TBD Ultramagazine: pratiche curatoriali nell’universo editoriale, intervista ai creatori.

A breve distanza dal suo debutto online, TBD Ultramagazine si presenta: ideato da dieci curatori che si sono conosciuti durante Campo 19 – corso di specializzazione della torinese Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – il progetto si posiziona negli spuri interstizi della critica d’arte, della saggistica contemporanea e della produzione artistica dando vita a una realtà che si autoalimenta nella sua indeterminazione. Una piattaforma ibrida che indaga sulle possibilità del suo stesso nome.


TBD si presenta come un progetto editoriale dedicato alla produzione di contenuti sul nostro presente. Quali riflessioni vi hanno portato a confezionare un prodotto di questo genere e come è strutturato?

Tutti e dieci apparteniamo a quella generazione che ha registrato per prima le conseguenze di un cambiamento nei metodi di comunicare la vita. Ci siamo domandati in che modo l’enorme quantitativo di informazioni veicolate dai media digitali contribuisca a manipolare l’immaginario collettivo. TBD nasce dalla necessità di dar vita a nuove modalità di dialogo, indagine e autocritica. Il punto di partenza di ogni numero è un fatto di cronaca apparentemente futile e marginale, che riteniamo essere sintomatico di alcune fondamentali questioni del contemporaneo. Insomma, un fatto zeitgeisting, come ci piace definirlo. A partire da un editoriale che presenta il fatto, si sviluppano le tematiche del magazine che in modo più o meno indiretto ne ampliano le possibilità di lettura. Motivare nei lettori la nascita di una visione critica sull’oggi è senz’altro una delle ragioni che ci àncora al voler agire sul presente, da intendersi come attualità. Come dicevano Deleuze e Guattari, “l’attuale non è ciò che noi siamo, ma piuttosto ciò che stiamo diventando, ossia l’Altro, il nostro divenir-altro. Il presente, al contrario, è ciò che siamo e proprio per questo, ciò che non siamo più.”

L’anima ibrida e open del magazine si intuisce fin da subito dal nome: TBD (To Be Defined) Ultramagazine: in che modo questo progetto è “ultra”?

L’intenzione critica del progetto è rovesciare alcune tradizionali caratteristiche dell’editoria e del formato magazine. TBD nasce da una matrice curatoriale condivisa e mira ad alterare la relazione abituale fra artista, curatore e critico. L’idea è quella di scardinare alcuni dei principi fondamentali di queste relazioni attraverso un momento “ultra”, che prevede l’interazione con uno o più artisti. Attraverso un dialogo con i concetti contenuti nel magazine l’artista è invitato a creare un’opera o un’azione: in questo modo, lo scritto non commenta l’opera a posteriori, ma si mantiene stimolo propulsivo di un lavoro che rimane indipendente. Ed è proprio in questa specificità che il progetto di TBD esprime la sua volontà di scardinamento, mantenendo tuttavia una metodologia e una visione curatoriale costanti.



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Ci potete raccontare più nel dettaglio come si articola l’interazione con l’artista e la sua produzione?

La relazione degli artisti con il progetto è parte fondamentale dell’ingranaggio messo in atto da TBD. Il continuo dialogo stimolato dalle tematiche da noi proposte fa sí che le produzioni risultino progetti “time-specific” che intimamente si relazionano con i lettori del magazine in un momento, uno spazio e un tempo ben precisi. Gli artisti coinvolti sono scelti per la congruenza tematica o poietica della loro ricerca con il tema del singolo numero del magazine. Siamo tuttavia sempre molto aperti a interazioni apparentemente dissonanti, anche nell’ottica di generare percorsi creativi non scontati. L’intenzione è quella di sviluppare delle micro-azioni curatoriali, dove l’artista possa rispondere liberamente favorendo il dialogo e la sperimentazione, nell’ottica di una continua evoluzione e ridefinizione.

Un’estetica definita nella sua eterogeneità è tra i punti fondanti di TBD: come è nata la sua identità grafica e che funzione hanno le immagini al suo interno?

Lavorare con gli artisti a posteriori rende TBD completamente libero nell’espressione grafica, senza dover considerare altri tipi di materiali, come ad esempio fotografie di opere d’arte. Questo permette la possibilità di trattare grafica e immagini come un linguaggio autonomo, che espande i concetti espressi nel magazine, dandogli più respiro. Sia nel digitale che nel cartaceo, immagini ed elementi grafici hanno una funzione espressiva, non soltanto decorativa o descrittiva, assumono in un certo senso un ruolo “ultra”: procedono parallelamente ai contenuti, senza esserne strettamente dipendenti. L’utilizzo delle immagini e lo stile di ricerca sono motivati dalle premesse del progetto stesso. TBD si basa sull’utilizzo di found contents, materiali amatoriali che circolano sul web e che in qualche modo fanno da ripetitori dello spirito culturale del nostro tempo. Quest’estetica attinge a un immaginario in via di definizione, e in parte lo alimenta, coerentemente con lo spirito “to be defined” del magazine.

Intervista a cura di Martina Aiazzi Mancini


TBD Ultramagazine è un progetto di Anna Casartelli, Irene Sofia Comi, Camilla Compagni, Eleonora Fascetta, Roberto Malaspina, Francesca Manni, Daria Miricola, Sofia Pirandello, Iacopo Prinetti, Miriam Rejas Del Pino.

www.tbdultramagazine.com

Instagram: tbd.ultramagazine


Caption

TBD Ultramagazine – Il logo – Courtesy of TBD Ultramagazine

TBD Ultramagazine issue 1 – Visual synthesis – Courtesy of TBD Ultramagazine

TBD Ultramagazine issue 1 – Visual synthesis – Courtesy of TBD Ultramagazine

TBD Ultramagazine issue 1 – Visual synthesis – Courtesy of TBD Ultramagazine

TBD Ultramagazine issue 1 – Il cartaceo – Courtesy of TBD Ultramagazine



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