Da ormai alcuni anni Adiacenze si è imposto a Bologna come lo spazio di riferimento per l’arte emergente e per l’indagine culturale nelle sue forme più attuali, proponendo progetti estetici orientati alla contaminazione tra i molteplici linguaggi dell’oggi. Le due videoinstallazioni inedite presentate da Andrea Familari (artista italiano di base a Berlino) nella personale a cura di Federica Patti, si inseriscono nel solco di queste interazioni sfruttando le fertili possibilità offerte dai media digitali. L’avventura dell’arte verso la smaterializzazione ha infatti portato molti artisti ad adottare strategie estetiche tendenti all’impalpabile e votate all’instabile e al probabilistico, riducendo ai minimi termini il valore descrittivo dell’immagine in favore di una correlazione simultanea tra stimoli sonori, tattili e visivi, illuminando le zone d’ombra di quella cornice evanescente e ineffabile che è il nostro campo percettivo. All’avvicinarsi del fruitore, il piccolo schermo di Notes#1 (2017) attiva infatti un test virtuale di timbriche strumentistiche accompagnato da una resa grafica del loro spettro secondo il modello cromatico RGB (Red, Green and Blue), come a sottolineare l’ineludibile integralità dell’esperienza percettiva, la sua natura relazionale e la sua base sinestetica messa brillantemente in luce dalla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty intorno alla metà del secolo scorso.

Andrea Familari

Untitled – Fine Art Print on Hahnemühle PhotoRag Ultra Smooth 305gr, 2017, 50X70 cm, 5 + 1 AP – courtesy Adiacenze

Questo viaggio alle radici della percezione si compie attraverso forme che lo stesso filosofo francese avrebbe forse ritenuto improprie, troppo rigide e schematiche, inadatte a cogliere la complessità del nostro esistere; ma i poligoni che si reiterano e si moltiplicano sullo schermo dell’installazione, dove il matematismo “autistico” delle ricerche analitiche incontra la dinamicità di quelle cinetico-programmate, ulteriormente alleggerite e aggiornate, raggiungono livelli di fittezza e di complicazione strutturale al punto da lambire i confini dell’informe, restituendoci così la densità dell’esperienza stessa. Lo si può cogliere con maggiore efficacia nella più monumentale Untitled (2017) che occupa il suggestivo piano interrato dello spazio espositivo e che ripensa la simultaneità dell’audiovisivo in termini di “autogestione” tecnica, mediante un’interazione logica e formale automatizzata dei processi algoritmici. Un gioco di relazioni interne che mutua le sue soluzioni visive dai frattali, dalle geometrie che costituiscono le strutture spontanee di foglie, piante e alberi affidandole ora a processi di crescita e di sviluppo tecnologicamente assistiti. Punto, linea e superficie sono qui asserviti a mimare la complessità di quei processi risolvendosi in fitti e intricati reticoli grafici in evoluzione, in una continua ricerca di forma e, al tempo stesso, di evasione da essa.

Andrea Familari

Untitled (2017) – videoinstallazione – courtesy Adiacenze

La complicazione di queste strutture a base organica si articola su uno spazio asetticamente bianco che contribuisce a ribadire l’analiticità quasi scientifica dell’operazione, come di organismi osservati e studiati al microscopio; una dimensione “da laboratorio” che sembra confermarsi nella serie di stampe fotografiche, esposte in mostra, quasi a documentare differenti stadi dei processi di crescita nel vitro digitale. L’immaginario vegetale, d’altronde, si presta benissimo a visualizzare modalità e aspetti della cultura postmoderna, come ha dimostrato Gilles Deleuze con la fortunata metafora del rizoma, struttura complessa che simbolizza il decentramento e la mancanza di punti fermi, ma soprattutto la totale assenza di una gerarchia del sapere, ormai inveratasi nell’interconnessione globale che permette di essere simultaneamente dappertutto, nel flusso. L’opera di Familari propone una visione analoga, assumendo la rizomaticità come legge regolatrice di una “vita delle forme” capace di proliferare anche in quella diafana atopia che è lo spazio video.

Pasquale Fameli

ANDREA FAMILARI

NOTES#1

a cura di Federica Patti

3 marzo – 1 aprile 2017

ADIACENZE – Vicolo Santo Spirito, 1 – Bologna

www.adiacenze.it

Immagine di copertina: Notes#1 (2017), courtesy Adiacenze

 

Pasquale Fameli

Pasquale Fameli (1986) è dottorando in Arti visive performative e mediali presso l’Università di Bologna, dove si è laureato con lode. Collabora al corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il medesimo ateneo, dedicando particolare attenzione alle esperienze extra-pittoriche del secondo Novecento. Nel 2013 ha pubblicato un libro dal titolo Il corpo risonante. Vocalità e gestualità nel Novecento, incentrato sulle esperienze sonoro-performative dal Futurismo a oggi. Attualmente i suoi interessi di ricerca vertono sulle poetiche concettuali e antiform di fine anni Sessanta.