Il gioco oltre la soglia: Riccardo Beretta da Francesca Minini

Il gioco è una componente imprescindibile della natura umana. Lo sa bene Riccardo Beretta che con la sua personale, presentata presso la galleria Francesca Minini di Milano, gioca all’interno di questo luogo dell’uomo.

Artista milanese, classe 1982, con alle spalle studi presso l’Accademia di Brera e con Lothar Baumgarten all’Universitat der Kunste di Berlino, Beretta entra nello spazio della galleria facendone il suo personale campo ludico. Con il progetto Paravento Playgroung, interamente site-specific, l’ambiente prende forma trasformandosi in quel luogo etorotopico che è proprio della creazione dell’animo umano.

Un paravento intarsiato, composto da quindici tipologie differenti di legno, si fa soglia. Superatolo si giunge così all’interno di quel contro-spazio che disvela, come la coperta che prende le sembianze di una tenda degli indiani in cui nascondersi.

Riccardo Beretta
Paravento Playground, 2016 – installation view at Francesca Minini, Milan – courtesy Francesca Minini

È nella parte anteriore, dove i colori del legno si susseguono nel continuum dei pannelli, che riaffiora l’idea del gioco. Per poterlo guardare attentamente è necessario chinarsi. Riportando il punto di vista all’altezza dello sguardo di un bambino, si ritrova il piacere di osservare la linea superiore del paravento, immaginando castelli incantati o fortezze da difendere. Scivolando con gli occhi lungo i dislivelli dell’opera riprendono forma i ricordi, memorie di quando nel playground, nel luogo altro in cui solo chi accetta le regole può entrare, nascevano narrazioni, storie e immagini.

Ma cosa si trova dietro a questo mondo fluido e dinamico di movimento incessante, di corse, cadute e sbucciature di ginocchia?

La curiosità che muove lo sguardo di ogni bambino ignaro di gran parte del mondo, porta lo spettatore a oltrepassare lo schermo. Penetrando oltre l’arco di passaggio, si scende nella mente umana, fino a toccare il nero profondo dipinto sul retro. È il buio dell’inconscio che proprio nell’infanzia assume la sua dimensione celata.

L’occhio sbircia allora dietro, per scorgere qualcosa che non si dovrebbe. Il bambino si fa “vecchione” alla ricerca di ciò che è negato.

Questo rimando a un ulteriore abbassamento, questa volta psicoanalitico, è stato scelto da Riccardo Beretta seguendo le tracce di un riferimento diretto a una tecnica medica di psicoterapia che permette il riaffiorare nella mente di ricordi traumatici.

Riccardo Beretta
Paravento Playground, 2016 – installation view at Francesca Minini, Milan – courtesy Francesca Minini

Le memorie negative legate all’infanzia, quale immagini cancellate ma sempre presenti sotto la soglia dello sguardo, si intuiscono nel colore scuro, ma riprendono suono nelle parole ricamate sui sacchi a pelo che compongono l’opera Sleeping Bag, Negative Cognition.

Al grido di “Mi amano perché non sono niente”, i giochi si fondono con gli incubi di infanzie rubate. Ricamate in fontaine, un font disegnato dall’artista, le lettere più grandi inglobano le stesse più piccole in un rapporto rispecchiato tra l’essere bambino e l’essere adulto.

Lo spazio si fonde nello scambio dinamico, nel confondersi fra un campo da gioco e un campo di battaglia. Il paravento concretizza questo luogo limite, come uno schermo di intimità solo da varcare: qui avviene il rito di passaggio.

In un processo tutto umano, lo spazio diventa paradigma di quanto accade nel progresso di crescita: dove un forma nota, domestica, come può esserla la figura di un paravento, si fa straniante, estranea, irriconoscibile generando uno stimolo per il cambiamento.

Sara Cusaro

 

RICCARDO BERETTA

PARAVENTO PLAYGROUND

17 gennaio – 18 marzo 2017

GALLERIA FRANCESCA MININI – Via Massimiano, 25 – Milano

www.francescaminini.it

Immagine di copertina: Paravento Playground, 2016 – installation view at Francesca Minini, Milan – courtesy Francesca Minini

 

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