Studioeo

Neonato spazio indipendente, Studioeo si distingue immediatamente per la sua natura ibrida. Lo spazio espositivo, che ha già ospitato la mostra collettiva Disaccordi su progetto di Massimo Bartolini a cura di Carolina Mancini e Mariateresa Lattarulo, è infatti inscindibile dallo studio artistico che lo compenetra. L’attività di Studioeo è così portata, fin dai primi passi, a interrogarsi sulla propria indole laboratoriale, aprendo le porte a interventi che spaziano dall’indagine filosofica e scientifica fino alla possibilità di organizzare cineforum sfruttando i pannelli già installati sulle pareti. Il luogo, quindi, si contraddistingue per una costante apertura e riformulazione dello spazio, che ne facilitano il dialogo con realtà parallele: workshop esterni, ad esempio, ma anche il magazine online Filtro che accompagna le attività dello spazio.

www.studioeo.website

Orogenesi suburbana

In occasione di Spazi 2018, Studioeo decide di indagare la propria natura di spazio indipendente e laboratorio culturale creando un dialogo vivo con la realtà e la storia del quartiere in cui si trova.

Situato a sud ovest rispetto al cuore della città, lo storico quartiere popolare del Giambellino costituisce quasi un microcosmo a sé stante nella galassia urbana di Milano. L’operazione proposta da Studioeo è dolorosamente consapevole che spesso e volentieri l’arte stessa con i suoi meccanismi, le sue gallerie e il suo mercato, è fra i primi portatori,più o meno consapevoli, del germe del glamour bohémien che investe questi luoghi soffocando le realtà locali, o inserendovisi come un deus ex machina fra le molte proteste degli abitanti tutt’altro che coinvolti nell’intervento. Per questo la nostra intenzione è di ripartire da questa consapevolezza per sviluppare un approccio artistico antropologico, che non si propone di “riscrivere” o “reinterpretare” il territorio ma, prima di tutto, di imparare a leggerlo e interpretarlo secondo le dinamiche proprie, analizzandone le peculiarità, gli attriti e i meccanismi con spirito forense, appellandoci alle realtà già esistenti per testare il nostro impatto potenziale sul territorio e i suoi abitanti.

L’operazione proposta da Studioeo è dolorosamente consapevole che spesso e volentieri l’arte stessa con i suoi meccanismi, le sue gallerie e il suo mercato, è fra i primi portatori,più o meno consapevoli, del germe del glamour bohémien che investe questi luoghi soffocando le realtà locali, o inserendovisi come un deus ex machina fra le molte proteste degli abitanti tutt’altro che coinvolti nell’intervento. Per questo la nostra intenzione è di ripartire da questa consapevolezza per sviluppare un approccio artistico antropologico, che non si propone di “riscrivere” o “reinterpretare” il territorio ma, prima di tutto, di imparare a leggerlo e interpretarlo secondo le dinamiche proprie, analizzandone le peculiarità, gli attriti e i meccanismi con spirito forense, appellandoci alle realtà già esistenti per testare il nostro impatto potenziale sul territorio e i suoi abitanti.