Citylab 971 e SPAZIOMENSA: la rivincita dell’abbandono

Vuoto, abbandono e silenzio possono svanire in uno spazio?

Citylab 971 è un progetto che opera in spazi attivi dediti alla diffusione culturale e nasce come punto di riferimento per il pubblico di Roma, e dintorni, tramite l’organizzazione di eventi e realtà che raggiungono anche l’estero. Il progetto ha lo scopo di diffondere l’idea di concedere una seconda possibilità ai luoghi inutilizzati. Si tratta di un tentativo di dare avvio a un programma di rigenerazione urbana e, soprattutto, di educazione al riuso tramite la creatività.

La struttura di Citylab 971 ospitava, nei primi anni Sessanta, l’istituto Farmaceutico italiano, successivamente divenne fabbrica dell’Autovox e nei primi anni Ottanta agiva un centro di riciclaggio della carta associato a un museo della carta, della stampa e dell’informazione. L’area ha tuttora un’estensione di 22.000 mq tra spazi interni ed esterni, un vero patrimonio storico-culturale che conservava importanti macchinari di epoca medievale e una vasta collezione di macchine da scrivere di Gutemberg.
A partire dai primi anni 2000 l’area è stata acquisita dallo Stato e dal 2010 risultava chiusa definitivamente.
La struttura ha cambiato volto nei vari anni e nonostante la diversificazione del contenuto ha sempre avuto l’occasione di ospitare e accogliere persone: il concetto di inclusività è rimasto costante nelle mura della struttura.

Grazie al progetto Citylab 971 l’intero spazio è rinato a nuova vita. La sua architettura si è prestata alle continue modifiche e tra i vari progetti proposti al suo interno è nato SPAZIOMENSA: uno luogo di 400 mq, un laboratorio di rigenerazione urbana e un artist run space creato da Sebastiano Bottaro, ideatore di ELEMENTS 2020, progetto di residenze vincitore del bando Estate Romana 2020-2021-2022. In quest’occasione sono stati coinvolti vari artisti fra i quali Dario Carratta, Marco Eusepi, Alessandro Giannì e Andrea Polichetti, il filosofo Giuseppe Armogida e la curatrice Gaia Bobò.

L’idea di SPAZIOMENSA nasce dalla volontà di sfruttare ciò che è andato perso per dare una nuova speranza a ciò che esiste nel presente e al pubblico che attende la novità. Lo spazio, sorto come mensa degli operai, porta con sé il medesimo obiettivo: accogliere, stare insieme, creare collettività, soprattutto appagare la fame di novità e cultura. Il luogo nasce dal bisogno di creare gruppo, sottolineando la grande necessità di produrre una spaccatura che porti all’innovazione e getti altrove l’obsoleto.



fu Gli Impresari, Il Lanternista. “Porta Portese”, a cura di Gaia Bobò. Installation view at SPAZIOMENSA. Crediti fotografici Giorgio Benni.3.JPG
fu 10. “Porta Portese”, a cura di Gaia Bobò. Installation view at SPAZIOMENSA. Crediti fotografici Giorgio Benni
fu 7. “Porta Portese”, a cura di Gaia Bobò. Installation view at SPAZIOMENSA. Crediti fotografici Giorgio Benni
fu 2. “Porta Portese”, a cura di Gaia Bobò. Installation view at SPAZIOMENSA. Crediti fotografici Giorgio Benni
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Sperimentazione è la parola che sintetizza l’obiettivo dello spazio ma anche il termine unione è fondamentale, in quanto luogo di accoglienza, dove al suo interno vi sono singole persone che lavorano e progettano. Da spazio buio, inutilizzato, è convertito in un luogo che non può far a meno di mani, voci e occhi che collaborano e agiscono insieme mettendosi in relazione con diverse realtà della città romana. La fluidità rappresenta al meglio l’attitudine dello spazio e il mutare di ogni singola dinamica, facendo sì che si creino differenti tempistiche interne, adatte a ogni forma d’arte. Importante è creare un andamento sinuoso con lo scopo di ospitare nuove forme artistiche e diversi tipi di linguaggi, così da sviluppare una programmazione che soddisfi molteplici istituzioni relazionate alla capitale italiana.

In merito alla progettualità e all’organizzazione interna: i progetti avranno modo di essere ospitati in aree differenti dello spazio, in base a concetti e tematiche scelte. Notevole è la disponibilità dell’area, in termini di spazio, per cui, gli ideatori stanno riflettendo sull’utilizzo di ulteriore spazio per la realizzazione di studi di artista condivisi in modo da accogliere ancor di più una produzione artistica in crescita.

Lo spazio assorbe tutto ciò che lo circonda, preleva elementi, tempi e luoghi. Lo spazio si ciba dei fatti attuali in modo da poter essere costantemente in sintonia con la città e divenire un modo per dialogare con essa. Se l’arte è tutto ciò che ci circonda, siamo ininterrottamente esposti ai cambiamenti attuali e occorre riflettere di continuo sull’innovazione e come quest’ultima si adatta ai tempi del vivere comune. Se oggi siamo completamente immersi nella tecnologia e ci stiamo fondendo totalmente con essa, ugualmente è complesso “starle dietro”. In un universo dettato dalla velocità e dal continuo inseguire i cambiamenti della società e le nuove mode, lo spazio si predispone aperto a questa sorta di marea, che muovendosi senza tregua, e trovando complessa la sua sosta, porta SPAZIOMENSA a inserirsi con forza nel flusso e fluire insieme a essa.

Lo spazio sarà condotto verso questa direzione, esplorando di volta in volta nuovi modi attraverso cui esprimersi.
SPAZIOMENSA è collettività e consapevolezza della differenza; l’unione di più varietà conduce verso l’autenticità.
SPAZIOMENSA vuole offrire un pasto che soddisfi un pubblico affamato di scoprire il presente, in una città principalmente legata al passato, offrendo così uno sguardo attento sul contemporaneo.
Uno spazio vuoto e abbandonato non deve essere lasciato morire lentamente ma deve avere la sua rivincita acquisendo un nuovo volto.

Gaia Liscia


Instagram: spaziomensa


Caption

“Porta Portese”, a cura di Gaia Bobò – Installation view at SPAZIOMENSA, Roma – Courtesy SPAZIOMENSA, ph Giorgio Benni