I Kwakwaka’wakw erano un popolo di nativi americani, abili artigiani il cui oggetto simbolico era il palo totemico, struttura che perde nel passato le suo origini, a metà strada fra architettura e mito. POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP è il nome scelto per il progetto realizzato dal collettivo Gelitin nella Cisterna della sede milanese della Fondazione Prada. Ciò che accomuna le due realtà può essere identificato con un termine che possiede la stessa difficoltà di pronuncia: potlatch. Questa cerimonia rituale, nella quale si sviluppano pratiche distruttive di beni considerati preziosi, sembra porsi come base inconsapevole della produzione estetica degli artisti austriaci. Dalle opere presenti a Milano si coglie bene, a prima vista, una volontà interattiva e dissacratoria, una ricerca che si apre a una relazione orgiastica dei sensi che ha come fine il demolire per ricostruire in maniera nuova e pienamente libera. La sfera libidica colpisce, mette in gioco le persone in prima persona, non risparmia il fuoco su atteggiamenti e situazioni che avvampano i nostri imbarazzi più profondi, i tabù sociali e sessuali. Tutto è permesso per scuotere alla sua base più profonda il potere e la tradizione, tutto è permesso per rompere le basi stesse dell’architettura e tornare a quel Totem in cui la ragione cede per aprirsi a quell’irrazionale dove gli opposti non si respingono ma sono presenti entrambi nello stesso momento.

Gelitin

Iglu, 2017 – POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP – exhibition view Slight Agitation 3/4: Gelitin, Fondazione Prada, Milano – courtesy Fondazione Prada, ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Terza tappa del progetto Slight Agitation, costituito da quattro commissioni site-specific che si succedono negli spazi della Cisterna, la mostra si compone di tre grandi opere che ripercorrono archetipi chiave dell’architettura celebrativa: la colonna, l’anfiteatro e l’arco di trionfo.
Iglu è un’affascinante scultura che ricorda le tipiche costruzioni realizzate dagli Inuit. Ribaltando la nostra abitudine visiva, la semisfera di ghiaccio viene sostituita da un’alta struttura realizzata con blocchi di polistirolo. Ogni funzione abitativa viene annullata in favore di un eccesso che trasforma l’opera in monumento alla memoria, in simbolo fallico, in elemento tattile da cartone animato (come la torre costruita da Pingu) che mantiene però un sentore perturbante.
Fumami è una grande rampa percorribile, previa liberatoria, che chiede di essere vissuta, luogo di relazione dove fumare una sigaretta e fare conversazione. Edificio ludico e da diffusissima abitudine nociva per la salute, si propone come nuovo Colosseo riportando in vita la struttura classica letteralmente dalle proprie ceneri. Forma circolare costruita accatastando materiali senza alcuna ricerca di raffinatezza estetica, trasforma un luogo glorioso in saletta riservata ai fumatori.
Arc de Triomphe occupa lo spazio centrale della Cisterna e ripropone un’opera realizzata nel 2003 a Salisburgo ponendosi in evidente e stretta relazione con la celebre e discussissima performance presentata dal collettivo di artisti durante la Frieze Art Fair londinese di quello stesso anno. Una figura maschile, realizzata in legno, acciaio e plastilina, invade lo spazio e genera, inarcando il proprio corpo, un struttura che ricorda un arco romano. Concepita come una fontana, produce uno schizzo continuo che dal pene fa giungere l’acqua nella bocca della figura sviluppando una “scandalosa” e riuscitissima critica sociale nei confronti dell’autocelebrazione. Architettura che cede ogni funzione strutturale per farsi monumento, l’arco di trionfo è il simbolo per eccellenza del potere e della sconfitta del nemico. Monito e gloria, è il vero oggetto materiale che concretizza l’idea che la storia viene scritta da i vincitori. Posto al centro e dissacrato in maniera ironica, senza varcare i limiti del disgusto, si pone come immagine chiave della lotta a ogni forma di potere temporale o dogma etico.

Gelitin

Arc de triomphe, 2003/2017 – POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP – exhibition view Slight Agitation 3/4: Gelitin, Fondazione Prada, Milano – courtesy Fondazione Prada, ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

Nato nel 1993, il collettivo artistico dei Gelitin è oggi una grande famiglia, un grande meccanismo anti-verduroide che attraverso il progetto espositivo milanese riesce a coinvolgere il fruitore attivando i suoi sensi e le sue emozioni, portandolo a scherzare con un passato glorioso, a giocare con un fare scultura che non è mai quello che sembra, con materiali tattili e amichevoli, solo in apparenza, con la propria voglia di ridere perché, in fondo, è proprio il riso e la dissacrazione ciò che davvero il potere ha sempre temuto.

Marco Roberto Marelli

 

GELITIN

SLIGHT AGITATION 3/4: GELITIN

Progetto espositivo a cura di Shumon Basar, Cédric Libert, Elvira Dyangani Ose e Dieter Roelstraete

20 ottobre 2017 – 26 febbraio 2018

FONDAZIONE PRADA – Largo Isarco, 2 – Milano

www.fondazioneprada.org

Immagine di copertina: Fumami, 2017 – POKALYPSEA-APOKALYPSE-OKALYPSEAP – exhibition view Slight Agitation 3/4: Gelitin, Fondazione Prada, Milano – courtesy Fondazione Prada, ph Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.