Una conversazione con MASSIMO

Chi è MASSIMO? Di cosa si occupa? Quale significato ha il suo nome?
La scorsa estate si era presentato al pubblico con un’esposizione insolita e curiosa. Ora, in occasione di Genesi, mostra personale di Tommaso Gatti, lo abbiamo incontrato.


Dare il MASSIMO”; “andare al MASSIMO”; “fare il MASSIMO”; “Essere MASSIMO”, non deve essere facile! Se non ricordo male, mi dicevi che si tratta di un nome che porta con sé diversi livelli di significato, una condizione di vita. Ho capito bene? Me ne parleresti?

È proprio così! A seconda della funzione che svolge all’interno di una frase o di un discorso, MASSIMO può assumere diversi significati. Mi piace pensare che la stessa scelta di scriverlo utilizzando esclusivamente lettere maiuscole giochi con questa ambiguità. A seconda delle necessità, MASSIMO può diventare un nome proprio di persona, il superlativo assoluto di “grande”, un nome comune o, come tu stesso metti in evidenza, un’attitude: volendo può essere contemporaneamente tutte e nessuna delle precedenti! Di fatto, MASSIMO nella sua forma e funzionalità non è altro che uno spazio d’arte indipendente. Per intenderci, tutto questo potrebbe essere riassunto in:

massimo + Massimo = MASSIMO

È giusto pensare che il ruolo di MASSIMO, così come il suo scopo, non sia preordinato? Mi verrebbe da dire che, in qualunque modo lo si percepisca, non sia però qualcosa di definito; come se fosse, più che un’idea, una pluralità di fattori con cui interagire: artisti, opere, il quartiere stesso dove MASSIMO è situato,…

In realtà no, un ordine c’è sempre, così come un’idea alla base. La formalizzazione sicuramente è la parte variabile del discorso, ma i singoli passaggi necessari a dare una struttura non sono mai lasciati al caso. Ogni volta che mi approccio a un nuovo progetto inizio mettendo in discussione lo stesso già a partire dalle sue fondamenta: perché lo sto facendo? È necessario? A cosa mi può portare? Tutte le fasi successive vengono analizzate attraverso questo metodo. Rispetto alla pluralità di fattori di cui parli, mi sento di risponderti che MASSIMO può sì assumere diverse sembianze ma è solo ciò che sceglie di diventare. Questa scelta è determinata dalle domande poste, o che si pone, e dalle risposte che ne conseguono.

L’11 luglio 2020 ti sei presentato al pubblico con una mostra inconsueta. Cinque artisti hanno esposto le loro opere sulle due facciate di un camion vela parcheggiato sulla strada davanti allo spazio espositivo. Il tutto durava solo un giorno, dalle 11.00 alle 19.00. Come mai questa scelta? Riprendendo il titolo – Do you think this is the best way to start? – è stato veramente il miglior modo di iniziare?

Se la mostra sia stata il modo migliore di iniziare nessuno lo sa. Solo il tempo potrà dirlo. Il titolo in sé possedeva una componente fortemente ironica essendo una domanda principalmente rivolta al pubblico. Spesso, quando ci si approccia per la prima volta alle cose, come questa mostra, la paura di sbagliare è parte del processo. Porre una domanda diretta, senza mezzi termini, è stato un modo per far comprendere lo spirito critico che mi appartiene. La scelta sia del format espositivo sia della sua durata è stata fatta a seguito di una serie di riflessioni scaturite dal periodo antecedente la mostra: sentivo la necessità di utilizzare un medium che, nella sua essenza, mostrasse gli aspetti critici della nostra contemporaneità. Chiedendo di pensare al camion come il muro di una galleria, ho voluto mettere gli artisti in una condizione di sfida, di difficoltà. L’idea era quella di ricercare uno spazio comune, che potesse far riflettere su cosa significhi vivere la collettività, condividendo il proprio lavoro con quello degli altri. Ero consapevole di star ponendo vincoli non indifferenti, e sono rimasto piacevolmente colpito nel vedere gli artisti così entusiasti e pronti a mettersi in discussione. Hanno dovuto scontrarsi con il mezzo in movimento, la bidimensionalità, la strada, la parete curva della vela e un impatto con il visitatore del tutto insolito. Ancora oggi ringrazio Luis, Nicole, Neckar, Annkathrin e Miami1 per la fiducia e per lo scambio che abbiamo saputo darci.



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L’idea di un inizio e il lato critico di un lavoro d’arte sono elementi o tematiche che ritornano anche nella mostra Genesi di Tommaso Gatti, fruibile fino al 3 febbraio?

Senza dubbio: presentare al pubblico per la prima volta lo spazio espositivo attraverso la mostra di Tommaso Gatti è stato un modo per riprendere e ampliare una serie di questioni già sollevate con il primo progetto, dandogli maggiore rilievo. Gli stessi interrogativi, del resto, sono messi in evidenza dall’artista nel testo che, parafrasando il comunicato stampa, invita lo spettatore a <<gettare uno sguardo sulla cornice, al tempo sacra e mondana, all’interno della quale l’arte è oggigiorno fruita>>. Nel momento in cui ho avuto l’opportunità di confrontarmi con Tommaso e leggere Genesi, ho pensato che il progetto fosse una risposta più che esaustiva alle mie domande, un perfetto incastro con ciò che sentivo di voler esprimere in quel momento, e non solo per i suoi “aspetti critici”; trovo che la formalizzazione all’interno dello spazio espositivo, il radicale intervento di rimozione del “superfluo”, sia una scelta estremamente coraggiosa da parte dell’artista, un modo efficace per andare dritti al punto mettendo in evidenza il perno attorno al quale ruota l’intera mostra: il testo stesso nella sua dimensione installativa.

Il testo scritto a pennello sull’unica parete dello spazio non rifinita è una parte del capitolo introduttivo di Aparición, libro che impegna Tommaso Gatti dal 2019. L’installazione è questa. È lo stesso MASSIMO, alla fine, che si presenta come luogo della Genesi, non trovi?

Non penso che MASSIMO, come qualsiasi spazio fisico, si possa considerare il “luogo della genesi”, perché, come scritto a conclusione del testo, è piuttosto nell’immaginazione dello spettatore che questa avviene. MASSIMO è solo il veicolo attraverso il quale ci è concesso di leggere ciò che l’artista ha scritto, lo spazio dell’incontro tra noi e l’opera.

Intervista a cura di Luca Maffeo


1) Luis Campos, Nicole Colombo, Neckar Doll, Annkathrin Kluss e MiamiSafari.


www.massimomassimo.com

Instagram: massimo_space


Caption

massimo + Massimo = MASSIMO, Milano.

MASSIMO, space view, Milano – Courtesy MASSIMO, ph Francesco Spallacci

Do you think this is the best way to start?, 2020 – Exhibition view, Milano – Courtesy MASSIMO

Tommaso Gatti, Genesi – Installation view at MASSIMO, Milano, 2020 – Courtesy the Artist, ph Riccardo Giancola.