HYBRID ARCHIPELAGO » Intervista a Virginia Russolo

Hybrid Archipelago fornisce una mappatura provvisoria, consentendo un confronto tra le diverse pratiche artistiche sviluppate delle giovani generazioni italiane all’estero. La rubrica cerca di trarre alcune conclusioni che potrebbero essere rilevanti per la scena artistica contemporanea muovendosi nelle riflessioni degli artisti, all’interno di ricerche spesso parallele ai luoghi dove hanno deciso di trasferirsi, creando una mappa in divenire nella quale confluiscono i saperi.
Questo mese mi confronto con Virginia Russolo (Oderzo, 1995). La sua ricerca è profondamente radicata nella volontà di ripristinare il concetto di sacro.


Una reazione capace di innescare una costellazione è alla base stessa di questa rubrica; queste conversazioni sono ideate per fare emergere la scena degli artisti italiani giovani che lavorano in pianta stabile all’estero.
Le geografie ibride che si formano e il loro vocabolario creano un arcipelago di ricerche collegate e/o intrecciate. In architettura l’approccio del pensiero arcipelagico è una reazione al predominio delle modalità di indagine continentali.
Può essere in qualche modo incanalata in questi termini la tua scelta di trasferirti in Grecia, e/o a Creta?

Tante culture mi hanno formata, sono nata e cresciuta fino a dodoci anni nelle campagne trevigiane, poi ho vissuto negli Stati Uniti e in Giappone, laureandomi infine all’Università di Oxford in Inghilterra. Mi sono lasciata trasportare, non erano viaggi finalizzati al mio lavoro, non è stato un progetto di ricerca ma di vita. Mi sono ritrovata con un bagaglio frammentato, una sorta di mappa fatta di tante isole, che nel tempo si sono fuse nella mia identità, mantenendo anche le differenze che le caratterizzano. Ogni posto in cui ho vissuto mi ha formata ma non ho una visione lucida degli strumenti culturali che mi sono stati dati.
La terra che mi attraversa è ancora un percorso misterioso per me. Ed è per questo che nel 2018 mi sono immersa di nuovo nel mio paese natale in Veneto e, dopo un breve periodo ad Amsterdam, la Grecia è stata la prima scelta consapevole di fermarmi. È a Creta che parte la mia ricerca: per la prima volta ho scelto la terra per nutrire il lavoro e non viceversa.

Qual è stata la risposta culturale dei lavoratori dell’arte, degli artisti, delle gallerie, delle biennali e dei musei greci in rapporto alla crisi economica? Potresti introdurci la scena artistica di questo paese?

Sono arrivata a Creta da sei mesi e devo ammettere che sto ancora osservando la situazione e il mondo in cui sono approdata. Nel crearmi il terreno per sviluppare la mia ricerca sto entrando in contatto con diverse persone e realtà del luogo (sia di Creta sia più vicine ad Atene). Sono ambienti per lo più giovani, dove sto trovando una forte attitudine all’ascolto e alla condivisione. C’è voglia di far brillare quello che questa terra ha da offrire e l’arte è un canale aperto e accogliente. Questo mi sta permettendo di concentrarmi sul lavoro in studio, mi fa sentire in qualche modo protetta. Finora le realtà greche con cui sono venuta a contatto sono state la 7th Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, K-Gold Temporary gallery, The British School at Knossos, Space52 gallery e ho diversi progetti in sviluppo su Atene. Non so con precisione come sia cambiata la situazione in rapporto alla crisi economica ma mi sto dando il tempo di ascoltare le persone che lavorano qui e che stanno iniziando a condividere con me la loro storia e le loro prospettive. E io sono in questo flusso.

Nei tuoi lavori le immagini universali archetipe si assemblano alle immagini oniriche fornendo una traccia estetica che rivela continuità per la memoria e l’esperienza, sia personale sia storica. Potresti introdurci il processo, le fonti, la visione che accompagna la realizzazione dei tuoi lavori?

Una delle fonti primarie a cui attingo è composta dall’Archeologia e dall’Antropologia come discipline che hanno sviluppato una loro metodologia, una sorta di lente per categorizzare gli oggetti che racchiudono una forte simbologia. Sono bacini a cui attingo per approcciarmi alle immagini del passato, comprenderle e separarmene per dar loro nuova traduzione, energia. La materia diventa contenitore di concetti astratti come succede nella religione, nelle reliquie, nei feticci. In tutto quello che portano in sé ho trovato un linguaggio che mi affascina tantissimo: le dinamiche del rito. Non è solo la materia che diventa simbolo ma è il gesto stesso, il rito, che perde la sua natura di gesto e diventa simbolo. Il rito crea una struttura per relazionarsi, fornisce regole aperte che hanno un infinito potenziale di rinnovamento. Muovendosi all’interno si innesca la trasformazione – della materia, del simbolo, dell’energia. Tutto da astratto ritorna umano.
La potenza dell’azione simbolica è la base su cui si struttura il mio lavoro. Le azioni legate al processo di creazione mirano all’amplificazione di certe informazioni dentro ai materiali che uso. Per esempio, la cera d’api, continuazione del corpo dell’ape (bocca e ghiandole), diventa architettura antibatterica – protezione (alveare). Attraverso un processo lungo, messo a punto negli ultimi tre anni, i miei quadri vengono imbalsamati con materiali tra cui la cera e il grasso di lana: entrambi continuano a svolgere il loro ruolo di protezione ma, in questo caso, protezione delle informazioni dei miei lavori.



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La spiritualità è parte integrante del tuo lavoro. Come trovi l’ispirazione?

Nel caso della mia pratica artistica si potrebbe definire spiritualità la dimensione sensibile. Come succede a molti artisti ho sempre provato una connessione con le emozioni di uomini e animali. Sono cresciuta trovando degli strumenti nell’arte per canalizzare questo bagaglio emotivo sensibile. La mia fede è nella mia curiosità, riflettendo a cosa mi conduce, molte volte la nota che accomuna tutto è il cercare di capire l’organizzazione di materia e intento per far fluire il sacro.

Potresti parlarci dell’imminente progetto che hai realizzato per la Mediterranea 19 Young Artist Biennale, SCHOOLOFWATERS?

Nel contesto di School of Waters, biennale organizzata da Bjcem, sono seguita nello specifico dal curatore greco Nicolas Vamvouklis, che ha seguito molto lo sviluppo del mio legame con la Grecia. Le due opere realizzate per la mostra, Mappa 7 e Mappa Altare 7, fanno parte di uncorpo di lavori che indaga il concetto e la forma della mappa come strumento per esplorare luoghi non fisici. Un punto di riferimento per questi lavori sono i Sankei Mandara, mappe topografiche del Giappone medievale che illustrano il percorso del pellegrino al tempio. Queste mappe possono essere interpretate in vari livelli, uno di questo è la possibilità di viaggiare attraverso l’immagine e trarre i benefici del peregrinaggio anche senza averlo svolto a livello fisico.
I lavori sono realizzati con vari materiali animali tra cui propoli, cera d’api, grasso di lana, polline e la pelliccia di animale. Vedo la possibilità di questi materiali di agire come portali per una visione più ampia dei cicli di trasformazione della materia sulla terra.
La Biennale aprirà al pubblico il 15 maggio e si concluderà il 31 ottobre e le opere di settanta artisti saranno presentate in varie sedi all’interno della città di San Marino. Mappa 7 e Mappa Altare 7 si troveranno nella Prima Torre, una torre medievale con molti strati di storia, che architetturalmente amplifica la visione sul territorio. Una collaborazione che si sta rivelando importante è quella con il comune di Padova che attraverso l’area creatività dell’Ufficio Progetto Giovani supporta artisti emergenti e che io rappresenterò all’interno del contesto di San Marino.

A cura di Camilla Boemio


www.virginiarussolo.com

Instagram: virginiarussolo


Caption

Fat circa 1425-1535 BC durante la residenza artistica ‘Diari Tra Diari’, Fondazione Spinola Banna per L’Arte e GAM Torino, Poirino 2019 – Courtesy dell’artista e Fondazione Spinola Banna, ph Guido Suardi

Mappa 11 – 25 x 35 cm, cera d’api, grasso di lana, carta, pigmenti, spray paint su cotone – Courtesy dell’artista

Mappa 11 – 25 x 35 cm, cera d’api, grasso di lana, carta, pigmenti, spray paint su cotone – Courtesy dell’artista

Mappa 8 – 102 x 138 cm, cera d’api, grasso di lana, carta, pigmenti su cotone – Courtesy dell’artista

Mappa Altare 2 – 17 x 25 x 35 cm, cera d’api, grasso di lana, carta, pigmenti, spray paint su cotone – Courtesy dell’artista