No Where, No Here: Rochelle Goldberg alla GAMeC

Torna in Italia, con una mostra personale alla GAMeC di Bergamo, l’artista statunitense Rochelle Goldberg.

Con un’istallazione realizzata in sole due sale, viene continuato e approfondito un lavoro iniziato e sviluppato dall’artista classe 1984, tanto nella mostra collettiva Mirros Cells, tenutasi presso il Whitney Museum, quanto nel recente Solo Show, The Cannibal Actif, presentato nel luglio 2016 presso la galleria Milanese Federico Vavassori. In queste due esposizioni possiamo già riscontrare un’interessantissima idea che viene ulteriormente approfondita nella mostra curato da Sara Fumagalli e Stefano Raimondi: il sovrapporsi dei concetti di preda e predatore come trasposizione della sintesi dei concetti di virtuale e reale.

La moquette arancione, che ricopre l’intero pavimento, crea una cornice superficiale su cui i lavori dell’artista si collocano, in un luogo concreto ma privo di riferimenti spazio-temporale: No Where, Now Here.

Rochelle Goldberg
No Where, No Here – exhibition view – ph S.C.

Questo spazio incerto è contaminato dagli oggetti scultorei, ognuno metonimia di sé stesso. Materiali che giocano con l’idea di una potenzialità fluida data dal rapporto tra naturale e tecnologico, dove l’organico si fonde con l’inorganico. Le figure naturali rappresentate, predatori per eccellenza nella consuetudine, pellicani e serpenti, sono bloccati nell’azione di divorare oggetti comuni costituiti però della loro stessa materia, assumendo così una nuova forma di cannibali.

In un loop in cui agisce una perdita d’identità, si attua quella potenzialità della trasformazione che è statement dell’opera di Rochelle Goldberg: ‘’If predators consum thier prey, they are tranformed in the process’’. Ed è proprio nel processo, in questa sorta di digestione, che lo spettatore giunge a metabolizzare la trasformazione stessa, il mutamento, come forma finale. La mancanza di stasi, in un continuo procedere potenziale di fusioni e sovrapposizioni, emerge nell’istallazione dal groviglio strutturale che percorre e che confina gli animali e gli oggetti nell’ambiente, che, sebbene definito nelle sue forme geometriche, è sottoposto all’azione di un possibile mutamento sotto la minaccia di semi vegetali, pronti in un attimo a germogliare sulla moquette cosparsa di sabbia lavica. Dal suolo emergono mani di ceramica smaltata, aggrovigliate in gomitoli annodati di LED. In questo paesaggio quasi infernale, le mani tendono a emergere dalla superficie compatta del suolo come in un silenzioso grido di anime già sommerse, digerite dalla materia stessa dello spazio inferiore.

‘’The surface perfoms an interspecies sociality, a hybrid tangle of virtual discard’’ spiega l’artista.

Rochelle Goldberg
No Where, No Here – exhibition view – ph S.C.

Ciò che è virtuale assume così la forma di un’estensione di un possibile campo del reale, in un paradossale ribaltamento delle percezioni: una preda tramutata in predatore, un predatore che diventa preda in una sintesi delle due forme. Lo spettatore è costretto a rapportarsi con un ambiente dalle molteplici prospettive, dove ogni definizione è incerta e produce una costante variazione di visione, rendendo lo spazio minaccioso e soggetto a una continua interrogazione.

In questa confusione spaziale, dove nessuna forma assume un suo unico e proprio significato, ci si trova immersi nella coesistenza di opposti: sotto gli occhi di un Gufo, istallato accanto alla porta di ingresso, che scruta dall’alto lo spettatore, chi guarda diventa paradossale preda osservatrice.

Sara Cusaro

ROCHELLE GOLDBERG

NO WHERE, NOW HERE 

A cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi

25 novembre 2016 – 15 gennaio 2017

GAMeC – Via San Tomaso, 53 – Bergamo

www.gamec.it

Immagine di copertina: No Where, No Here – exhibition view – ph S.C.

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