Beth Collar & Jesse Darling in Doppel: una bipersonale tra corpo e mente presso A plus A Gallery

Una vibrazione metallica sembra echeggiare lungo Calle Malipiero, caricando di solennità l’atmosfera e guidando il visitatore lungo la “processione” che conduce alla Galleria A plus A di Venezia: Doppel, bipersonale dellə artistə britannichə Beth Collar e Jesse Darling, attrae così il suo pubblico, tra religione, mito e mistero. Concepita durante il periodo di lockdown in uno stato di frustrazione, incertezza, alienazione e panico, la mostra è stata realizzata per merito di una pratica artistica capace di controbilanciare la pesantezza della solitudine, nel tentativo di pensare- ma soprattutto ri-pensare- ai concetti di casa, società, genere e appartenenza.

Giunti ai piedi della vetrata trasparente il suono inizia a pervadere il corpo di chi la osserva, portando a galla, in molti di loro, ricordi più o meno lontani di riti similari legati alle celebrazioni della Settimana Santa nel Sud Italia.
Una Troccola, disegnata minuziosamente in ogni suo dettaglio, appare in due dei quadri che compongono il trittico appeso alla parete in vetrina: Morning Ritual (Decorative) e Morning Ritual (Rubbish Heap); il loro posizionamento conferisce alla stanza un’aura di sacralità, ricordando l’altare di una chiesa. Infine Re-read, l’ultimo quadro a completamento del blocco dei tre, raffigura il tronco d’un albero inciso di simboli e lettere, parole d’odio e d’amore indirizzate a nessuno e a tutti. Si tratta di un faggio, che nella lingua germanica viene tradotto con “Buch”, stesso nome utilizzato per l’equivalente italiano di “libro”. A esso vengono conferiti poteri magici e venatori, capacità di benedire e al contempo lanciare maledizioni, attraverso l’uso sapiente delle parole: le stesse parole che vengono incise da sempre sulle cortecce degli alberi, di cui il significato ai più non è dato sapere, perché comprensibili solo alla cerchia dei diretti interessati.
Il trittico vuole dunque comunicare simboli e messaggi, che sono universali in quanto appartengono alla collettività ma difficili da codificare poiché indirizzati a pochi. Beth Collar unisce così riti religiosi e pagani, offrendo una molteplicità di spunti di riflessione attraverso il linguaggio non verbale della simbologia e della gestualità.

Il vero punto focale e d’incontro tra le pratiche artistiche dellə due artistə sono la fluidità di genere, il corpo e la sua fisicità, nonché temi quali la sessualità e la vita contrapposti alla morte e al dolore.
Jesse Darling affronta il concetto di corporeità riflettendo sia sulla sua mortalità e finitezza sia sulla capacità di opporre resistenza alle costrizioni imposte dalle forze politiche e sociali, e lo fa in chiave ironica ricorrendo all’uso della vignettistica.
In In the middle of the journey of our life I found myself astray in a dark wood, for the straight way had been lost (Self portrait at 40) l’artista immedesima sé stessa nei panni di Dante, nel tentativo di ritrovare la via diritta smarrita. Tiene in mano una torcia che illumina il suo cammino per riflettere sulla propria vita e la propria interiorità, ma la peculiarità del suo autoritratto sono i lineamenti androgini con cui si è descritta, nuovi canoni che rifuggono l’esigenza di incasellare l’individuo in un genere distinto. Il soggetto è inoltre sovrastato da rami animati, che ricordano braccia scheletriche intente a voler imporre il proprio controllo e segnalare il percorso corretto da condurre; Jesse Darling rifiuta però di seguire il sentiero prestabilito, tentando di trovare quello più adatto a sé stessa.



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Un altro importante dettaglio, che si rifà direttamente all’autobiografia dell’artista, è la presenza della stampella: un elemento che ricorda costantemente la vulnerabilità del corpo umano nonché l’impossibilità di cambiare questa condizione; allo stesso tempo, la forma fallica con cui termina all’estremità rimanda ancora una volta a una sessualità fluida e non identificabile in un unico genere, contrapponendosi ai prosperosi seni scoperti del suo corpo.
In Big Voice (Libidinal Economies 1) la sessualità viene affrontata in maniera più drammatica, con un rifiuto del proprio corpo e una condanna allo stereotipo di femminilità che è ancora lontano dalla normalizzazione di certi tabù, provocando un senso di malessere per la non accettazione che ne consegue da parte della società.

Beth Collar si interessa anch’essə al corpo e lo fa ponendo particolare attenzione alla caducità della vita. Nei suoi disegni rappresenta parti dello scheletro umano, dando vita a esseri spettrali animati. L’artista ritiene che le interiora siano in grado di interrogare l’individuo e come un demone, intrappolato all’interno dello stesso corpo, abbiano un potere decisionale tale da renderne impossibile il controllo. È questo il caso di Hip mobility drawing (The demons in the Gemäldegalerie) o Hip mobility drawing (Pelvic Antichrist), dove il bacino sembra prendere vita e assumere le sembianze di spiriti maligni sul punto di fuoriuscire dalle cornici.
In You’re perfect, Yes, It’s true, but without me you’re perfect, only you (Black death) e You’re perfect, Yes, It’s true, but without me you’re only you (Self-flage) Beth Collar disegna due rami di vischio, ma sul retro è possibile vedere raffigurate scene di autoflagellazione risalenti al periodo della Peste nera: il vischio è anche conosciuto come “pianta del diavolo”, per questo utilizzata in passato come protezione contro gli spiriti maligni.
Ancora una volta il mito si mischia al rito, dando notevole rilievo a simboli e tradizioni.

Doppel è un invito per il visitatore a riflettere sul proprio concetto di sessualità, in particolare quanto questa sia influenzata da “leggi” non scritte imposte dalla società che influiscono all’autodeterminazione dell’individuo. Il corpo umano è fragile quanto lo è la mente, pieno di paure e demoni che risiedono silenti e controllano le nostre interiora; questa è la ragione per cui nascono riti, miti, leggende e religioni: per trovare protezione attraverso l’utilizzo di simboli e gesti.
I simboli e i gesti governano la nostra mente e il nostro corpo, sono in grado di influenzare intere generazioni o semplicemente trasmettere messaggi privati a un singolo individuo, e connettono il nostro io interiore con la collettività di cui siamo parte.

Alessandra Abbate


Beth Collar e Jesse Darling

Doppel

A cura della Galleria A plus A

18 giugno – 25 settembre 2021

Galleria A plus A – Calle Malipiero 3073 – Venezia

www.aplusa.it

Instagram: aplusagallery


Caption

Beth Collar, Morning Ritual (Decorative), 2021, lithographic crayon on paper, 66 x 46,8 cm – Courtesy l’artista e Galleria A plus A

Beth Collar, Morning Ritual (Rubbish Heap), 2021, lithographic crayon on paper, 70 x 46,4 cm – Courtesy l’artista e Galleria A plus A

Beth Collar, Re-read, 2020, lithographic crayon on paper, 70 x 45,6 cm – Courtesy l’artista e Galleria A plus A

Jesse Darling, Pantomime Horse, 2021, pencil on paper, 35,9 x 48 cm – Courtesy l’artista e Galleria A plus A

Doppel, Installation view – Courtesy Galleria A plus A, ph Clelia Cadamuro

Doppel, Installation view – Courtesy Galleria A plus A, ph Clelia Cadamuro