Ultragender: Patrick Tuttofuoco al di là della donna e dell'uomo.

Ultragender, l’ultimo progetto di Patrick Tuttofuoco, creato in esclusiva per Yoox, è stato presentato il 5 Dicembre 2019 attraverso un talk a cui hanno partecipato, mediati da Beatrice Trussardi – curatrice della sezione Design+Art di Yoox – l’artista, Francesca Vecchioni, Milovan Ferronato ed Eva Robin’s. Il dialogo ha posto l’accento sulla tematica dell’identità e analizzato l’opera di Tuttofuoco.

L’incontro tra l’artista e Yoox risale al 2005, in occasione della mostra Dressing Ourselves realizzata presso la Triennale di Milano e co-finanziata dalla stessa azienda. Da quel momento in poi si è assistito all’aumento della partecipazione di Yoox nella creazione culturale: un esempio, la produzione di Migration Movin Blanket di Rob Pruitt, destinata alla sezione Design+Art del sito, come Ultragender. L’azienda segue in questo modo un trend in grande aumento: molte imprese decidono di partecipare alla creazione culturale diventando, oltre che soggetti finanziatori, anche fruitori, ispiratori e distributori. Nel caso di Ultragender, Tuttofuoco – come dichiarato durante la presentazione – si è confrontato con Yoox mettendosi in ascolto per sviluppare elementi come l’identità, l’inclusività e l’autenticità.

L’opera di Patrick, una superficie metallica lucidata a specchio, è modellata a partire dal simbolo di Marte – classico simbolo del maschile – e dal profilo di Nefertiti – indiscusso simbolo di femminilità – e presenta, nel retro, luci a LED che variano colore in base alla volontà del fruitore. Si crea così uno spazio ideale e infinito dove il singolo diventa parte attiva nella costruzione dell’opera grazie alla propria soggettività. Lo spettatore plasma lo specchio attraverso la propria identità, la quale comprende molti aspetti a partire dal genere fino ad arrivare a quei particolari che rendono unico l’individuo. Tuttofuoco suggerisce, in questo modo, il superamento del genere – da non confondere con l’orientamento sessuale o il sesso biologico – ammettendo la compresenza di maschio, femmina e un’ulteriore variabile personale.



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L’occidente ha posto le sue basi su un binarismo che ha costretto ogni soggettività in due polarità, conformate sia alla società sia alla cultura ma anche all’economia e al marketing. Come sottolineato da Francesca Vecchioni durante l’incontro, la scarsità di rappresentazioni e di possibilità di nominazione permettevano al singolo di riconoscere se stesso solamente e/o parzialmente in pochi altri o altre. Se da una parte diverse lingue hanno dato la possibilità di vedere il mondo oltre le due polarità, dall’altra le immagini prodotte hanno disegnato stereotipizzazioni. Si sono creati così, anche nella comunità LGBTQ+, dei processi di normalizzazione: una donna lesbica doveva assumere i modelli normo-comportamentali del maschio, mentre l’uomo gay quelli della donna, l’identità transgender doveva compiere la transizione. Inoltre, la rappresentazione nel sistema economico ha contribuito a irrigidire la struttura binaria: per citare uno degli esempi più conosciuti, l’attribuzione del colore azzurro all’uomo e di quello rosa alla donna è stata una delle strategie per aumentare la divisione dei prodotti, quindi un aumento dei beni di consumo.

Il titolo Ultragender suggerisce il superamento trascendendo il conflitto e portando il discorso su un livello più alto. Per raggiungere questo fine è saggio partire sia dalla ricreazione di un vocabolario, sia dall’ideazione di un nuovo immaginario visivo legato ai generi “tradizionali”. Questo processo è già in atto, promosso sia dalle nuove generazioni sia da soggettività cresciute dentro o accanto alle subculture LBGTQ+ locali, nazionali e mondiali. Sicuramente utile è portare l’attenzione sulla tematica, senza cadere in mero sensazionalismo. Ne è un esempio Milovan Ferronato, curatore del Padiglione Italia nell’ultima edizione della Biennale di Venezia, al quale sono state poste molte domande sulla propria identificazione. “Se avessi conosciuto prima la tua opera, mi sarei definito ultragender” ironizza Ferronato durante il talk. Da questo si evince un altro punto fondamentale ossia il confronto e la conoscenza di narrazioni alternative, perché, in fondo, per capire l’alterità bisogna conoscerla e provare a empatizzare con lei.

Gianluca Gramolazzi


Patrick Tuttofuoco – Ultragender

Progetto in esclusiva per YOOX

Per scoprire Ultragender attraverso le parole dell’artista, potete leggere qui l’intervista realizzata da Gianluca Gramolazzi per That’s Contemporary


Caption

Ultragender, 2019. Patrick Tuttofuoco per YOOX – Courtesy YOOX

Ultragender, talk – Martina Ravasio, Patrick Tuttofuoco, Francesca Vecchioni, Roberto Spada, Eva Robin’s e Milovan Farronato – Courtesy YOOX

Ultragender, 2019. Patrick Tuttofuoco per YOOX – Courtesy YOOX



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