BRACE BRACE, un luogo di ricerca e molto più

Aperto nel 2019 come studio d’artista, BRACE BRACE emerge dall’unione di tre individualità con percorsi differenti tra loro. Francesca Finotti e Cecilia Mentasti sono artiste visive, laureate all’Accademia di Brera, Milano. Francesco Paleari è un designer della comunicazione e fotografo che si è formato tra il Politecnico di Milano e lo IUAV di Venezia, dove attualmente insegna. Essendosi incontrati casualmente a Palermo durante una residenza per artisti, i ragazzi definiscono la loro unione come una “forma particolare di collaborazione”. A distanza di due anni dall’inizio del progetto, BRACE BRACE si è evoluto in un artist-run space con un coerente programma di mostre ed eventi che, proprio sulla base delle sfere d’interesse e professionalità diversi dei suoi fondatori, porta un pubblico eterogeneo a incontrarsi regolarmente nel quartiere di NoLo, Milano.

Nello scegliere e sviluppare la propria proposta culturale, BRACE BRACE è un fuoco senza fiamma che, insospettabile, arriva a bruciare i rami inizialmente più alti e lontani. In tal senso, BRACE BRACE lavora con questioni che incuriosiscono i suoi fondatori e che spesso si riflettono nella ricerca degli artisti ospitati. Finotti, Mentasti e Paleari costruiscono attorno a questi interessi una struttura complessa che permette l’innescarsi di processi conoscitivi, nonché l’illuminarsi vicendevole di teoria e pratica artistica.

Ho incontrato BRACE BRACE durante l’ultima serata della mostra personale dedicata a Ginevra Dolcemare, CASA DEL TEMPO (27 Aprile – 5 Maggio 2021). A detta loro, questo è uno dei progetti più ambiziosi che hanno sviluppato e realizzato finora. La serie di azioni proposte da Dolcemare, artista emergente attiva tra Milano e Venezia, è stata accompagnata infatti da una rassegna sulla performance. Capendo la potenzialità di questo formato, BRACE BRACE impara e si trasforma conquistando così un altro piccolo frammento che definisce l’identità del progetto stesso. Si tratta di una serie di podcast, accessibile a tutti su Spotify, dove collezionisti, critici e artisti sono coinvolti in un dialogo su aspetti connessi alla conservazione e acquisizione della performance.



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Alla base di BRACE BRACE c’è, inoltre, la volontà di instaurare un’abitudine all’aiuto reciproco tra artisti e altri professionisti del settore che porti a coesistenze e risvolti inaspettati. Non è un caso se il nome del progetto evoca anche l’allarme lanciato da un pilota di aereo ai suoi passeggeri, in vista di un atterraggio di fortuna. BRACE BRACE è una preparazione collettiva rispetto a ciò che avverrà, senza però poterlo (e volerlo) controllare del tutto. Mettendo a disposizione le loro conoscenze tecniche e avvalendosi della collaborazione di altri giovani professionisti, BRACE BRACE si occupa di molti degli aspetti legati alla produzione e diffusione di nuove opere di artisti emergenti. In un’intervista condotta ai fondatori dello spazio, Paleari mi racconta delle difficoltà tecniche relative alla realizzazione di un nuovo corpo di opere prodotte per la prima personale di Jacopo Rinaldi a BRACE BRACE (10-25 Settembre 2020). Si tratta di Untitled 2020, una trasposizione di alcune fotografie scattate da Gaetano Bresci su sottili filamenti di carta adesiva specchiante, applicata successivamente a parete. Il coinvolgimento attivo di BRACE BRACE nella fase di produzione e allestimento del lavoro di Rinaldi rende chiara la ragione per cui il progetto possa essere definito “uno spazio [fondato] da artisti per artisti”.

L’elemento collaborativo è fondamentale per l’esistenza quotidiana di BRACE BRACE. Simone Salvatore Melis è, di mostra in mostra, l’ideatore della direzione grafica che poi si declina nei vari touchpoint, dal cartaceo al digitale. L’artista Flavia Albu li assiste nella parte curatoriale mentre Elisa di Nofa gestisce la loro strategia di comunicazione, permettendo così che il tono di voce di BRACE BRACE arrivi al pubblico e le loro mostre trovino una trasposizione anche nel virtuale. Queste collaborazioni si estendono poi alla varietà di poster e piccole pubblicazioni indipendenti che vengono prodotte in accompagnamento alle mostre. BRACE BRACE è quindi il baricentro di un progetto che muta e si rinvigorisce grazie alle sue molte e differenziate diramazioni. Nel mio tentativo di estrapolare da loro alcuni modelli di riferimento presenti nella iniziale concezione di BRACE BRACE, ho riscontrato un totale rifiuto verso il definirsi per presunte affiliazioni e corrispondenze. BRACE BRACE è uno spazio? Anche. È un collettivo? Non proprio. È un programma espositivo? Forse. A giudicare dalle numerose interazioni attivate in questi due anni di attività, BRACE BRACE sembra restare aperto a varie possibilità ragionando piuttosto per sottrazione ed esclusione rispetto a ciò che il progetto non vuole diventare. Questo approccio garantisce dunque un continuo dialogo tra due o più linguaggi visuali -siano essi la fotografia, il design o le arti visive-condotto in un generoso gesto di tensione verso il proprio pubblico, i propri collaboratori e il luogo stesso che li ospita.

Giulia Menegale

BRACE BRACE – Via Termopili, 36 – Milano

www.bracebrace.space

Instagram: bracebrace.space


Caption

Jacopo Rinaldi, Iio sono un disgraziato il mio destino è di morir in prigione strangolato, BRACE BRACE, 2020 – Courtesy BRACE BRACE, ph Francesco Paleari

Jacopo Rinaldi, Iio sono un disgraziato il mio destino è di morir in prigione strangolato, BRACE BRACE, 2020 – Courtesy BRACE BRACE, ph Francesco Paleari

Ginevra Dolcemare, Casa del tempo, BRACE BRACE, 2021 – Courtesy BRACE BRACE, ph Francesco Paleari

Ginevra Dolcemare, Casa del tempo, BRACE BRACE, 2021 – Courtesy BRACE BRACE, ph Francesco Paleari