FOTOGRAFIA, OSSERVAZIONE, in dialogo con Laura Davì

Come dice Susan Sontag in Sulla fotografia: “Fotografare significa appropriarsi delle cose che si fotografa. Significa stabilire con il mondo una relazione particolare che dà una sensazione di conoscenza”.
Questa citazione ci porta a porci certe domande. Cosa cattura – coglie o afferra – la fotografia? Il campo visivo dell’immagine fotografica è un limite o un potenziamento degli elementi su cui vogliamo concentrarci? Come si costruiscono le rappresentazioni fotografiche?
La fotografia è uno strumento che ci permette di scegliere e bloccare una sola parte della realtà realizzando un iper-focus sulla stessa. L’autorə sceglie e blocca per l’osservatore un’immagine e chiede di concentrarsi su alcuni specifici elementi scelti e di fare dei ragionamenti su di essi. Azioni queste diventate meccaniche e distratte perché siamo travolti da un universo fatto da fermi immagini; ma cosa succede quando si vuole comporre la fotografia intendendola linguaggio artistico e di conoscenza – relazione e dialogo tra persone e\o tra un territorio?
Questi alcuni interrogativi posti a Laura Davì, photo editor indipendente e giornalista, direttrice artistica di Insight Foto Festival, alla prima edizione, a Varese, dal 21 al 30 Maggio 2021.


Dove e quando nasce il tuo percorso e il tuo interesse per l’editing e per la fotografia?

Difficile dirlo! Ho ritrovato anni fa una fotografia di me bambina con l’occhio nel mirino di una Voigtländer di mio padre. Avrò avuto cinque anni. La curiosità ad ampio spettro mi arriva proprio da lui, che aveva gli interessi più diversi e lo sguardo sempre attento. In terza media abbiamo allestito a scuola una camera oscura e lì ci ho passato non so quanti pomeriggi. Al liceo, ovvio che si girava con rullini e diapositive e ai tempi dell’università ho poi lavorato come assistente di un fotografo per qualche anno. Per lo più foto industriali e still life: l’attenzione al più piccolo particolare in una composizione aperta o più ristretta e la visione dell’insieme. Le basi dell’editing, insomma! Chissà da dove parte davvero la mia passione per l’immagine; Quello che so per certo è che non ho mai voluto esercitare la professione della fotografa. Ricordo che dicevo già a metà anni Ottanta che non mi pareva il caso di diventare l’ennesima attrice di un mondo saturo. Fa abbastanza ridere pensando a come è il mondo oggi che lo ritenessi già pieno trent’anni fa! Quello che conta è che il mio interesse si è da subito rivolto al guardare i lavori degli altri più che a farne di miei. Poi un po’ per caso grazie a un’amica art director che mi chiamò a lavorare con lei, ho iniziato a lavorare nell’editing editoriale partendo con il progetto di un nuovo mensile, Carnet, che era la somma delle mie passioni: cultura, cinema teatro danza arte fotografia.

Come già detto, viviamo in un periodo di transizione, stiamo passando dal boom delle immagini alla costanza di queste ma con una volontà di capirne la progettualità che sta dietro la loro stessa elaborazione. Cosa significa ideare o scattare nuove immagini in un’epoca in cui creiamo e over-produciamo più immagini di quanto il mondo, digitale e non, possa supportare?

Credo che il significato sia sempre lo stesso: l’espressione di sé. Cambiano i modi, le forme, i processi creativi ma alla fine finiamo sempre lì, a cercare di capire e di capirci. Che sia attraverso una narrazione più ampia o una breve sintesi di particolari, non importa. Che si utilizzi la forma del libro d’artista, del portfolio per il web, della stampa, che si dia al progetto una veste più grafica e artistica o si desideri una narrazione orizzontale, che ci si avvalga di suoni, testi, elementi scultorei o immagini in movimento, si ricorra a pellicole o si proceda off camera, quel che importa è il pensiero precedente. Il progetto. Il pensare il progetto, citando Carlo Sini. È vero, siamo in un periodo di trasformazione ma la vita stessa è trasformazione continua. Dunque non uniamoci al coro dei disfattisti o addirittura dei passatisti e andiamo avanti. Se abbiamo sostanza questa sarà evidente quale che sia la forma che vorremo adottare e che adatteremo alle diverse circostanze. Le bolle di successo evanescenti come quelle di sapone ci sono sempre state, non sono certo frutto solo del digitale.

La fotografia coinvolge vari saperi. È una meta-disciplina che comprende fluidi scambi imago-linguistici-compositivi, comprende sempre nuove visioni, piena di sentimenti, pensieri, struttura. Cosa ci aspetta dal dialogo e dalla compenetrazione tra le sfere dell’immagine, della postproduzione e della composizione? Quali pensi siano le prossime evoluzioni di questa disciplina?

La fotografia procede in compagnia, non è mai stata una pratica isolata. Voglio dire che soprattutto oggi in cui il mondo della comunicazione ha confini confusi è necessario avere fondamenta ampie. L’aiuto della filosofia anche contemporanea – penso a Byung-Chul Han e a Luciano Floridi – delle neuroscienze, della matematica quantistica ma anche ispirazioni che provengono dal cinema e dalle arti visive, dalla poesia, dalla musica, addirittura dal mondo dello sport sono per me fondamentali. Non si può pensare di procedere ignorando, chiudendosi, in arrocco. L’evoluzione è continua e sempre più si va verso una con-fusione di linguaggi e una apertura degli spazi: digitali o fisici non importa.



previous arrow
next arrow
Slider


Pensare oggi le immagini – con la necessità di guardare al presente e ai futuri – significa non solo superare le forme specialistiche del sapere ma riuscire a sintetizzare struttura iconica e concettuale. Che consigli daresti a chi si approccia oggi alla fotografia?

Torno a chiedere profondità di pensiero, spirito critico e apertura mentale che permettono una progettualità libera da costrizioni. L’abbiamo visto in questo ultimo difficile periodo pandemico che ha imposto una serie di chiusure al mondo intero. Vissuto anche come possibilità, nel più etimologico significato di crisis, ci ha anche permesso di spaziare immaginando libertà a cui forse non saremmo arrivati senza questi ostacoli.
Da diversi anni sei impegnata – tra i tanti – con i progetti Chippendale Studio, CLICK! e di tutoring; puoi parlarci di queste realtà? Il tuo approccio ai workshop? Puoi darci qualche anticipazione per il futuro?
L’incontro con Luca Panaro è stato per me l’occasione di strutturare un rapporto dialogico sul tema del contemporaneo e della libertà di pensiero, di azione e di espressione nel mondo della fotografia che cercavo da sempre senza trovare risposte. Con Chippendale Studio si conduce una ricerca ad ampio raggio sui temi del contemporaneo, in cui sono io a rappresentare la tradizione, forse. “L’Art School è un progetto didattico sull’arte contemporanea. Alla base c’è l’idea di incontro, attraverso cui la condivisione del sapere segue una struttura orizzontale e ravvicinata. In questo modo, le varie proposte sono in grado di offrire spunti ad hoc per comprendere il contesto dell’arte contemporanea, al fine di approcciare in modo adeguato gli eventi artistici di oggi, poter scegliere la collocazione per un eventuale percorso personale o soltanto comprendere il ruolo e il valore di un’opera nella società contemporanea”. Accanto all’Art School sono proposti alcuni workshop. I nuovi linguaggi dell’editing è quello che ho ideato e che conduco ormai da anni. Un tentativo di distogliere i fotografi da una serie di auto censure e di limitazioni auto imposte di cui non hanno alcuna percezione, per giungere al suggerimento di un approccio all’editing più contemporaneo e funzionale al singolo progetto. Un percorso breve ma molto attento, che rivolge grande considerazione al singolo partecipante secondo lo spirito Chippendale. Non grandi numeri ma grande cura.
Click! è invece una formalizzazione in costante trasformazione di educazione all’immagine rivolta ai bambini e ai ragazzi, soprattutto adolescenti. Anche questo è un aspetto del mio lavoro che amo moltissimo e a cui mi dedico con passione. L’incontro con gli adolescenti può essere una sfida, a volte, ma sempre apre mondi da scoprire. Ho studiato per anni i progetti educativi anglosassoni, ho partecipato a seminari, letto testi e guardato video in cui il tema è il visual thinking. Ho mescolato tutto con l’esperienza del progetto educativo di Reggio Children che ho conosciuto direttamente grazie a mia figlia quando vivevo a Reggio Emilia e ne ho partorito un progetto educativo che conduco da anni in scuole pubbliche, private, in scuole di fotografia e privatamente. Con grandissime soddisfazioni. Alcuni di questi ex adolescenti ora sono giovani autori che iniziano ad affermarsi nel mondo della fotografia. Sono soddisfazioni.
Così come è motivo di grande orgoglio per me vedere i riconoscimenti che ottengono gli autori che si rivolgono a me come tutor, editor, guida, non so mai come definire questi rapporti umani che si creano e che sboccano quasi sempre in profonde relazioni umane. Penso ai due ultimi vincitori del Premio Canon Giovani Fotografi, Federico Vespignani e Davide Bertuccio. Entrambi miei “pupilli”. Penso alla super talentuosa Diana del Franco ora in mostra a Insight Foto Festival. Ma anche ad Alessio Coser che porta avanti la sua ricerca fotogiornalistica con grande rigore e accanto alla sua professione principale. Gli obiettivi sono forse diversi ma non cambia la mia disposizione nei loro confronti: chiedo fiducia e sono molto esigente. In cambio do tutto quello che ho. Sempre.

In che altri progetti sei impegnata al momento?

Ho lavorato negli ultimi mesi alla direzione artistica della prima edizione di Insight Foto Festival che mi è stata affidata da Daniela Domestici, ideatrice e fondatrice e direttrice insieme a Chiara Del Sordo. Questa direzione ha permesso di esprimere una visione sul tema dell’Identità, chiamando a esporre in diverse sedi della città di Varese 11 fotografi, l’archivio dei dummy di Chippendale Studio in una installazione multimediale e il video Zapping the Archive del collettivo Phroom. Ci si è poi aperti ai giovani con un progetto di educazione all’immagine curato da Rosy Sinicropi e una call ai cittadini sulla quale ha lavorato il collettivo Voce restituendo un’opera partecipata. L’idea è stata quella di creare una rete di connessioni con realtà di alta levatura nel mondo della fotografia contemporanea italiana, e di offrire una possibilità a progetti fotografici recenti, inediti e di alto valore che faticano a trovare spazio nel mondo forse un po’ troppo ripiegato su se stesso della fotografia in Italia. Inaugurato il 21 maggio, aprirà le sue sedi ancora da venerdì 28 a domenica 30 maggio a Varese con le esposizioni ma anche talk, visite alle mostre e performance per la città. Choisi Art Philein cura i bookshop con una selezione accurata di pubblicazioni. In mostra a Villa Mirabello Giacomo Infantino con una personale dalla forte suggestione immersiva, in Sala Veratti ci sono Monica Cattani, Giovanni Mantovani e Marta Viola, in Sala Nicolini dialogano Diana del Franco e Antonio Miucci e negli spazi di VareseVive la collettiva con Federica Cocciro, Luca Marianaccio, Camilla Miliani, Jessica Raimondi e Ilaria Sponda. A Chippendale Studio è in corso e visitabile fino al 20 giugno Esplosioni, conclusione del progetto dell’Art School 2020-2021 con Gianluca Micheletti, Alessandro Modonutto, Jessica Raimondi e Angelica Ruggiero. L’allestimento della mostra comprende circa un centinaio di opere stampate in piccolo formato, come fossero i frammenti di una deflagrazione. Il visitatore è invitato a interagire direttamente con le immagini attraverso un processo molto simile al gioco. L’11 giugno a Fano inaugura, invece, Centrale Festival per cui ho curato S-place una collettiva con opere fotografiche, video e installative di Maria Babikova, Sara Danieli, Massimiliano Rossetto, Simona Saggion e Serena Vittorini. Tutti rigorosamente under 30. E ancora a giugno uscirà una pubblicazione degli scritti di Ando Gilardi a cura di Elena e Patrizia Piccini della Fototeca Gilardi con un mio contributo testuale. Nel frattempo continuano i workshop, i tutoring e gli incontri di educazione all’immagine per i ragazzi che conduco ora in modo indipendente, slegata dalle scuole di fotografia. Insomma, non mi annoio!

A cura di Manuela Piccolo

www.insightfotofest.it

Instagram: fotodellalaura

Instagram: insight_foto_festival


Caption

Laura Davì presso Chippendale Studio – Courtesy Laura Davì

Laura Davì a Insight Foto Festival – Courtesy Insight Foto Festival, ph Davide Bertuccio

Insight Foto Festival – Locandina prima edizione – Courtesy Insight Foto Festival