Scultura di luce // Simone Cametti 4500 gradi Kelvin

Negli spazi della galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea ha luogo la terza mostra personale di Simone Cametti (Roma, 1982), il cui titolo, 4500 gradi Kelvin, fa riferimento alla temperatura di luce artificiale più vicina a quella naturale.
La mostra – accompagnata da un testo critico di Lorenzo Balbi – rivela gli esiti più recenti della ricerca dell’artista, risultato di un processo di esplorazione delle possibilità insite all’interno dei materiali.

Entrando notiamo subito delle forme di marmo, fissate al muro come delle pitture, sagomate in modo da assecondare la consistenza del materiale scelto, che l’artista sembra riportare non a una delle tante forme possibili ma a quella naturale e primigenia che è custodita al suo interno.
Fa silenziosamente ingresso nel nostro campo visivo la luce dell’installazione posta specularmente a questi elementi marmorei, realizzata inserendo all’interno di un neon l’elio, elemento costitutivo del Sole.
Nello spazio principale della galleria, alcuni monocromi che richiamano la lunghezza d’onda della luce naturale, sono forme minimali ricavate dal marmo di Carrara, poi dipinte di rosso e di blu. Questo lavoro di cancellazione, sovrapposizione è anche, e soprattutto, una sottolineatura che dà enfasi alle caratteristiche venature del marmo stesso, a ciò che si trova già nel materiale e che l’artista libera, rivela, porta all’attenzione del nostro sguardo.
L’attitudine scultorea di Cametti è palesata nelle modalità di approccio alla materia, nel suo ragionare per sottrazione, creando opere che – pur nella differenza dei media utilizzati – sembrano comunque legate tra loro da una particolare attenzione al materiale e al suo contesto. Così anche quando il campo di azione è quello effimero e cangiante della luce solare, l’artista riesce comunque a formalizzare la sua ricerca in forme dai contorni precisi e al tempo stesso mossi, vibranti.
In questa stanza troviamo una scultura di grandi dimensioni costituita da tubi di neon trovati all’interno di un cantiere abbandonato.



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Lorenzo Balbi, nel testo critico della mostra dal titolo Luminose possibilità, la definisce “scultura performativa”: “[…] sia in una stanza di un albergo in costruzione alla periferia di Roma, sia sul tronco di un abete caduto nel bosco di Vaia. Anche in questi casi, come oggi, l’artista ha realizzato delle sculture-installazioni in tubi al neon per poi allacciarle fortunosamente ad impianti elettrici da lui concepiti come complesse reti di fili, allacci e relazioni/reazioni (in questo caso volutamente lasciati visibili) per poi accenderle. L’accensione non è che una fase del processo costitutivo dell’opera che ne può decretare uno stadio di compimento – come in questo caso – oppure può suscitare nuovi esiti – video, fotografie – come nelle ricerche precedenti”.

Nel 2018 Cametti realizza infatti un’opera, Bolide, che prende il titolo dalle meteore che, entrando nell’atmosfera, danno vita a quel fenomeno che tutti noi conosciamo con il nome di stelle cadenti. Quest’opera nasce dal ritrovamento all’interno di uno stabile abbandonato di tubi al neon di 230 cm; dopo aver effettuato i collegamenti l’artista decide di accendere queste luci nella notte del 19 aprile dello stesso anno, in un evento del quale resta la documentazione fotografica e video. Di nuovo, l’accensione di questa luce in uno stabile abbandonato appare come la sottolineatura di un edificio altrimenti invisibile, uno spazio alieno all’interno del contesto urbano. I neon, raggruppati in diversi blocchi sono messi in funzione con una cadenza regolare di 30 secondi; l’accensione porta l’impianto stesso al sovraccarico e quindi nuovamente al buio totale. Come per le stelle comete la luce è l’attimo spettacolare che precede il collasso.
Nella galleria l’illuminazione è affidata all’opera stessa che fa eco a quest’azione di due anni fa, una sorta di piccola stella all’interno dello spazio espositivo.

Spesso nelle opere di Cametti troviamo una restituzione dell’opera attraverso sculture e fotografie o video. La fotografia ha nella sua stessa etimologia un forte legame con la luce, legame che riguarda la tecnica stessa, il suo essere scrittura di luce. In queste opere di Cametti si può parlare di scultura di luce, in quanto è attraverso essa che l’artista scolpisce le forme e lo spazio stesso della galleria, creando zone d’ombra e spazi di luce, celando e svelando la natura stessa del materiale.

Alessandra Cecchini


Simone Cametti

4500 gradi Kelvin

testo di Lorenzo Balbi

4 marzo – 30 aprile 2020

Francesca Antonini Arte Contemporanea – Via di Capo le Case, 4 – Roma

www.francescaantonini.it

Instagram: f.antoniniartecontemporanea


Caption

Simone Cametti, 4.500 Gradi Kelvin – Exhibition views – Courtesy l’artista e Francesca Antonini Arte Contemporanea, ph Daniele Molajoli



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