Il confine metafisico della tazza blu

Yellow, spazio italiano dedicato alla ricerca del linguaggio pittorico contemporaneo, apre le porte alla collettiva Sotto la tazza blu, visitabile, a Varese, fino al 24 marzo. Curata da Giulia Gelmini, la mostra presenta lavori di Alessandro Fogo, Giulio Frigo, Giuliana Rosso, Marco Ceroni, Diego Gualandris e Valerio Nicolai. Un percorso attraverso l’onirico, dove cultura contemporanea e sapere arcaico convivono in atmosfere dissonanti.

Le opere si articolano attraverso il racconto di mondi magici nei quali la realtà tangibile, così come siamo abituati a conoscerla, perde consistenza e si plasma in nuove forme sotto i nostri occhi. Nulla è davvero come sembra, i paradigmi che diamo per certi sono capovolti. Il limbo in cui ci troviamo è labile e mutevole. Nei lavori esposti, alcuni dei topoi della figurazione diventano protagonisti: il rapporto uomo-cosmo, l’ancestrale simbiosi con la natura, il ribaltamento dei ruoli sociali, la reminiscenza e l’inconscio. Il titolo, tratto dal saggio di Rosalind Krauss, rievoca le atmosfere narrate dalla critica, la quale, a seguito di un aneurisma, perde temporaneamente la memoria e riacquista l’autenticità di uno sguardo vergine verso un mondo che non conosce più.

Sotto la tazza blu è un viaggio onirico nel quale entriamo varcando la soglia con le opere di Marco Ceroni, mimiamo anche noi il passaggio iniziatico dell’immagine fotografica dell’autore e attraversiamo l’ingresso di questo luogo della memoria e del sogno. A illuminare il limite tra le due sfere temporali è un sottile filo di luce sorretto da plinti animali, residui di una natura primitiva e presente; siamo al limite di un territorio fatato e ferino nel quale è bene procedere con ponderazione. Accanto all’entrata appaiono gli occhi vigili di un custode che ci scruta e rimane al cospetto di questa meta-realtà: si tratta di Raiders, opera plastica sulla quale l’artista agisce in modo pittorico nella stratificazione e sottrazione dei materiali di un oggetto di uso comune rimaneggiato e intagliato in modo scultoreo, decontestualizzato dal suo ambiente e appeso come un monito nello spazio espositivo. Le opere di Giuliana Rosso raccontano di luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, i supporti dei lavori ricordano i tendoni del circo e le bandierine fluttuanti, i colori di un parco dei divertimenti, o fiera di paese, che sembrerebbero preannunciare un contesto ricreativo ma il gioco diventa improvvisamente reale, mostra tutta la sua pericolosità nelle ferite dei bambini che guidano all’interno dell’autoscontro e nella figura di Pet Therapy seduta a consumare un pasto, interrotto da un animale onnivoro che disturba un momento domestico e viola l’intimità del soggetto. Il trucco è sbavato, gli abiti da spettacolo che indossa sono in antitesi rispetto al luogo in cui si consuma la scena, specchio di inquietudine e isolamento; è una pittura del colore: dalla violenza dei toni acidi alle combinazioni pastello che suggeriscono un’aurea di sospensione.



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Le opere di Giulio Frigo, dall’atmosfera romantica e leopardiana, si interrogano sull’altrove, pongono l’uomo nella sua condizione di animale naturale, incuriosito dal cosmo, rapito dall’osservazione della natura. Nonostante l’evoluzione biologica e quella sociale abbiano consumato millenni di storia, il suo ruolo resta quello dello spettatore affascinato dalle cose immateriali del mondo, come in Planetarium (Oranti): in un teatro deserto, un individuo in abiti eleganti volge lo sguardo verso una luna incombente e maestosa; è ignaro di essere a sua volta osservato da un essere dall’aspetto arcaico e inumano, in una reciprocità di sguardi interrogativi si consuma il tempo del passato, del presente e del futuro. Anche il volto della civetta, che ci osserva in Notturno luminoso, è arcaizzante, ieratico; scruta accovacciata su un ramo rigoglioso, dalle foglie predisposte come tessere di una superficie musiva. Si tratta di un habitat allegorico che genera figure antropomorfe, personaggi mitologici che vivono in una dimensione silente. Altrettanto leggendarie appaiono le atmosfere delle opere di Diego Gualandris. In Giacimento di glucosio, un sottobosco magico dà vita a una comunità di conformazioni evanescenti, dai tratti fiabeschi. Il profilo femminile di una ninfa si scorge attraverso uno strato pittorico che si sfalda e si ricompone attraverso una linea sinuosa e morbida. Siamo in uno spazio incantato in cui il colore si fa cangiante come gli oggetti, irrealistici e mutevoli. Da questo mondo sembra essere arrivato un ricordo, installazione scultorea di Valerio Nicolai, che si materializza sotto forma di un volatile immobile, incapace di lasciare il suo ecosistema per abitare quello del fruitore. È qui che si consuma la fusione tra inconscio e reale, con questo reperto capitato per caso nel presente. Il viaggio si conclude con il dipinto dal carattere trasognato di Alessandro Fogo, A Eden’s gate, un angelo-demone statuario, in primo piano, manipola una sfera dai toni aspri, elemento cromatico ricorrente nel percorso espositivo, così come gli occhi osservanti che si rivelano qui e là nelle opere. Anche in questo caso, l’uso del colore è metaforico, la stesura piatta e priva di contrasti chiaroscurali, tanto da non distinguere il piano degli oggetti da quello dello sfondo. Un serpente lascia lo spazio pittorico e un ombrello completa la visione di questo scenario metempirico. I temi, le scelte cromatiche e le composizioni dei lavori in mostra rievocano alcuni aspetti della pittura simbolista e metafisica, le sospensioni temporali e le alterazioni delle figure hanno un sapore epico e diventano stranianti per chi guarda proiettandolo lontano, dove il pensiero è libero dalla consueta esperienza del reale.

Francesca D’Aria


Alessandro Fogo, Giulio Frigo, Giuliana Rosso, Marco Ceroni, Diego Gualandris e Valerio Nicolai

SOTTO LA TAZZA BLU

A cura di Giulia Gelmini

24 febbraio 2019 – 24 marzo 2019

Yellow – Via S. Pedrino, 4 – Varese

www.yellowyellow.org

Instagram: yellow_contemporarypainting


Caption

Sotto la tazza blu – Veduta della mostra – Yellow, 2019 – Courtesy Yellow, ph Luca Scarabelli



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