Simone Pellegrini e Daniele Gagliardi in Vacanza reticolare

Vacanza reticolare è ospitata nello spazio espositivo istituzionale CRAC Spazio Arte del Comune di Castelnuovo Rangone (MO), sotto la direzione artistica di Alessandro Mescoli e il coordinamento dell’Assessore alla Cultura Sofia Baldazzini.
La mostra di Simone Pellegrini e Daniele Gagliardi è visitabile, ininterrottamente, fino al 5 ottobre, anche nelle ore notturne, in una sede particolare dove permangono sezioni delle antiche mura medievali della città. Inaccessibili nel perimetro espositivo, le opere si possono osservare dall’esterno grazie a due vetrate e a un’illuminazione costante proveniente dall’interno.

Il coinvolgimento degli artisti in questo progetto si può cogliere già nel titolo, proposto da Simone Pellegrini, che si affida alle scienze naturali riprendendo la terminologia “vacanza reticolare”: lemma utilizzato per descrivere la singolarità di determinati tipi di cristallo, i quali, privi di una struttura stabile, dopo un periodo di totale coesione, si rompono generando due sezioni distinte. Per comprendere a pieno la natura di questa mostra, e la scelta del titolo, è indispensabile fare cenno a una nota biografica: i due artisti s’incontrano all’Accademia di Belle Arti di Bologna nei ruoli di Docente di Pittura (Simone Pellegrini) e studente (Daniele Gagliardi), instaurando un rapporto di condivisione intellettuale e reciproco scambio. In questo spazio scardinano il preconcetto di consonanza e paragone palesando il loro contrasto artistico. L’idea di frattura, percepibile nel titolo, è forse svelata nel risultato finale: a pochi centimetri di distanza, convivono e si scontrano due forze contrapposte, due autori con espressività potenti, linguaggi discordanti, tecniche e formati divergenti.

Le installazioni site-specific di Daniele Gagliardi, denominate D’originario, si presentano come strutture architettoniche ambigue, bloccate in un luogo e in un tempo dove il crollo e l’emersione riescono a coesistere. L’artista parte dall’origine e dalla evoluzione del residuo, scegliendo oggetti deteriorati, inutilizzati, dimenticati, che diventano struttura, fondamenta e sostanza di nuove circostanze. Osservandone il lavoro, l’iniziale sensazione di familiarità, dovuta all’evidente carattere dei materiali ordinari (frammenti di tavole in legno, lamiere e mensole), viene all’istante sopraffatta da un senso di smarrimento provocato dalla disposizione degli elementi nelle parti assemblate e non; questi divergono da un paradigmatico modello estetico. L’autore genera delle architetture indecifrabili, sospese nella condizione storica di un tempo e di un luogo inappropriati, in bilico tra un passato edificato e un presente che testimonia il passaggio e la fine di una storia. Attraverso l’atto fisico, l’artista manipola delle tracce, figlie orfane di un tempo concluso nell’azzeramento di ogni tipo di funzionalità indotta degli oggetti. Risulta chiaro l’intento di Gagliardi: assegnare a corpi vissuti un’esistenza altra, reale e oggettiva, seppur legata a stratificazioni passate. Il fascino delle sue composizioni risiede nell’ibridazione di memoria e verginità, in una narrazione che rimane atemporale e nomade. Al centro della stanza, a poca distanza dall’opera di Pellegrini, poggia la più grande delle due installazioni; qui l’indagine sul concetto di spazio diventa evidente attraverso una costruzione irregolare e possente che occupa centralmente la superficie espositiva. L’atto generativo di questi lavori pare senza progettualità: l’artista decreta improvvisamente la fine dell’opera depositando una forma sospesa e abbandonata. In maniera antitetica, troviamo un’altra installazione che risulta maggiormente connessa a una ricerca temporale. In posizione appena defilata appare come un totem, la cui presenza è necessaria perché indica quel momento transitorio in cui l’atto nasce e si manifesta. Questo lavoro è traccia di un tempo semisconosciuto che sopravvive in un presente altrettanto incerto.



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La sensazione di concretezza del remoto percepita negli assemblaggi di Daniele Gagliardi si avverte anche nell’opera enigmatica di Simone Pellegrini, Aoristo (2014), collocata sulla parete centrale della stanza. Frontale e d’impatto, l’approccio interrogativo e investigativo si manifesta già nel titolo, una forma verbale antica utilizzata per indicare un’azione o un pensiero disgiunto da limiti temporali. Lo stato di continuità che caratterizza l’aoristo richiama l’effetto narrativo della rappresentazione di Simone Pellegrini, composta da un insieme di segni collocati oltre i limiti del mondo conosciuto. La visione di questa opera sollecita un’impulsiva curiosità, dettata dall’illusorio riconoscimento di alcuni soggetti rappresentati, i quali appaiono decontestualizzati in mappature ai limiti del fantastico. Elementi legati al mondo animato e inanimato, spesso combinati tra loro, convivono in uno spazio che risulta inafferrabile perché impossibile da inquadrare all’interno di un contesto geografico e di un arco temporale definito. Nelle opere emerge l’ampia e profonda conoscenza relativa alle discipline umanistiche e scientifiche, richiamate attraverso figure e riferimenti segnici a volte chiari, a volte più indiretti, che tentano di emergere senza dichiararsi totalmente. Lo spettatore attento vorrebbe individuare un significato organico ma ogni tentativo di interpretazione si conclude in dubbie ipotesi, dettate da un riconoscimento solo parziale della scena raffigurata. Sfuggente rimane anche la questione di una tecnica che diventa più accessibile con la visione ravvicinata. Aoristo (2014) si presenta come un’unione di vari frammenti di fogli, fissati in una superficie di carta da spolvero, dove le tracce della mano dell’artista sono celate in segni che si replicano con intensità. L’opera è frutto di un episodio fortemente legato a un processo di monotipia in cui ogni immagine si forma in negativo poiché ognuno di questi segni è “figlio unico” di una matrice cartacea a perdere. Questa peculiarità si riscontra nelle sezioni di corpo umano (testa, braccia e mani, gambe e piedi) e anche in alcune forme che appaiono più inerenti a un ambito vegetale.

La qualità di questa esposizione risiede nell’armoniosa ma spiazzante presenza di due autori, i quali, concluso un certo periodo, ritrovano terra comune in quel punto preciso dell’atto artistico vacuo e potente, rimanendo in costante tensione oppositiva, senza cedere a un banale dialogo tra artisti.

Giorgia Bergantin


Simone Pellegrini / Daniele Gagliardi

Vacanza reticolare

A cura di Alessandro Mescoli

03 agosto – 05 ottobre 2019

CRAC Spazio Arte (Castelnuovo Rangone Arte Contemporanea) – Via della Conciliazione, 1/D – Castelnuovo Rangone (MO)

www.comune.castelnuovo-rangone.mo.it


Caption

Vacanza reticolare Exhibition view, Castelnuovo Rangone, 2019 – Courtesy Galleria Bonioni, ph Daniele Gagliardi

Vacanza reticolare Exhibition view, Castelnuovo Rangone, 2019 – Courtesy Galleria Bonioni, ph Daniele Gagliardi

Vacanza reticolare -Exhibition view, Castelnuovo Rangone, 2019 – Courtesy l’artista, ph Daniele Gagliardi