Serena Vestrucci da Renata Fabbri, la Fioritura delle cose

Il nitore acromatico della galleria è evidente già dalle grandi vetrate. L’ambiente è apparentemente vuoto eppure nell’incedere quieto – esito delle procedure di accesso post-trauma-epocale e dell’attitudine a scoprire lentamente il rivelarsi delle opere – si inciampa, solo metaforicamente, in piccole presenze sul pavimento.

Fioritura è la prima mostra di Serena Vestrucci (Milano, 1986) realizzata da Renata Fabbri arte contemporanea; il progetto è fruibile, a Milano, fino al 11 settembre 2021. Per l’occasione l’artista presenta un corpus di nuove opere: sculture e tempere su carta, accompagnate da un testo critico di Marco Arrigoni: Essere come tutti gli uomini tutti i giorni.

Dodici sculture di bronzo di dimensioni diverse – materiale con un suo peso specifico – manifestano tutta la loro leggerezza nello spazio. Teste di cavolo (2021) bronzo, quattro mesi, dimensioni variabili, sono adagiate per terra, e fanno capolino molteplici varietà: cavolini di bruxelles, cavolo rosso, cavolo cappuccio, broccolo, verza e cavolfiore, un paradiso vegetale che dichiara una doppia natura. Lo sguardo deve essere attento, il corpo deve girare intorno agli ortaggi e abbassarsi per scoprirne le fattezze umane. Un repertorio di figure, di volti di “[…] emarginati, allontanati o respinti […]”, interpreti perfetti del contesto storico e del paradigma del distanziamento. “C’è un senso di desolazione, di tragica solitudine, ma anche di rassegnato e insieme vitale rispetto di un sentimento antimonumentale e estremamente devoto alla sobrietà […]”, scrive Marco Arrigoni nel testo critico.

Scopriamo dall’artista che sceglie di lavorare sullo spazio intervenendo a un livello orizzontale, lasciando le pareti sgombre per occupare la superficie come fosse una mappa libera da intersezioni e incroci. Nel piano inferiore opta per la verticalità presentando un lavoro differente Batter d’occhio (2021), battiti di ciglia su carta, tempera, tempo e dimensioni variabili. La solitudine del cavolo, che vive la propria autonomia dislocato separatamente dagli altri, si scontra con l’insieme delle ciglia presenti sui fogli quadrati. La rigidità dell’ambiente sottostante è interrotta dall’opera che si adagia lungo la parete creando una riduzione angolare. La stanza ridefinisce la sua anatomia, si rimpicciolisce falsata dalla carta convessa che provoca una sottrazione spaziale. La stessa sottrazione la ritroviamo nella sala superiore, ma declinata alla composizione scultorea che vive nella sua autarchia installativa. Per converso Batter d’occhio ruota intorno al concetto cumulativo-collettivo. Terminata appena prima della mostra, tecnicamente Vestrucci utilizza le ciglia come strumento pittorico. Imbevute di tempera, attivando un riflesso involontario che siamo abituati a compiere inconsapevolmente, tracciano un segno indelebile sulla superficie del foglio. Si cristallizza un istante che avviene tra le ventimila e le trentamila volte al giorno, e che dura circa due decimi al secondo. Una produzione apparentemente leggera e eterea, che fa affiorare il peso della ripetizione gestuale e la durata della sua realizzazione. Non a caso nei titoli è spesso riportato l’arco di tempo intercorso tra l’inizio e la conclusione dell’opera; il concetto della temporalità è un aspetto fondante nella pratica dell’artista come componente stessa alla sua comprensione.



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Se nei cavoli troviamo la potenza della materia che emerge sulla superficie definendone rugosità, texture e le imperfezioni naturali del vegetale realizzato in scala 1:1, la levità della carta e la naturalezza del battito di ciglia tracciano una linea di confine tra i lavori. La mostra procede per antitesi, i progetti dialogano su piani differenti – reali e metaforici – che non trovano mai un punto di convergenza se non concettualmente.

La scultura di bronzo è evocazione della sua tradizionale monumentalità, che qui è tradita dalla scelta estetica dell’artista, ridotta e alleggerita dai formalismi utili a plasmare piccoli oggetti recuperati dalla quotidianità. Caratteristica della sua ricerca è il prelievo dell’ordinario, allo scopo di restituirgli il valore attraverso la sua codificazione all’interno di un contesto estetico, pur mantenendo il suo aspetto originario. Al piano inferiore la leggerezza della carta trattiene e blocca l’ossatura strutturale di un’operazione naturale (battere le ciglia). Un’azione in cui ravvisare un sistema di comunicazione non verbale – oggetto di studi che dimostrano una correlazione tra la durata del battito e la lunghezza della conversazione tra soggetti – e l’imprevedibilità del risultato finale. L’inconsistenza della sua azione diventa visibile, si fa un corpo-ciglia aggregato ad altri, assume la funzione della matrice di uno status che determina un’opera germinale – nel suo significato biologico di riproduzione delle cellule – che si replica: “[…] io vedo davvero il destino così fragile di ognuno di noi, che uno affianco all’altro ci succediamo nel nostro istante di vita sul grande foglio bianco dell’universo[…]” – Marco Arrigoni.

I due progetti sono legati dal concetto di fioritura, un termine che, in questo caso, non ha nulla a che vedere con la crescita e la maturazione previste in botanica, oppure con quelle note accessorie e ornamentali tipiche delle partiture musicali. Si tratta invece di un processo naturale di invecchiamento della carta, un fenomeno tipico legato all’attività di restauro dei libri. Macchie e pigmenti si depositano sulla superficie come segni distintivi di quel processo, producendo la degradazione e la corruzione delle pagine. Come la carta nella sua trasmissione temporale deve fare i conti con la sua decadenza, così il cavolo arriva a un punto di deterioramento che lo rende non più edibile.

Il lavoro di Vestrucci è un continuo rimando a contrapposizioni formali, contenutistiche e testuali. Ruota intorno all’ironia e all’equivoco – cose che identifichiamo come conosciute, ma che non lo sono veramente. Il titolo gioca con la più comune identificazione che si ha della parola fioritura, che però confessa un significato opposto: l’invecchiamento, la caducità, il disfacimento. Tra occultamenti e manifestazioni riconoscibili, la mostra scava nel profondo delle piccole cose restituendo a oggetti e impulsi, apparentemente privi di attenzione ma importanti, una loro dignità e il loro posto nel mondo.

Elena Solito

Serena Vestrucci

FIORITURA

26 maggio – 11 settembre 2021

Renata Fabbri arte contemporanea – Via Antonio Stoppani, 15/c – Milano

www.renatafabbri.it

Instagram: renatafabbri


Caption

Serena Vestrucci, Fioritura, 2021. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, ph Alberto Fanelli

Serena Vestrucci, Testa di cavolo, 2021, bronzo, quattro mesi – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, Milano, ph Alberto Fanelli

Serena Vestrucci, Batter d’occhio (dettaglio), 2021, battiti di ciglia su carta, tempera, tre mesi – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, Milano, ph Alberto Fanelli

Serena Vestrucci, Teste di cavolo, 2021, bronzo, quattro mesi – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, Milano, ph Alberto Fanelli

Serena Vestrucci, Fioritura, 2021. Veduta della mostra presso Renata fabbri arte contemporanea, Milano – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, ph Alberto Fanelli