Rehearsal Project ospita e coordina Astergere, Purificare, Detergere, progetto di Andrea Barbagallo che indaga i meccanismi di processualità dell’opera d’arte

“La galleria deve essere un laboratorio dove si prova e si riprova, dove si bucano i muri, dove si appendono le cose, dove si dorme, al limite si mangia, dove si sta là, ci si esprime per tentativi, lo stesso spazio si trova e si inventa, deve essere modificabile, elastico, deve diventare nostro, non deve possedere caratteristiche condizionate”.

Con queste parole il curatore e gallerista Fabio Sergentini esplica la funzione progettuale dello spazio espositivo, che, a prescindere dalla vendibilità delle opere d’arte, deve avere una dimensione di ricerca e sperimentazione. Sulla scia di questa fascinazione per il processo artistico, e a partire dalla necessità di un dibattito culturale diversificato, nel 2016 nasce Rehearsal: inizialmente progetto itinerante, dopo la vittoria di un bando comunale, con sede fissa in via Passerini diciotto a Milano. Il gruppo è formato da due artisti, Andrea Bruschi e Agostino Bergamaschi, e da due curatori, Luca Maffeo e Giacomo Recalcati. Il nome del collettivo – letteralmente “prove generali” – suggerisce di indagare non tanto l’opera completa, ma le fasi evolutive del lavoro. Oltre alle discussioni che vedono protagonisti artisti, curatori e attori del sistema culturale, è fondamentale che sia il pubblico a fruire l’intero sviluppo della pratica artistica, con tutte le sue sfumature di transitorietà e incompiutezza. Partendo da queste idee, il ciclo di mostre ideate per lo spazio di zona Niguarda è suddiviso in tre fasi Astergere, Purificare, Detergere, ognuna delle quali si fa tappa di un itinerario espositivo che è nel micro il processo artistico e nel macro il suo allestimento. Il progetto è sviluppato da Andrea Barbagallo (Roma, 1994), con la collaborazione degli artisti Lorenzo Brivio (Carate Brianza, 1993), Myvanwy Gibson (Melbourne, 1965), Alessandra Draghi (Milano, 1994), Giulia Peretto (Moncalieri, 1993) e del curatore Stefano Castelli (Milano, 1979).

Purificare, depurare, assottigliare e schiarire sono alcune delle azioni selettive che nel processo creativo producono uno scarto materiale o ideologico. Andrea Barbagallo si chiede se e in che modo questo rifiuto ontologico possa rappresentare un espediente utile alla composizione e alla fruizione dell’opera d’arte e scrive: “la materia che si stacca dall’opera o quella che viene lasciata indietro dopo un percorso di materializzazione artistica può trovare una nuova voce, farsi carico dell’opera in maniera fantasmatica nel momento in cui essa non è in grado di sopravvivere e perpetuarsi nel tempo”.

Nel primo incontro, Astergere, la sala d’ingresso è interamente dedicata al lavoro di Barbagallo che si compone di tre lastre in metallo zigrinate sospese su giunture idrauliche, ognuna funge da display per due immagini. Sono fotografie in pellicola polaroid che inquadrano sculture candide, quasi accecanti, dalla forma imprecisa e abbandonate in paesaggi naturali decadenti. A metà tra resti fossili e riproduzioni artificiali, questi oggetti sfidano l’immortalità dell’opera d’arte e l’attaccamento dell’artista alla sua produzione. Lo scarto, dunque, come memoria del processo creativo, posizionabile tra il residuo e l’opera d’arte completa, anche se la ricerca artistica è costantemente in divenire.



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La seconda sala accoglie il lavoro di Lorenzo Brivio: attraverso media disparati come pittura, scultura, disegno e incisione, ci catapulta all’interno della realizzazione stessa dell’opera d’arte. In un quadro a parete, un ritratto in bianco e nero, dalle pennellate nervose, divide lo spazio della tela con una vecchia pagina di un libro e alcuni elementi processuali tra cui materiali scartati, fazzoletti sporchi di colore e cerotti sfilacciati che enfatizzano la componente incidentale di ogni ricerca. In questa direzione è fondamentale ricordare il “Coefficiente d’Arte” di cui parlava Marcel Duchamp, il rapporto tra le intenzioni a priori, che rimangono inespresse, e la componente casuale e inaspettata che subentra nel processo artistico. La vecchia pagina del libro contiene la stampa di un paesaggio malinconico e tenebroso al cui centro uno strano quadrato, probabilmente dovuto al deterioramento della carta, interrompe la visione. L’atmosfera misteriosa di questa inquadratura trova la sua massima espressione nell’enorme riproduzione serigrafica che Brivio affigge con rustici chiodi sulla parete. Questa operazione artistica, che infrange due volte l’aura benjaminiana della riproduzione tecnica dell’opera d’arte, rende l’immagine di partenza molto più inquietante ed enigmatica, mostrando una delle infinite possibilità in cui lo stesso soggetto visivo può presentarsi. Contrariamente a quanto accade nel film Blow Up (1966) di Michelangelo Antonioni, quando il protagonista dilata sempre di più la fotografia fino a imbattersi nell’indizio visivo di un omicidio, l’ingrandimento di Brivio conferisce alla visione una leggibilità ancora più incerta. Accanto alla stampa è abbandonata una garza rettangolare come fosse un cerotto artigianale, frame mancante della visione paesaggistica. La dimensione cinematografica è presente anche in una pedana in legno posizionata a terra e formata da spicchi irregolari a incastro. Alcune di queste fette lignee sono coperte da frammenti di immagini del più ampio spettro: da frame di documentari a screenshot di videogiochi e fotografie di opere d’arte. Lo spettatore può percorrere la pedana in un viaggio nell’immaginario digitale di Brivio, oppure può semplicemente appoggiare le lattine di birra da inaugurazione. Nella stessa sala è esposto uno dei due lavori creati da Giulia Peretto. La giovane artista piemontese si accosta al tema del residuo attraverso la scrittura di testi e lettere “mai pervenute”, indirizzati a destinatari incontrati per caso o in circostanze particolari.

Nel secondo incontro, Purificare, a testimonianza di una direzione curatoriale tesa alla transitorietà della ricerca artistica, alcuni elementi sono cambiati, altri si sono aggiunti. Una delle tre lastre di Barbagallo è stata appesa a muro per fare spazio al lavoro di Myvanwy Gibson. Si tratta di un’installazione che vede la presenza di uno schermo a terra e di un arbusto appeso al soffitto che sembra galleggiare nello spazio. Il film intervalla brevi video amatoriali, che riprendono volatili, pesci e mammiferi in contesti più o meno naturali, ad alcune frasi poetiche sulla fugacità dell’esperienza. L’artista legge il tema dello scarto nell’atto della morte quale ultima o prima fase del ciclo vitale. La sua telecamera, tuttavia, non inquadra solo i momenti del perire e, non essendovi una sequenza temporale, o di specie animale coerente, il ragionamento dell’artista rischia di rimanere un’intenzione.

Il terzo incontro, nonché finissage, Detergere, inaugurerà il 29 marzo e vedrà la produzione e la vendita di una fanzine,in cui la ricerca grafica e visiva di Alessandra Draghi si combinerà con un’opera del curatore Stefano Castelli.

Arianna Caviglioli


Andrea Barbagallo – Lorenzo Brivio – Stefano Castelli – Alessandra Draghi – Myvanwy Gibson – Giulia Peretto

ASTERGERE, PURIFICARE, DETERGERE

08 marzo – 29 marzo 2019

Rehearsal Project – Via Passerini, 18 – Milano

www.facebook.com/rehearsalproject/


Caption

Purificare, Lorenzo Brivio (part.) – Rehearsal Project, Milano, 2019 – Courtesy Rehearsal e l’artista, ph. Alessandra Draghi

Purificare, Myvanwy Gibson, Andrea Barbagallo – Rehearsal Project, Milano, 2019 – Installation View – Courtesy Rehearsal e gli artisti, ph. Alessandra Draghi

Purificare, Myvanwy Gibson (part.) – Rehearsal Project, Milano, 2019 – Courtesy Rehearsal e l’artista, ph. Alessandra Draghi

Purificare, Lorenzo Brivio, Rehearsal Project, Milano, 2019 – Installation View – Courtesy Rehearsal e gli artisti, ph Alessandra Draghi



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