Riaperture, chiarezza e ottiche di frammenti multiformi a Ferrara

Nell’attenzione rivolta al contemporaneo Ferrara, città estense dell’ideale, rinasce attraversando le tenebre del periodo post-pandemico grazie alla vitalità di Riaperture photofestival che, arrivato alla sua V edizione, dal 10 settembre al 3 ottobre 2021 anima i quattro weekend cittadini sviluppando una riflessione sul concetto di “città ideale”.

Ci sono infiniti modi per interpretare qualcosa dalle linee così pure come l’”Ideale”, il festival estense riesce in un’impresa anch’essa ideale nella difficoltà di tracciare i contorni evanescenti di una struttura urbana utopica. Riappropriandosi di spazi in disuso di chiese e palazzi storici e di non-luoghi cittadini Riaperture segna i confini di una cartografia in continua espansione, custode di quei segreti che si rivelano solo a una particolare e distinta attenzione dello sguardo. La visione comporta un coinvolgimento attivo del voyeur, una consapevolezza specifica del soggetto vedente nei confronti dell’oggetto in scena e nell’intreccio delle diverse dimensioni che richiama sia quelle in cui è immerso sia quelle in cui trasporta; in tal modo la funzione critica prevale sull’operazione di puro intrattenimento instaurando una dinamica ad alta risoluzione interpretativa. È evidente nonostante ciò come anche la sfera dello spettacolo non venga meno al suo ruolo canalizzatore. La sua presenza satura quella sensazione di avvolgimento capace di catturare e indirizzare la reale attenzione dell’eventuale visitatore verso l’oggetto e l’azione critica. Quest’ultima una volta innescata acquisisce lo stesso potere di attrazione di una calamita per la mente ponendosi a completamento del circolo della stimolazione e creazione del pensiero.

In tal senso la relazione tra le due sfere operative si può definire di “complementarietà simbiotica”.
Sebbene la consistenza effimera dell’ideale non ne consenta una precisa definizione all’interno di un tracciato dato, non si può negare che proprio la sua aleatorietà sia il suo punto di forza così come il carattere più influente a livello operativo; è proprio in virtù di questa sua condizione che l’ideale è in grado di contenere dentro di sé infinite identità ridefinendosi di volta in volta in molteplici maniere a seconda del desiderio che rispecchia. Attraversate e contaminate dallo spirito dell’aleatorietà anche l’urbanistica e l’architettura si confrontano con l’organicità del cambiamento, con la sua duplice essenza, effimera e di costruzione, e con la complessità della questione identitaria. In questo contesto l’immagine fotografica da una parte va ad arricchire e ad articolare ulteriormente, con l’eterogeneità della sua materia, una disputa già fortemente di difficile dipanazione, dall’altra, proprio in virtù del suo essere fonte primaria del contemporaneo, contribuisce allo sviluppo di molteplici chiavi di lettura di una contemporaneità a sua volta multiforme e il più delle volte di difficile comprensione e interpretazione.



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La commistione di diversi interventi fotografici, performance, talk, workshop, mastercass, incontri, visite e café d’autore, immersi nell’aria eterea di non-luoghi antichi e moderni, rileva un percorso di ricchezza visiva estremamente stratificato e avvolgente che non appesantisce e non crea confusione ma, paradossalmente, genera ordine, dando spazio sia a una chiarezza d’intenti sia a una trasparenza di osservazioni che attraverso l’eterogeneità delle forme si presentano nella verità della loro esistenza. Un cammino fisico in cui scoperta, visione, sorpresa e pensiero si fondono in unica azione di rilevazione di fenomeni contemporanei ampiamente dibattuti, come dimostrano i progetti fotografici di Fabio Bucciarelli When Everything Changed Covid-19: The European Epicenter, di Eleonora Calvelli Raibow Families e di MarcoBurattiBio Minds: dalla natura per la natura.

Riaperture, ponendosi nel solco di fiere e di grandi esibizioni, dimostra come la necessità di flessibilità, eterogeneità dei mezzi, variabilità di contenuti e in particolar modo attenzione al dibattito critico siano ormai caratteri indispensabili sia per accendere un interesse genuino nei diversi pubblici sia per dipanare il bandolo della matassa di un reale sempre più stratificato di significati e prospettive. In questa prospettiva si può affermare che la concretezza analitica del percorso espositivo venga gradualmente a stemperarsi nella trascendenza dell’epifania, assimilando inevitabilmente l’opera di Riaperture alla metafora spirituale della rivelazione, passando dal tangibile al metafisico in un’ottica di aggiornamento della conoscenza e delle verità dei fenomeni sensibili. L’utopia che assurge sempre una dimensione di non-finito non si realizza completamente ma in parte viene a coincidere nuovamente con l’anima di una città ricca di storia e vibrante come Ferrara, con le arterie della sua pavimentazione e della sua muratura, percorrendo parallelamente una volontà di comprensione del reale ridestata.

Erika Cammerata


Riaperture Photofestival

10 settembre – 3 ottobre 2021

Ferrara

www.riaperture.com

Instagram: riaperturefe


Caption

Riaperture Photofestival Ferrara 2021 – Exhibition view, Ferrara, 2021 – Courtesy Valentina Muzi, credits Elena Ragazzi e Arianna Genghini

Riaperture Photofestival Ferrara 2021 – Exhibition view, Ferrara, 2021 – Courtesy Valentina Muzi, credits Elena Ragazzi e Gideon Mendel

Riaperture Photofestival Ferrara 2021 – Exhibition view, Ferrara, 2021 – Courtesy Valentina Muzi, credits Elena Ragazzi, Luis Cobelo e Chas Chas

Riaperture Photofestival Ferrara 2021 – Exhibition view, Ferrara, 2021 – Courtesy Valentina Muzi, credits Elena Ragazzi, Luis Cobelo e Chas Chas