Roberto Ghezzi, verso un dialogo tra arte e scienza

Roberto Ghezzi è nato e lavora a Cortona. La sua formazione inizia all’interno dello studio di scultura di famiglia e si perfeziona all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Inizia a esporre negli anni Novanta e i suoi esordi sono legati alla pittura. A partire dagli anni Duemila ha realizzato mostre e progetti che sviluppano una ricerca estetica e artistica legata al tema della sostenibilità che gli permette di raggiungere un punto d’incontro tra arte e scienza.
Durante le cinque giornate organizzate da CasermArcheologica a Sansepolcro, in occasione del progetto europeo C6 World Erasmus+, Roberto Ghezzi ha parlato della residenza d’artista svolta quest’anno in Groenlandia, in cui ha documentato, attraverso la tecnica della cianotipia, lo stato di scioglimento dei ghiacci. Sviluppando la sua testimonianza relativa a un possibile incontro tra creatività e sostenibilità, ha organizzato un workshop che ha coinvolto i venticinque ragazzi provenienti da Danimarca, Gran Bretagna, Norvegia e Svezia.


Come hai strutturato il tuo workshop, ottimo esempio di riuscito equilibrio tra fattibilità del progetto e capacità di coinvolgere i partecipanti? Quali erano le tue intenzioni di partenza e quali riflessioni ti ha lasciato questa esperienza?

La mia ricerca si muove da molti anni tra arte, scienza e sostenibilità ambientale. Il “contatto” con il paesaggio fa parte del quotidiano. In questo caso, svolgendosi il campus nelle immediate vicinanze del Tevere, una zona che conosco molto bene, ho pensato che potesse essere interessante innescare una riflessione sugli ecosistemi ripariali del fiume che offrono una incredibile varietà di specie a pochi passi dal centro abitato e dalla zona industriale. L’idea era quella di raccogliere le “visioni” dei partecipanti, ai quali ho mostrato la tecnica della cianotipia a contatto, invitandoli a realizzare stampe di un dettaglio dell’area che più, secondo loro, rappresentasse-sintetizzasse quel particolare habitat. All’inizio tutti hanno privilegiato l’aspetto estetico, e quindi stampe con fiori o erbe dalle forme particolari, poi alcuni hanno iniziato a cercare le erbe spontanee più rappresentative della zona, e non sono mancate addirittura stampe realizzate con rifiuti trovati lungo le rive. Dopo poche ore la tecnica è diventata strumento, mezzo di espressione di un pensiero.

La cianotipia è una tipologia di stampa fotografica che hai utilizzato più volte come pratica artistica: qual è la tecnica che al momento senti più affine?

La mia tecnica, se così si può definire, di elezione, attorno alla quale ho costruito tutti i progetti e le mostre degli ultimi anni è la Naturografia, chetuttavia richiede tempi molto lunghi di realizzazione e difficoltà logistiche impossibili da gestire in un breve laboratorio con venticinque partecipanti. La cianotipia invece, antica tecnica molto nota, pur interagendo con elementi naturali come la luce del sole, ha tempi di creazione davvero brevi e difficoltà di realizzazione pressoché nulle. Ho pensato che fosse il compromesso ideale per l’occasione.



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fu 4 Workshop Roberto Ghezzi – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani
fu 2 Workshop Roberto Ghezzi – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani
fu 1 Roberto Ghezzi durante il suo workshop – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani
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Hai dimostrato che l’arte non è solo uno strumento per interrogare un pubblico più ampio rispetto ai cambiamenti climatici, ma può dare un vero e proprio contributo alla ricerca scientifica, fornendo dati sotto le forme più inusuali. Vorrei parlare della tua residenza d’artista in Groenlandia, The Greenland Project, realizzata in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del CNR.

Ѐ il mio ultimo, grande progetto che mi ha portato per un mese a Tasiilaq, un piccolo villaggio nella costa orientale della Groenlandia dove, grazie all’ospitalità della Casa Rossa di Robert Peroni, ho potuto realizzare una serie di cianotipie “a fresco” del ghiaccio in scioglimento.
Più in particolare ho studiato delle aree invase dalla Chlamydononas Nivalis (un’alga rossa che, a causa del fenomeno dell’albedo invertito, accelera lo scioglimento del ghiaccio) realizzando delle stampe cianotipoiche a contatto sia delle zone “sane” che delle aree “contaminate”, con risultati eclatanti, adesso al vaglio dei ricercatori come Biagio Di Mauro del CNR- ISP, partner del progetto.

Solo la conoscenza può portare a sviluppare un interesse concreto rispetto ai cambiamenti climatici. Come studi e come ti muovi per concretizzare nuovi progetti e nuove residenze d’artista? Come ti relazioni con scienziati e centri di ricerca?

Di solito creo progetti in maniera autonoma scegliendo residenze non istituzionali in aree del pianeta dove non esistono strutture dedicate alla ricerca artistica. Preferisco essere libero nell’individuazione degli ambiti di studio, spinto da una problematica particolare come l’alga rossa in Groenlandia, o semplicemente dal desiderio di scoperta in luoghi distanti dalle comuni rotte del contemporaneo.
Certo, così tutto si complica, perché è necessario creare una logistica dal nulla, oltre che reperire sponsor, ospitalità, contatti locali, e collaborazioni scientifiche. Devo ammettere che quest’ultima parte, che all’inizio era la più ostica, negli ultimi anni, forse anche a causa di una presa di coscienza nuova del mondo “scientifico”, sta diventando meno complessa. Ѐ sempre indispensabile il dialogo, il giusto approccio e la ricerca di persone curiose e pronte a mettersi in discussione.

Partendo dalle cinque giornate trascorse, cosa ne pensi dell’idea alla base del progetto di ricercare un punto d’incontro tra creatività e sostenibilità? Può la creatività aiutarci a vivere la città in maniera più sostenibile, consapevole e condivisa?

La creatività può indicarci nuove traiettorie da percorrere, fuori, come amerebbe dire la mia collega di campus Tina, dalle rotte prestabilite. Sia percorrendo una linea retta immaginaria, sia cercando di stampare su carta le erbe spontanee più caratteristiche del fiume che ci scorre accanto e del quale forse ignoravamo la “vera presenza”.
Tutto ciò che ci permette di guardare con nuovi occhi il paesaggio che ci circonda, e quindi di vederlo nuovamente, senza che il tempo e la routine possano appannarne l’immensa bellezza, è un passo in avanti per noi e per tutti quelli che ci seguiranno.

Intervista a cura di Anna Masetti,
realizzata in collaborazione con CasermArcheologica


Instagram: r.ghezzi

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www.casermarcheologica.it


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Workshop Roberto Ghezzi – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani

Workshop Roberto Ghezzi – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani

Workshop Roberto Ghezzi – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani

Roberto Ghezzi durante il suo workshop – Courtesy CasermArcheologica, ph Elena Volterrani