ROBOT Festival 2019. Will music save us?

Il nostro rapporto con la tecnologia sta cambiando rapidamente, diventa sempre più complesso e, per molti, sempre più oscuro e incomprensibile. È un’evoluzione continua che crea circuiti e sistemi sempre più difficili da hackerare e dai quali ci è impossibile sfuggire. La tecnologia si è imposta nella nostra quotidianità, è un fattore inscindibile delle nostre vite, che influenza le nostre scelte, le nostre relazioni sociali, il nostro modo di esperire informazioni.
Per questo motivo, l’Associazione Culturale Shape ha scelto #BalckBox come concept dell’undicesima edizione del ROBOT Festival, svoltosi a Bologna negli spazi dell’Ex GAM e del DumBo.
Black box, letteralmente “scatola nera”, è un termine che deriva dalla cibernetica, più precisamente dalla teoria dei sistemi: balck box è un sistema descrivibile solo nel suo comportamento verso l’esterno, ovvero è un qualcosa di cui ci è impossibile conoscere il funzionamento interno ma solo la sua reazione esterna (output) dovuta a una sollecitazione in ingresso (input). Non ci è dato sapere né ciò che contiene né come si comporta. È possibile studiarne il comportamento esclusivamente analizzando le risposte che esso produce a fronte delle sollecitazioni che riceve. Detto così sembra qualcosa di assurdo, ma in realtà, sistemi del genere sono diffusissimi nella vita quotidiana. Anzi, è il sistema che descrive meglio il nostro rapporto con la tecnologia: telefoni, computer, console, sono tutti esempi di black box: noi sappiamo che premendo un certo tasto si ha una determinata reazione, ma non sappiamo il processo che sta dietro a questa reazione.
Balck box è la metafora non solo della relazione uomo-tecnologia ma anche del modo in cui questo sistema influenza e modella le nostre relazioni e informazioni. È l’oscuro che, inconsciamente, ci accompagna nel quotidiano.



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E proprio per sfuggire alla dittatura della black box e dei suoi standard, il ROBOT Festival ci ha invitato, nelle serate del 25 e 26 ottobre, a rilassarci e meditare nella Sala Opium creata da Quarto Mondo.
Quarto Mondo è una “piattaforma di estrazione, metaforizzazione continua, transert di energie e corpi”. I vinili e i video, da loro selezionati per ROBOT Festival, creano “un microcosmo di assuefazione audiovisiva” nel quale immergersi lasciando ogni cosa alle spalle.
Vinili di musica aritmica e trascendentale, al confine tra meditazione e ipnosi, accompagnano le proiezioni di cortometraggi storici, come : Invocation of My Demon Brother (1969) e Lucifer Rising (1972) del regista d’avanguardia (e maestro dell’occulto) Kenneth Anger, i cui lavori hanno ispirato artisti quali David Lynch e Mick Jagger; Heaven and hearth magic (1962), il film d’animazione cutout di Harry Everet Smith (lo sciamano della beat generation); e Pas de Deux (1968) di Norman Mc Laren, un cortometraggio girato su supporti ad alto contrasto, con stampa ottica a ripetizione e vincitore del BAFTA (British Accademy of Film and Television Award), nel 1969, come miglior film d’animazione.
Will music save us? è l’interrogativo che si pone Quarto Mondo; quest’esperienza della Sala Opium, presentata al ROBOT Festival, è un tentativo di risposta. Uno spazio meditativo e spirituale che ci salva momentaneamente dal presente e che ci trascina lentamente attraverso l’oblio, proponendo “una via di fuga sensoriale dall’overloading”, dall’eccesso di informazioni che ci circondano nel quotidiano.

Stefano Angenica


ROBOT FESTIVAL #11

25/26 ottobre 2019

Palazzo Re Renzo, Ex GAM, DumBo – Bologna

www.robotfestival.it

Instagram: robotfestival


Caption

ROBOT FESTIVAL #11, Bologna, 2019 – Courtesy Robot Festival, ph PolpettaMag



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