Vita da arlecchino nell'età della tigre: Riccardo Giacconi a Piacenza.

La luce diffusa nel fumo, la penombra acre di un ARCI di periferia. Sul palco una sagoma scura: scarpe nere, caschetto nero, pantaloni neri e un pile grigio topo, vecchio. Davanti al palco, raro pubblico; sotto al palco una Harley Quinn cinquantenne scambia cordiali parole in attesa delle prima strofe dell’amico.“Il giorno si sveglia, risveglia il mio amore, il mio cuore si accende di te”.
Alberto Camerini, il suo sanremese omaggio a Goldoni e al Brasile, gli anni Ottanta raccontati dalla voce profetica di Arlecchino, maschera dell’alienazione elettronica della società occidentale. Passato e futuro si mescolano, inizia la descrizione elegante di mondo in bilico fra realtà e letteratura.

Riccardo Giacconi (San Severino Marche, 1985) con Ecfrasi -personale fruibile fino al 29 febbraio presso gli spazio espositivi di UNA a Piacenza – sviluppa un racconto che, riferendosi all’etimologia greca del termine che titola la mostra, propone la descrizione di una progetto espositivo all’interno del quale ogni oggetto diviene parte e portale di un racconto. Superando ogni sterile discussione sul Postmoderno, riunisce in un’unica installazione la sua più recente produzione: estratti dal film su Alberto Camerini, maschere in legno realizzate con artigiani in Barbagia, una serie di abiti di scena e tende in plastica in bilico fra oriente, mosaici antichi e video giochi.

Un percorso univoco per episodi suggerisce il “ciclo dell’eroe” cameriniano, presenta in modo osmotico un mondo di eccessi e cadute, gioca con la letteratura generando un dispositivo metaletterale, citazionistico, dove le opere perdono lo stretto principio di autorialità conducendo verso un teatro della vita dove si è attori e complici, dove un colorato costume appeso è allo stesso tempo in fase di asciugatura al vento caldo dell’estate, per essere rigenerato verso nuove scorribande, e segno di luminosa resa.



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Una mostra personale che si fa collettiva coinvolgendo e citando, non casualmente, gli artigiani produttori delle maschere esposte (Gonario Denti, Franco Maritato, Ruggero Mameli); inserendo un fantastico contributo critico di Valentina Lacinio che diviene opera fra le opere, necessaria e avvolgente, che fugge dalla diffusa moda e modalità di produzione di contenuti critici alieni e criptici, quasi sempre sfoggio di stilistica e autistica erudizione, mostrando come un testo autosufficiente possa sviluppare contenuti di qualità che ben soddisfano le esigenze divulgative di una progetto espositivo.

Senza Titolo (La vendetta di Mago Cipolla) è un prodotto letterario autonomo di alta qualità che, mantenendo tutte le sue necessità stilistiche e narrative, pone il lettore al centro della mostra permettendo un profondo rapporto empatico e conoscitivo con essa, sviluppando ricchezze che un “normale” testo critico non avrebbe potuto sostenere.

Guardando più da vicino le opere esposte a Piacenza ci accorgiamo di alcune “imperfezioni”: gli abiti rivelano tagli e chiusure, le maschere sono butterate; il mondo luccicante degli anni Ottanta mostra tutte le sue crepe, nasconde un profondo senso di malessere e depressione. Viviamo oggi in quella che Ivan Carozzi, nel suo omonimo romanzo, ha definito l’Età della tigre, in un epoca dove la dolcezza sconfinata di Zerocalcare si è imborghesita, dove la foresta è dominata da trapper famelici. Le generazioni native della rete vivono in un consumismo esibito, amazonico, e hanno perso ogni modello di lotta; in un’epoca da ambientalismo con i codini si fa necessaria una riflessione su noi stessi e sul nostro corpo (fisico e politico), si fa necessario un racconto dei racconti in cui riscoprire chi siamo accendendo una ormai ricca e intergenerazionale folla di periferia che canta a squarcia gola: “Io ti amo, io ti cerco, io ti voglio, rock’n’roll robot”.

Marco Roberto Marelli


Riccardo Giacconi

Ecfrasi

testo critico di Valentina Lacinio

23 Novembre 2019 – 29 Febbraio 2020

Una – Via S. Antonino, 33 – Piacenza

www.unagalleria.com

Instagram: una_galleria


Caption

Riccardo Giacconi, Ecfrasi (Mask 1), 2017, palm wood, cm 20 x 16 x 13 – Courtesy the UNA and the artist, ph. Marco Fava

Riccardo Giacconi, Ecfrasi (Costume 2), 2017, different fabrics, cm 199 x 65 x 28 – Courtesy the UNA and the artist, ph. Marco Fava

Riccardo Giacconi, Ecfrasi (Curtain 3), 2019, plastic, cm 237 x 84 and
Ecfrasi (Costume 1), 2017, different fabrics, cm 200 x 54 x 17 – Courtesy the UNA and the artist, ph. Marco Fava

Riccardo Giacconi, Ecfrasi – Installation view @ UNA, Piacenza, 2019 – Courtesy the UNA and the artist, ph. Marco Fava