Il mio corpo è anche il corpo di Violette. L’odore di Violette è come la mia seconda pelle. Il mio corpo è anche il corpo di papà, il corpo di Dodo, il corpo di Manès […] Il nostro corpo è anche il corpo degli altri.

Daniel Pennac, Storia di un corpo


Parlare del lavoro di Daniela Olivieri in arte Sissi, significa parlare del nostro corpo attraverso il corpo dell’artista. La ricerca di Sissi, così viscerale, volta da sempre a indagare gli aspetti emotivi e identitari, fanno dell’artista un’archeologa, un’anatomista ma prima di tutto una persona appassionata alla costituzione infinitesimale dell’essere umano e delle cose.

La creazione per Sissi è architettura, è necessario scovare una struttura, un sistema, che sia esso nervoso od osseo, che sia trama e ordito, occorre trovare e incontrare qualcosa che sostenga e dia forma a un divenire.

“Il linguaggio è una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. È come se avessi delle parole a mo di dita, o delle dita sulla punta delle mie parole”. Questo scriveva Roland Barthes in Frammenti di un discorso amoroso. E il linguaggio artistico di Sissi, che comprende le più svariate tecniche, dal disegno, all’installazione, alla tessitura, al libro d’artista, alla performance, alla fotografia, alla scultura, è un linguaggio che diviene pelle, profondamente superficiale, dicotomico, in grado di rivelare e rilevare ogni vibrazione tellurica organica e psico-emotiva. Vibrazioni che in punta di dita si trasformano e si compiono nel gesto dell’artista, in questa mostra ad esempio, una grande installazione scultorea, tentacolare ci accoglie.

Sissi

Motivi Ossei – 2016, installazione dimensione variabili, ceramiche smaltate – courtesy l’artista e la galleria GAM

In Motivi Ossei, ospitata alla G.A.M. Galleria d’Arte Maggiore di Bologna a cura di Maura Pozzati, il paesaggio di germinazioni ossee è composto dal servizio di piatti (ossei) del banchetto dell’ultima performance L’imbandita tenutasi presso il suggestivo oratorio di San Filippo Neri e da opere appositamente realizzate presso la storica Bottega Gatti di Faenza. Ci troviamo dinanzi a ossa che divengono stucchi settecenteschi, dove il servizio di piatti in ceramica – come sottolinea bene Maura Pozzati nel delizioso catalogo –  smette di essere solo contenitore di cibo per assumere le sembianze di un paesaggio naturalistico tardo barocco. Il riferimento e l’ispirazione tratti dalla visione della Cripta dei Cappuccini di Roma, è forte ed evocativo. Le sculture in ceramica sono autentiche e originarie pulsazioni, la materia vibra sotto i nostri occhi, così candida e tormentata, nei tornanti della forma trasuda con quanto ardore e minuzia il corpo dell’artista abbia fecondato l’opera, l’abbia abbracciata, schiaffeggiata, palpeggiata, resa respiro e movimento. Come una sinfonia, una danza, una materia da masticare e inglobare. Sissi seduce attraverso la sua manualità e si distingue per sensibilità in un panorama contemporaneo spesso puntellato di anonimia e distacco. L’immaginario di Sissi è un meraviglioso ibrido tra rigore scientifico e un’immaginazione feconda quasi dannunziana, carroliana, barocca e fantastica, che trova attraverso il piacere, e i sensi, la più alta forma di espressione. Basta pensare ai primi lavori con gli abiti, alle lezioni nei teatri anatomici facenti parti di un progetto plurimo e ambizioso come quello di Anatomia Parallela per comprendere quanto il corpo sia luogo di scambio e di passaggio, un oggetto mitico e rituale attraverso il quale l’esterno e l’interno sono in continuo dialogo osmotico. Superficie e viscere in un solo tango.

La ricerca di Sissi, chiede tempo al tempo, lo sottrae e lo dilata. Le ore passare nei vari studi e atelier è quasi palpabile, tattile e lo si capisce e lo si comprende dalla cura che l’artista rivolge a ogni aspetto della creazione.

A sostegno del dinamismo espressivo dell’artista, in mostra si trovano anche i disegni dal virtuosismo pulsionale, Motivi ossei e Nodo Osseo, nei quali il segno diviene struttura portante di un’interazione sospesa tra lo scientifico e il fantastico, appunto. Nel menù dell’imbandita, la gastronomia barocca, decorativa e opulenta, proposta, si palesa negli eccessi e nella follia di confessioni trasparenti in gelatina.

Sissi

Motivi Ossei – 2016, installazione dimensione variabili, ceramiche smaltate – courtesy l’artista e la galleria GAM

Il cibo lussureggiante e beffardo, volto a deliziare e soddisfare, a divenire godimento estetico, sia visivo, olfattivo che gustativo, pronto a entrare in corpi sognanti e affamati fa dell’artista una regista famelica e bizzarra in grado di farci condividere sensazioni reali, di connetterci in un gesto antico, laddove oggi, in una realtà sempre più orientata a piaceri inconsistenti, virtuali ed effimeri tutto ciò sembra distante.

Delle performance gastronomiche rimangono anche scatti notevoli (Cene, Aiuola delle delizie), nature morte iperrealiste nelle quali forme, colori, odori e sapori si sovrappongono orgiasticamente e dionisicamente, i quali vengono resi eterni e attraenti, le tavole imbandite distillate in due dimensioni, quelle della superficie fotografica ci proiettano in una fantasia dilatata, eccentrica, fascinosa, malinconicamente decadente, provocante, trasbordante, assordante, ridondante, appartenente a un qui, lontano, a un accadimento consumato in punta di dita.

Così riesco a vedere, e a percepire, l’arte di Sissi, della quale ho potuto apprendere durante i miei anni di studio in Accademia avendola avuta come insegnante, come un’arte in punta di dita, che vibra, che pulsa tra interno ed esterno attraverso un corpo immerso nel più microscopico e incandescente granello di vita.

Federica Fiumelli

SISSI

MOTIVI OSSEI

a cura di Maura Pozzati

19 novembre 2016 – 14 gennaio 2017

GALLERIA D’ARTE MAGGIORE G.A.M. – Via D’Azeglio, 15 – Bologna

www.maggioregam.com

Immagine di copertina: Motivi Ossei – 2016, installazione dimensione variabili, ceramiche smaltate – courtesy l’artista e la galleria GAM

Federica Fiumelli

(1990) Laureata al DAMS di Bologna in Arti Visive con una tesi sul rapporto e i paradossi che intercorrono tra fotografia e moda, da Cecil Beaton a Cindy Sherman, si specializza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel biennio in didattica dell’arte, comunicazione e mediazione culturale del patrimonio artistico con un tesi sul percorso storico-critico di Francesca Alinovi, una critica postmoderna. Dal 2012 inizia a collaborare con spazi espositivi svolgendo varie attività, dall’allestimento, alla redazione di testi critici o comunicati stampa, a laboratori didattici con bambini ; fino al 2015 con Spazio San Giorgio di Bologna, ora Whitelight Art Gallery di Milano, dal 2015 ad oggi si occupa di comunicazione e social alla P420 Arte Contemporanea di Bologna. Collabora dal 2011 con varie testate: Vogue online, The Artship, Frattura Scomposta, Wall Street International Magazine, Juliet Art Magazine e raccoglie tutti gli scritti pubblicati sul suo blog.