Lo spettatore è il protagonista. All’Osservatorio di Fondazione Prada, chi si accinge a visitare la mostra si sente un po’ nella stessa posizione in cui Giulio Paolini si era posto nel realizzare il suo Giovane che osserva Lorenzo Lotto. La riproduzione di un’immagine che genera un sovrapporsi di esistenze e momenti, in cui autore e spettatore assumono la medesima posizione, sfalsata tanto dal tempo quanto dallo sguardo.

Proprio sulle modalità di osservazione dell’opera d’arte si basa il percorso espositivo dal titolo Questioning Picutures, attraverso cui, Stefano Graziani, triestino e architetto di formazione, riflette su come la fotografia e la riproduzione siano oggi diventate dettatrici di regole nell’indirizzare lo sguardo sull’arte.

Scardinando quelli che sono i capisaldi formali di un’immagine scattata con un intento documentario, Stefano Graziani, tramuta la fotografia di archivio in opera d’arte. “Sono opere di opere, su opere”, scrive Francesco Zanot. Attraverso errori di prospettiva, inquadrature forzate piene di oggetti disturbanti, luci sbagliate, le opere d’arte vengono riprese secondo l’occhio dell’osservatore, senza alcun timore nel non celare la soggettività dello sguardo. 

 Stefano Graziani

Questioning Pictures: Stefano Graziani, 2017 – exhibition view, Fondazione Prada Osservatorio, Milano – courtesy Fondazione Prada. Ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Emergono in questo modo le più disparate interpretazioni e connessioni: il percorso non è univoco, bensì intricato nella scelta dei legami e delle relazioni che vedono le immagini dialogare in un rumoroso convivio privo di un argomento definito. Lo stesso allestimento realizzato dallo studio OFFICE KGDVS, svolge un ruolo importante nel non delineare il percorso. Le immagini sono accostate lasciando pienamente libero l’osservatore di muoversi tra di esse privandosi di una percorso segnato, trovandosi a osservare architetture di Adolf Loos accanto alle tele di Cranach o alle opere di James Stirling e Gordon Matta-Clark.

Possono diventare molteplici i legami che nascono da questa libertà, tanti da far riflettere su come un’immagine nasca come qualcosa che può fare apparire una realtà che è assente. Ed è poi per questo motivo che una fotografia  può sopravvivere a ciò che rappresenta. Eppure anch’essa è vittima di un limite: mostra il modo in cui qualcosa o qualcuno ha guardato una volta, quell’attimo. Così spiegava John Berger in Ways Of Seign. 

I frammenti raccolti dallo sguardo di Stefano Graziani trasformano le sue fotografie in opere in grado di mostrare ciò che è celato. L’invisibile diventa visibile: non solo in fatto di relazioni soggettive che vengono instaurate tra gli oggetti, ma anche per ciò che riguarda le opere stesse tenute, spesso, riservate e sotto limiti di riproduzione da parte delle istituzioni deputate alla loro conservazione, limitandone la visibilità o imponendo su di esse il proprio punto di vista.

Stefano Graziani

Questioning Pictures: Stefano Graziani, 2017 – exhibition view, Fondazione Prada Osservatorio, Milano – courtesy Fondazione Prada. Ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Il potere focale diventa il centro del percorso che mette in luce la problematicità dell’immagine fotografia e ne valuta criticamente i diversi aspetti di potere. Allo spettatore viene dato quindi un solo suggerimento: essere autonomo nello sguardo seguendo l’occhio distratto dalla soggettività. Dimentico del numero assegnato alle immagini dalle didascalie, che generano un inesistente percorso logico contrario alla liberazione del potere dello sguardo, chi guarda veste i panni di Stefano Graziani nell’osservare un po’ il suo mondo, un po’ l’opera, un po’ l’immagine, un po’ il sé stesso sempre inevitabilmente riflesso nel mezzo.

Sara Cusaro 

 

STEFANO GRAZIANI

QUESTIONING PICTURES 

a cura di Francesco Zanot

9 Novembre 2017 – 26 febbraio 2018

OSSERVATORIO FONDAZIONE PRADA – Galleria Vittorio Emanuele II – Milano

www.fondazioneprada.org

Immagine di copertina: Questioning Pictures: Stefano Graziani, 2017 – exhibition view, Fondazione Prada Osservatorio, Milano – courtesy Fondazione Prada. Ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

 

Sara Cusaro

Nata a Legnano nel 1995. Studentessa di Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano, da sempre appassionata di arte, collabora con la redazione de Il Giorno di Legnano, occupandosi di eventi, arte e cultura.