Struttura e lo specchio delle aberrazioni presenti

È al di sotto delle superfici che ribolle un fremito, una pulsione indefinita dalle motivazioni insondabili, dalla quale scaturisce una forza inspiegabilmente dirompente capace di conquistare il reale con la volontà dei suoi desideri, rimodellandolo nell’impatto del contatto. Dal terreno si fa strada un flusso di energia che si riappropria del mondo, invadendone gli anfratti e riattraversandolo nelle sue dicotomie e contraddizioni. È in questo frangente che l’appena formatosi collettivo Struttura si impone con vitalità sulla scena artistica romana, elaborando una particolare ricerca sulle declinazioni del corpo umano nella sua frammistione e deformazione, derivata dall’attraversamento della cortina della contemporaneità. Fondato nel gennaio del 2021 dall’artista Michele Criscuolo, Flavio Orlando e la curatrice Monica Reali -a cui si uniscono gli artisti provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Roma Alfredo Valerio, il 3D artist Gabriele Maruotti e l’outsider lontano dalle dinamiche istituzionali accademiche Mirko Leuzzi -il gruppo scuote gli equilibri di modelli e concezioni prestabilite, inserendosi nel solco del tanto discusso dibattito sulla questione della rappresentatività corporea, reagendo alle complicazioni insorte da una visione contemporanea frammentaria, tipica della modalità zapping e prodotto dell’odierno multitasking, che ricompone all’interno di un’unica entità frammenti di fotogrammi, forme e colori producendo aberrazioni e distorsioni visive, errori di composizione dell’immagine, che scatenano il paradosso e danno spazio all’impossibile, integrandolo nelle maglie della realtà. È così che le conseguenze di una vita finora giocata nella frenesia di una velocità disumanizzante si concretizzano, operativamente, per la prima volta il 7 marzo 2021 sul palcoscenico di una Piazza San Cosimato battuta dal vento, nelle sembianze di spettri corporei difettosi in Assembramento, performance installativa che si impone sull’ambiente come una vera e propria operazione di appropriazione dello spazio pubblico e riqualificazione semantica del gioco della ricontestualizzazione. Debutta così il collettivo Struttura esattamente a un anno di distanza dall’annuncio dello stato di allerta Covid19 diramato il 7 marzo dello scorso 2020, dando vita a un apparente assembramento abusivo di strette tele bianche, dai cui fondali emergono corpi bizzarri e grotteschi pronti a disintegrare le convinzioni dei passanti. Le opere si dispongono una accanto all’altra intervallate dal ritmo ondulato lungo il filo di una linea orizzontale, segnalando quasi una cesura nel grande respiro della piazza. Ogni corpo che si affaccia alla realtà trasuda la specifica personalità dell’artista che gli ha dato corpo. Da una parte è evidente un accenno più forte alla dimensione accademica nelle opere di Criscuolo, Orlando e Maruotti, che si riallacciano alla classicità degli studi del disegno anatomico e del disegno dal vero; dall’altra Valerio e Leuzzi si distaccano completamente dal canone naturalistico, permutando la superficie dall’interno della struttura, anche se nel primo c’è ancora un evidente traccia dell’influenza dei manichini di De Chirico, che riconduce anch’essa all’esperienza accademica esperita dall’artista. Di fatto, Leuzzi può essere considerato le vera mina vagante del gruppo, l’unico al di fuori del giro specificatamente accademico che sviluppando una poetica artistica in totale autonomia, come autodidatta, con la sua sola presenza imprime una spinta alla stessa struttura interna del collettivo, immettendo in essa una variabile imprevista.



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L’azione che esercita inconsciamente l’artista è simile a quella, del tutto non calcolata, del vento che durante l’inaugurazione di Assembramento scaraventa a terra a intervalli random le tele, ribaltandole al suolo. L’imprevisto entra perfettamente nella dinamica espositiva, quasi come fosse studiato da principio, e ciò accade proprio in virtù del rapporto caso-sistematicità, che è il perno su cui si innesta la ricerca di Struttura. La consapevolezza della permeanza di un certo rigorismo sia metodologico sia pratico mette a fuoco la necessità urgente di trovare i contorni di uno spazio vuoto, aperto alle dinamiche della casualità. Ecco che in quell’intervallo si compie l’atto immaginativo, dal quale emergono le imperfezioni di una realtà mutata dall’osservazione continuativa di infiniti filtri personali. Lo snervamento del corpo biologico diviene il punto nevralgico della questione, e proprio al suo rifiuto dell’ordine armonico risponde la natura abbattendosi con veemenza sull’arte. La rimessa in gioco dei canoni di un realismo ormai smembrato e ricomposto appare come unica soluzione possibile alle ambiguità di una realtà che non sembra voler cessare la sua irrefrenabile trasformazione. In tale senso l’intersezione eterogenea dei background esperienziali e culturali permette la creazione di una complessa visione unitaria ad ampio spettro, nella quale si riversano modi e modalità di esperire e categorizzare il reale, alquanto stratificati. Se in Criscuolo si ritrova quel segno deciso, che riflette la fermezza della ricerca teorica, e il tratto autoritario nella scelta di soggetti chiaramente di derivazione classica a conferma dello scardinamento evolutivo che si vuole incidere, in Orlando sono invece la sistematicità e l’ordine i caratteri preponderanti a esplicarsi nelle figure in un alto tasso di realismo che, scontrandosi con un desiderio di spontaneità, invadono le figure con una punta di irrazionalità creando perturbanti forme caricaturali. Maruotti è veggente di nuove distopie in cui l’iperrealismo si carica di valenze a tratti oniriche a tratti satiriche, attraverso la netta definizione eseguita dalla modellazione dei software 3D. L’abilità tecnica dell’artista e la messa in gioco di nuove tecnologie e new media si inserisce nelle rete semantica del gruppo con vitalità sorprendente. Così come la ricerca di Valerio, nei cui esiti risulta il più estremo nell’allontanarsi dalla dinamica rappresentativa tradizionale. L’allontanamento è sostanziale, seppure sia ben evidente un certo suggerimento alla dimensione metafisica e surrealista. Il filtraggio, che avvicina l’azione dell’artista a quella del critico, funziona come selettore di vissuti individuali che si imprimono sulla scena come corpi alieni prigionieri di una perforante razionalità. Dal canto suo Leuzzi non è meno sovversivo. Imprevedibile sia nella vita sia nell’arte, l’unica regola a cui si attiene è quella di perseguire la spontaneità e l’immediatezza del gesto, analoga al suo modo di vivere la libertà d’agire come individuo. L’umiltà nel desiderio di rapportarsi con gli ultimi fuoriesce dallo sguardo dei suoi personaggi, restituisce solo la pura verità del mondo. Nell’attraversamento di uno sfasamento fisico, semantico e concettuale e teorico con ciò che si identifica come l’origine e la standardizzazione di un canone estetico, si delinea un concetto di corporeità più sottile, che non implica l’ormai noiosa ibridazione quanto, piuttosto, lo scostamento dell’immagine dal suo prototipo ideale. Per tanti versi è come ritrovarsi in un mondo alla rovescia dove la saturazione visiva va in tilt conducendo al difetto costituzionale dell’immagine, che si fa metafora della realtà frantumata dalla moltiplicazione spontanea degli sguardi. L’occhio analitico di Struttura diventa un dispositivo di riflessione indispensabile, nel tentativo di guardare oltre la cortina illusoria delle aberrazioni, convertendo così le convinzioni e le certezza dell’essere umano in nuovi interrogativi suoi funzionamenti della vita e del cosmo stesso.

Erika Cammerata


Instagram: associazione.struttura


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Struttura, Assembramento – Exhibition view at Piazza San Cosimato, Roma 07.03.2021 – Courtesy Struttura, ph Claudia Candidi