Venezia Whatever it takes: nuove dinamiche relazionali negli spazio di A plus A Gallery

Whatever it takes è un titolo d’altri tempi, potente, un gesto a cui possiamo perdonare l’utilizzo della lingua inglese, ben comprendendo le motivazioni della scelta. La mente osa, arriva fino al Vogliamo tutto di Nanni Balestrini, eccitata da una progetto che nasce dallo studio e dal confronto con le teorie di differenti economisti, che evidenzia un principio di reciprocità che struttura i legami di una società creando reti di relazioni.

L’evento, ideato dalla School for Curatorial Studies Venice, si svolge dal 25 settembre al 2 ottobre 2020 presso la Galleria A plus A di Venezia, all’interno di un allestimento realizzato da WeExhibit. Le opere danno vita a un colto mercatino del baratto e potranno essere ottenute dal pubblico solo soddisfacendo una precisa necessità evidenziata dall’autore. Il denaro è bandito, il principio di scambio trasforma le dinamiche sociali, ci proietta in un carnevale dell’ego, in un universo vicino alle analisi di Marcel Mauss proposte nel Saggio sul Dono, verso una temporanea messa in discussione del nuovo capitalismo in cui viviamo auspicando, forse, l’uomo artigiano descritto da Richard Sennett.

Quello proposto non è un modello economico percorribile in scala globale ma già attivo sotto diverse forme nel mondo dell’arte, e non solo per quanto riguarda giovanissimi artisti o project space: lo troviamo in certe dinamiche fieristiche, nel mondo dell’editoria, scivolando fino al triste “volontariato da visibilità”. Whatever it takes si inserisce in un ampio percorso che in questo 2020 ha visto una precisa concretizzazione e che si muove dalla pubblicazione dell’imperdibile Teoria del lavoro reputazionale. Saggio sul capitalismo artistico di Vincenzo Estremo, passando dalle fondanti attività sviluppate da Art Workers Italia, dalla generale messa in discussione del riconoscimento del lavoro artistico che spesso soggiace i lavori del Forum dell’arte contemporanea, fino ad ampi appelli rivolti a una realtà statale in parte non pronta a queste dinamiche di evoluzione e cambiamento sociale.



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A Venezia saranno presenti molti artisti, alcuni già ben inseriti nel mondo dell’arte, avvezzi alle consuetudini di settore, soliti a un rapporto spesso subordinato con gallerie e collezionisti. A Venezia tutto cambia, il “compratore” non può imporre il potere del proprio denaro, è costretto a farsi collezionista e a mettersi in gioco, ad agire in prima persona entrando in relazione con la volontà dell’artista in un tuffo senza rete, in un universo anticamente nuovo dove cambiano completamente i normali rapporti sociali. L’opera non è più acquistata ma è scambiata dando al valore di scambio un’impronta sensibile, tattile, mettendo le persone in relazione tramite uno scambio che si fa intimo, che fa impazzire, in un movimento oscillatorio, la dinamica servo/padrone: siamo nella piena eroticità dello scambio, artista e collezionista si donano e conquistano in un legame indissolubile.

Truccando consciamente le regole proponiamo, ora, un baratto, che può essere tradito, a tutti i curatori e artisti che hanno letto queste righe e che sono coinvolti nella realizzazione del progetto Whatever it takes. A tutti loro chiediamo di lasciare un commento al post Instagram relativo a questo contenuto dove esprimere, in massima libera, un pensiero sulla piattaforma culturale Forme Uniche. A voi la scelta.

Marco Roberto Marelli


Whatever it takes

Progetto ideato dalla School for Curatorial Studies Venice

25, 26 e 27 settembre 2020

Galleria A plus A – Calle Malipiero, 3073 – Venezia

www.aplusa.it

Instagram: aplusagallery


Caption

Whatever It Takes – Galleria A plus A, Venezia, 2020 – Courtesy School for Curatorial Studies Venice