Daily Studio Special – Barbara De Vivi | Federica Fiumelli

Sei artisti – Giulio Zanet (Torino, 1984), Thomas Scalco (Vicenza, 1987), Adi Haxhiaj (Tirana, 1989), Mattia Barbieri (Brescia, 1985), Alan Stefanato (Trieste, 1992) e Barbara De Vivi (Venezia, 1992), – hanno dialogato con sei curatori – Andrea Lacarpia, Leda Lunghi, Elena Solito, Federica Mutti, Anna Casartelli e Federica Fiumelli – per dare forma a Daily Studio Special.

Il progetto è sviluppato in collaborazione con Superstudiolo Arte Contemporanea. Con la direzione artistica di Alberto Ceresoli e Carmela Cosco, Superstudiolo nasce sul territorio di Bergamo come riflesso di esperienze curatoriali maturate negli anni. Un contenitore per la ricerca artistica contemporanea che, abbracciando un modello che intende coniugare pratiche di ricerca attivate da project space e non profit con pratiche espositive e di collezione da galleria d’arte, lavora con un’attenzione e uno sguardo rivolto alla pittura contemporanea.

Segue testo di Federica Fiumelli

La pittura di Barbara De Vivi sogna la storia dell’arte mediandola con la sensibilità contemporanea. La De Vivi si nutre di riferimenti classici sia artistici sia letterari, e per un fenomeno che potremmo definire di condensazione, essi vengono filtrati e riadattati secondo stilemi attuali.
Secondo Sigmund Freud la condensazione è uno dei meccanismi grazie al quale una rappresentazione, immagine o parola, incorpora, ingloba e fonda in sé una molteplicità di immagini e di parole.

“Una rappresentazione può cedere tutto l’ammontare del proprio investimento a un’altra rappresentazione, attraverso il processo di spostamento;oppure può appropriarsi di tutto l’investimento di parecchie rappresentazioni, attraverso il processo di condensazione” (Sigmund Freud)

Immaginari di moda, social media, esperienze personali si intrecciano, si condensano attraverso stratificazioni di pittura a olio assieme all’iconografia di miti o santi. La materia pittorica annulla l’asse temporale, lo assolve e lo detronizza – lo perdona e lo cancella.
In questo archivio pittorico personale la De Vivi interroga il presente grazie a un uso consapevole della storia; i colori lividi e fluorescenti ci seducono (conducono) in una narrazione oscura, non priva di ambiguità
.

La pittura della De Vivi è sospesa in una rarefazione primitiva (näif) ricca di citazioni rielaborate, dal Realismo magico al Romanticismo; in dipinti come Trauerspiel non è difficile imbattersi nelle scene di un sogno dove una Libertà che guida il popolo dalle sfumature vinaccia si staglia tra una folla di corpi sospesi in un tempo centrifugato, vitreo, tra dolori e battaglie manieriste che ricordano anche Renato Guttuso per i fasti e il cromatismo.

La pittura della De Vivi è sospesa tra un manierismo acid e un simbolismo surrealista, non è difficile scorgere dal prisma del nostro bicchiere da cocktail, appena salato sul bordo, le eccentricità di artisti come Pontormo, Rosso Fiorentino (vedi i cromatismi), Paolo Uccello, Johann Heinrich Füssli per le coreografie di corpi e i deliri.

In Virago la De Vivi si concentra su un solo soggetto, femminile, un manifesto impuro, possibile icona di una battaglia contemporanea come il body-shaming. Mostro è chi mostra di sé non fa. L’origine del mondo ci mette la faccia, al tempo dei social, il sesso della donna esibisce una depilazione rada alla stregua di guanti rosa acceso che introducono a un improbabile set fotografico di moda di uno Steven Meisel allucinato. Una Venere che rinasce dalle proprie pose, sinceramente perturbanti, le citazioni si confondono in un cocktail che va dal verismo di Courbet, al cinema di Bertolucci, all’iperbolia di Cindy Sherman, alla plasticità formale di Otto Dix, alla peccaminosità delle maye di Goya fino alle protuberanze livide di Jenny Saville.

È il trionfo di un erotismo kitsch – nelle finestre di condensa pittorica della De Vivi ci troviamo di fronte a gironi danteschi e deliri carrolliani (vedi anche i dipinti Paesaggio con martirio e Demone meridiano), dove personaggi illustri (e non) del nostro immaginario ci accompagnano in un viaggio che comincia dalla dimensione fisica del quadro verso l’altrove. Un altrove immaginifico, teatrale, magno, la pittura della De Vivi è piena, corposa, lussuriosa, nel suo manifestarsi. Un pittura orchestrata da un profondo studio e moltissimo disegno accompagnato dal collage. La figurazione è all’origine della creazione. Tra le numerose pennellate, nelle tele di grandi dimensioni, si celano narrazioni che dall’universale al personale si fanno possibili scenari atemporali.

Per citare Maurice Merleau-Ponty ne il celebro saggio L’occhio e lo spirito – “La pittura anche quando sembra destinata ad altri scopi, non celebra mai altro enigma che quello della visibilità” e ancora: “Il pittore, chiunque egli sia, mentre dipinge, pratica una teoria magica della visione”.

La pittura della De Vivi è magica, rituale, simbolica – e come ne Il flauto magico di Mozart, antichi immaginari, e plurimi riferimenti ci portano ad interrogare un presente sempre più complesso e talvolta apocalittico. E allora occorre sognare la storia dell’arte per potersi svegliare.



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Federica Fiumelli è nata a Firenze nel 1990 e lavora come curatrice indipendente, giornalista e social media manager. Laureata al DAMS di Bologna in Arti Visive con una tesi sul rapporto e i paradossi che intercorrono tra fotografia e moda, da Cecil Beaton a Cindy Sherman, si specializza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel biennio in didattica dell’arte, comunicazione e mediazione culturale del patrimonio artistico con un tesi sul percorso storico-critico di Francesca Alinovi, una critica postmoderna. Dal 2016 è curatrice indipendente e fondatrice del progetto ArtOff presso l’associazione culturale Officina 15 in provincia di Bologna, con l’obiettivo di portare la ricerca artistica al di fuori dei centri metropolitani. Dal 2012 inizia a collaborare con spazi espositivi svolgendo varie attività: dall’allestimento delle mostre, alla redazione di testi critici o comunicati stampa, a laboratori didattici per bambini, e social media manager. Collabora dal 2011 con varie testate: Vogue online, The Artship, Frattura Scomposta, Wall Street International Magazine, Juliet Art Magazine, Forme Uniche. Attualmente ha un programma radio dove si approfondiscono settimanalmente temi inerenti all’arte contemporanea e alla musica.

Barbara De Vivi è nata a Venezia nel 1992. Nel 2018 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Vive e lavora a Venezia. Fulcro della sua ricerca è il riproporsi di tematiche e iconografie nella storia dell’arte, il loro sviluppo e trasformazione, l’intreccio di tradizioni e varianti che connette l’antico al contemporaneo. L’artista trova i suoi riferimenti in dipinti e racconti relativi alla mitologia, alle vite dei santi e in fotografie contemporanee, spesso legate al proprio vissuto. Attraverso il disegno si appropria di queste immagini compilando un archivio personale da cui emergono analogie inaspettate tra temi distanti che De Vivi rende visibili attraverso la pittura. La tecnica ad olio su grande formato le permette di operare in modo impulsivo e modificare le figure per tutta la durata del lavoro stratificando più scene e assecondando ciò che l’immagine suggerisce. Sulla tela, così come nella sua memoria, alcuni racconti si sovrappongono, altri vengono annebbiati, di altri ancora resta solo un dettaglio. L’immagine opera un lieve scarto dal progetto iniziale delineando un racconto nuovo, familiare e al tempo stesso indecifrabile.

Tra i progetti di mostra personali, collettive, partecipazioni a fiere e progetti e residenze: Immaginifico, Spazio Siracusa, Agrigento, curated by Francesco Siracusa (2019); La Scintilla Latente, Ca’ dei Ricchi, Treviso, curated by Carlo Sala (2019); Altipiani, Barbara De Vivi|Karin Welponer, Bolzano, curated by Roberto Farneti and Stefano Riba (2019); Margine, studio Margine, Pordenone, curated by Raffaele Santillo and Daniele Capra (2019); Finalist at Premio Francesco Fabbri, Villa Brandolini, Pieve di Soligo curated by Carlo Sala(2019); Il Disegno Politico Italiano, A Plus A Gallery, Venezia, curated by Aurora Fonda (2018); Selvatico 13 Fantasia|Fantasma, Palazzo Pezzi, Cotignola; curated by Massimiliano Fabbri (2018); Arte Fiera, Galleria Marcolini, Bologna, curated by Roberto Farneti (2018); Art Verona, Galleria Marcolini, Verona, curated by Roberto Farneti (2018); vviso di garanzia, Fuori Uso project, ex Tribunale, Pescara; curated by Giacinto di Pierantonio and Simone Ciglia (2018); Art residency at Dolomiti Contemporanee, Borca di Cadore (BL), project curated by Gianluca D’Incà Levis (2018); Finalist at Arteam Cup, Fondazione Dino Zoli, Forlì; curated by Livia Savrelli and Matteo Galbiati (2018); First prize at Combat Art Prize, painting’s section, Museo Fattori, Livorno; curated by Paolo Batoni (2017); Art residency Opera 2017, Fondazione Bevilacqua La Masa, Venice (2017); Paintings and performances for Utter/The violent necessity for the embodied presence of hope by JASA, Slovenian Pavillon, Biennale of Venice; curated by Michele Drascek and Aurora Fonda (2015).

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Barbara De Vivi, Studio, 2020 – Courtesy l’artista