Sacrosanctum e la nuova luce dell’Oratorio San Mercurio a Palermo: dall’eredità del Serpotta a nuovi artisti emergenti. Intervista ad Adalberto Abbate.

In principio era (ed è) l’Oratorio di San Mercurio; Sacrosanctum si svolge al suo interno.
Si tratta di uno dei siti culturali più preziosi della città di Palermo, dove spiccano il pavimento in maioliche, risalente al Settecento, e gli stucchi bianchi dello scultore e stuccatore siciliano Giacomo Serpotta.
Sacrosanctum è una rassegna a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, realizzata con il supporto dell’Associazione Amici dei Musei Siciliani e del suo presidente Bernardo Tortorici Di Raffadali.
Oggi è arrivata alla sue seconda edizione (la prima, nel 2017) e, quest’anno, finora ha visto coinvolti 13 artisti (Urs Lüthi, Sylvie Fleury, Diego Moreno, Antonio Riello, Memed Erdener, Andrea Di Marco, Paolo Canevari, Loredana Sperini, Francesco Simeti, Luigi Presicce, Valentina Glorioso, Manfredi Beninati, Juan Fielitz) che, quasi a cadenza mensile, alternano l’esposizione di un’opera singola nella nicchia del preoratorio.
Venerdì scorso, la rassegna ha inaugurato l’esposizione di Juan Fielitz, artista uruguaiano, ricercatore elegante di immagini che rivisita in chiave personale attraverso dei collage.
Per Sacrosanctum.13, Fielitz propone la reinterpretazione in bianco e nero della visione di Dio, tra terra, cielo e sacro. Un dito indica, con fermezza, verso l’alto, suggerendo una via; la parte inferiore, una gamba, rimane ancorata su un colle che si intravede.
Per l’occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere con il curatore Adalberto Abbate.


Ciao Adalberto, insieme a Maria Luisa Montaperto, sei il curatore di Sacrosanctum. Sei anche un artista. Perché hai deciso di creare una rassegna all’interno dell’Oratorio di San Mercurio?

Inizialmente io e Maria Luisa avevamo lavorato insieme all’Oratorio di San Lorenzo, sempre a Palermo. In un secondo momento, abbiamo saputo che l’Oratorio di San Mercurio non aveva molta affluenza così abbiamo deciso di creare la rassegna per dargli una nuova luce e, in qualche modo, “restituirlo” alla comunità. Sacrosanctum si è rivelato un ulteriore modo per far conoscere Palermo all’estero.

Qual è il format di Sacrosanctum?

L’obiettivo di Sacrosanctum è quello di far conoscere un luogo prezioso come quello dell’Oratorio San Mercurio e, per far questo, abbiamo pensato a qualcosa di non invasivo che ne preservasse la storia. Gli artisti sono invitati a partecipare donando un’opera che riesca a dialogare con il luogo che la ospita.
Il tema è legato all’interpretazione personale del sacro che può andare dalla religiosità, alla politica, al quotidiano e alla sessualità. Non si tratta di opere provocatorie, al contrario, cerchiamo di rispettare profondamente la rilevanza artistica e religiosa di San Mercurio.

Quali sono state le difficoltà nel dar vita alla rassegna?

Il timore iniziale era che non riuscissimo a sostenere il progetto economicamente. In realtà Sacrosanctum, e quindi il recupero di San Mercurio, si è poi autofinanziato in un certo senso: molte persone si sono offerte di aiutarci gratuitamente, dai grafici ai restauratori. Un’energia rara e inaspettata. Di fondamentale importanza è stata la collaborazione con l’Associazione degli Amici dei Musei Siciliani la quale investe continuamente per recuperare alcuni spazi, attraverso opere di restauro o eventi. Questa è una garanzia importante, soprattutto al fine di evitare l’abbandono di alcuni siti culturali e i furti delle opere.
Gli altri sostenitori della rassegna sono stati i visitatori. Grazie all’attenzione che si è creata attorno all’Oratorio, e quindi alle donazioni, siamo riusciti a recuperare alcuni dettagli dismessi e a sostenere sia San Mercurio sia l’Oratorio di San Lorenzo. Sono stati realizzati lavori di restauro, puliti gli stucchi del Serpotta ed è stata riparata la scala monumentale di San Mercurio che era distrutta. L’Oratorio, adesso, è aperto tutti giorni ed è un po’ la prova che per far arte, non sono necessari grandi capitali.



previous arrow
next arrow
Slider


Chi sono gli artisti chiamati a partecipare?

Non c’è una vera e propria call. Gli artisti che contatto personalmente, sia internazionali sia italiani, sono persone che stimo professionalmente. Chiedo loro, in un certo senso, di partecipare a quello che inizialmente era un sogno e che poi è diventato realtà grazie a una numerosa partecipazione. Ci sono in ballo molte energie positive, come se fosse una grande famiglia. Maria Luisa Montaperto, essendo una storica dell’arte, guida gli artisti nella conoscenza di San Mercurio e della sua rilevanza storica e artistica, gestendo anche i dettagli tecnici e la comunicazione.

Come riescono a convivere l’arte contemporanea e la tradizione? Qual è il punto di incontro tra gli artisti “emergenti” e la memoria del Serpotta?

Non è semplice riuscire a far incontrare due linguaggi così diversi. Noi cerchiamo di guidare gli artisti nella produzione delle opere che non devono scontrarsi con lo spazio, soprattutto perché si tratta di uno luogo religioso. Sono liberi di comunicare e realizzare ciò che preferiscono, a patto che non ci sia un gap profondo con l’Oratorio e la sua importanza storica e sociale. Il nostro obiettivo è quello di non essere invasivi: proprio per questo, per esporre, la scelta cade sulla nicchia del preoratorio, per mantenere un punto di incontro leggero con la “sacralità” di San Mercurio.
Questo, ha permesso un dialogo maturo tra le opere e la gente, creando uno scambio culturale di grande interesse.

Juan Fielitz è un ricercatore di storie, geometrico e minimalista, moderno, crea dei collage utilizzando scale di grigi e di oggetti. Cosa ti ha colpito della sua arte?

Ho conosciuto Juan tramite social, scambiando chiacchiere relative all’arte e apprezzando a vicenda le opere l’uno dell’altro. Sono molto contento che abbia deciso di partecipare a Sacrosanctum con uno dei suoi lavori, è la prima volta che uno dei suoi collage viene esposto in Italia.

Cosa dobbiamo aspettarci nella prossima programmazione?

L’Oratorio oggi è uno spazio vivo, al suo interno possono essere realizzati eventi e rassegne. Per presentare un progetto, bisogna rivolgersi all’Associazione degli Amici dei Musei Siciliani che ne analizza il fine.
Sacrosanctum continuerà il suo iter all’interno di San Mercurio, la seconda edizione non si è ancora conclusa e ci saranno altri artisti che esporranno. Uno dei prossimi progetti a cui sto lavorando, sempre insieme all’Associazione, è quello di aprire uno spazio per artisti emergenti e indipendenti, dove loro possano essere totalmente liberi di lavorare in autonomia, dalla comunicazione alla produzione delle opere, all’organizzazione di mostre e happening.

a cura di Sasha Taormina


Juan Fielitz

Sacrosanctum.13

30 novembre – 20 dicembre 2018

Oratorio di san Mercurio – Largo San Giovanni degli Eremiti – Palermo

www.amicimuseisiciliani.it


Caption

Oratorio di San Mercurio (particolare), Palermo, 2018 – Courtesy Sacrosanctum

SACROSANCTUM#13, Juan Fielitz – Oratorio San Mercurio, Palermo, novembre / dicembre 2018 – Courtesy Sacrosanctum

SACROSANCTUM#4, Sylvie Fleury – Oratorio San Mercurio, Palermo, settembre / ottobre, 2017 – Courtesy Sacrosanctum



Please follow and like us: