Memoria di luoghi che non sono o non sono più. Il libro fotografico di Amelia Dely, Tanguy Bombonera e Libri finti Clandestini

“[…] L’azione del virtuale, dove lo spettro evocato non va inteso affatto come entità soprannaturale, ma come ciò che agisce senza essere (fisicamente) esistente”.

In Spettri della mia vita, Mark Fisher così riprende criticamente il concetto di hauntologia postulato da Derrida, secondo cui ciò che non esiste o non esiste più, ma è latente, può apparire su un piano della realtà sensibile.
Davanti a qualcosa di simile ci si trova sfogliando le pagine di Hapazard glimpses of light and Hushed sights – Fortuiti scorci di luce e Vedute taciturne.
Il progetto fotografico/editoriale sperimentale è stato realizzato da Amelia Dely (Elisa Mapelli), fotografa e grafica italiana che fa della distorsione visiva della realtà un focus di ricerca, Tanguy Bombonera, fotografo italo-argentino che predilige macchine fotografiche analogiche, in collaborazione con Libri Finti Clandestini, attività multidisciplinare impegnata nella produzione di progetti editoriali non convenzionali.
La tecnica della doppia esposizione, utilizzata come pratica duale dai fotografi, restituisce una mappatura di luoghi congiunti, imprevisti e improbabili, che affiorano concretamente in superficie da zone remote. La stratificazione degli scatti, avvenuta grazie a una staffetta di consegne di rullini scattati e riavvolti, derealizza lo spazio, altera la morfologia dei luoghi rovesciando sul piano visibile ciò che prima non c’era. Ciò che non era presente, se non nella memoria esperita nei luoghi attraversati, crea una narrazione a metà tra sperimentazione e atto mnemonico. In questa contrazione tra spazio e tempo convivono lembi fisici di Lombardia, Liguria, Piemonte e Puglia, le cui architetture vengono ibridate in composizioni impossibili, generando un’urbanistica inedita prossima più alla dimensione del ricordo dei luoghi che a uno sguardo fedele degli stessi. Per questo, qualsiasi riferimento topografico si dissolve insieme con l’evanescenza stessa delle immagini, lasciando il vantaggio a elementi che appaiono dal fondo dell’immagine, in un’azione fenomenica similare a quella di fantasmi provenienti dalla memoria dei luoghi.
“Come la memoria stessa, il lavoro di Dely e Bombonera ritorna allo stato in cui la memoria è fluida, sempre mutevole e generativa” spiega James Bradburne, che ha curato l’introduzione critica del volume, evidenziando la potenza immaginifica scaturita da questa pratica condivisa dai due fotografi: “un bastone da rabdomante per l’esperienza onirica”.



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Ed è proprio dal serbatoio della memoria, instabile e transitoria, che affiorano scenari irraggiungibili, per cui scorci di finestre appaiono su una superficie di ghiaia, o prospetti e facciate di edifici in cemento di una qualsivoglia periferia si affiancano a figure lontane in un giardino al bordo dell’immagine.
In questa operazione, che del gesto duplicato fa l’operazione generativa, non trova spazio la post produzione digitale ma la sequenza degli scatti analogici realizzati con una Contax 159 e una View Master personal Stereo Camera a due obiettivi.
Verosimile e irraggiungibile, eppure formalizzato concretamente, analogo a una realtà introiettata dallo sguardo duplice, questo linguaggio di corrispondenze muove tra realtà fisica e rovesciata. Dualistica appare anche la formalizzazione del volume, assemblato insieme con Libri Finti Clandestini, diviso in due sezioni, secondo le tonalità cromatiche prevalenti azzurro, ocra e viola. Le tre uniche copie realizzate del progetto conducono lo sguardo sull’indefinito e l’incompiuto, svelabile tra carte traslucide, aperture tridimensionali e pop up all’interno dei fascicoli che consentono di scivolare matericamente in questa dimensione di sovrapposizioni e di entrare nel mirino, diventando parte integrante dello sguardo.
Un’azione che da duale diventa così molteplice, dove non esiste tempo ma slittamento, anacronismo, che il tempo se lo prende per sfaldarlo unendo paradossi in un gioco di specchi tra immagini che sprofondano, le une dentro le altre. Come precipitando in un futuro perduto dove appaiono possibilità che non sono state vissute, dall’urbanistica muovono le percezioni di chi la vive, la abita o la osserva, ricostruendo una storia data dalla percezione soggettiva del paesaggio, raccontata attraverso l’esperienza dell’attraversamento dei luoghi ritratti, come spiega Francesco Careri nel suo Camminare come pratica estetica.
“Il camminare, pur non essendo la costruzione fisica di uno spazio, implica una trasformazione del luogo e dei suoi significati. La sola presenza fisica dell’uomo in uno spazio (…) e il variare delle percezioni che ne riceve attraversandolo, è una forma di trasformazione del paesaggio, che, seppure non lasci segni tangibili, modifica culturalmente il significato dello spazio e quindi lo spazio in sé, trasformandolo in luogo”.

Lara Gigante


Amelia Dely e Tanguy Bombonera, Hapazard glimpses of light and Hushed sights – Fortuiti scorci di luce e Vedute taciturne, Libri Finti Clandestini, 2021.

www.librifinticlandestini.com

Instagram: ameliadely

Instagram: tanguybombonera


Caption

Hapazard glimpses of light and Hushed sights – Courtesy e ph Amelia Dely+Tanguy Bombonera