che si entri appunto in un playground. Lo spettatore è invitato a prendere parte a questa messa in scena, un’opera d’arte-installazione totale che si può considerare una summa del percorso creativo dell’artista. Tutto avviene all’interno di uno spazio rettangolare che impone un percorso circolare senza angoli. Sia l’artista, sia lo spettatore, si trovano a dover attuare come dei bambini di fronte all’installazione, nell’infinita potenzialità di possibilità creative che si hanno mentre si gioca. D’altronde, non solo si genera un cambio di senso alla “parola titolo” della mostra ma anche a un concetto chiave sul quale riflette, un altro tema ricorrente di Meletiou. Nella stessa parola decorazione vi è insito decoro, dignità: un cortocircuito tra un contesto etico e uno estetico, quello di abbellire con modi “obsoleti” la città.  Ma in questo caso l’ambiente urbano aggressivo diventa accessibile nella mostra con un carattere giocoso. Finalmente, l’artista – qui demiurgo – trasforma gli elementi intensamente ostili in opere colorate che alterano il loro scopo iniziale: negare una superficie piana creando cortocircuiti su ciò che è ostacolo.

Dall’architettura ostile, l’artista prende la forma della piramide, più usata nel passato, che oggi ha assunto un diverso significato; e la semisfera, che annulla una superficie piatta, che è potenzialmente un ostacolo (basti vedere le dune o altri rigonfiamenti sulle strade). Un elemento tipico della decorazione urbana è il gocciolatoio, presente in moltissimi edifici antichi, a Roma e nello stesso Partenone. È interessante questo per l’artista poiché l’azione del gocciolatoio rappresenta una reiterazione di eventi successi per millenni attraverso un elemento che strutturalmente fa ancora parte di questi edifici, sebbene non sia un ornamento, ma è essenziale per l’architettura finale, ed è uno dei motivi che fa riflettere sul decoro invece che sulla decorazione. 

L’artista attinge anche dal vasto mondo dei giocattoli, che rappresentano una chiave di comunicazione universale: per esempio, l’abaco funge da interazione continua con chi è presente nell’installazione, un’esperienza totale e immersiva che attua su più fronti.  Lo stesso materiale delle opere di Meletiou viene coinvolto da un atto giocoso, come la forma delle spugne, materiale tenero, che viene cementato (sebbene da vicino sembrano ceramiche). Per l’artista è metodologia teorica prima e pratica dopo, che indica determinati pensieri di attuazione. Il cemento risulta essere la cifra strutturale presente nella mostra e nelle altre opere di Meletiou. La sua specifica qualità, né troppo liquida né troppo densa, è perfetta per esprimere le idee dell’artista. Così come  succede per la tela nel mondo pittorico, il cemento per le opere di Meletiou rappresenta una possibilità di ottenere la forma che si vuole: una volta che l’artista giunge alla selezione della forma, stratifica i colori, rifacendosi all’atto pittorico senza troppi ragionamenti o sconfinamenti. È il colore che in qualche modo assume un ruolo significativo nell’installazione, dunque nella presentazione del lavoro, dando armonia e modularità alle forme.

Nicola Nitido


Instagram: meletiosmeletiou