ANYONE CAN BE PUSSY RIOT

Il punk non è morto, anzi sta benissimo e la voce che incarna è tutta al femminile.
In Europa, abbiamo ancora bisogno (ora più che mai) di un attivismo politico sano – di una sommossa popolare che sia autentica riforma e grido di bellezza.
La rivoluzione è una storia. La nostra storia.
Tutti possono essere questa storia. Tutti possono essere le Pussy Riot.

Sono arrivate per la prima volta in Italia (nelle tappe di Milano e Bologna) dopo essersi esibite su diversi palchi internazionali.
L’ultimo lavoro puramente musicale, del collettivo attivista punk sovietico, risale al disco Kill the Sexist del 2012.
Quello che è successo sul palco dell’Estragon Club di Bologna lo scorso 15 febbraio è stata eccezionale, un’autentica docu-reading-performance; il gruppo ha raccontato, tramite l’utilizzo del corpo, della voce, della musica e dei video (sempre parte essenziale del loro lavoro, pensiamo ai videoclip musicali che subito divengono virali), l’esperienza riportata nel libro Riot Days, opera di una delle leader delle Pussy – Maria Alyokhina – arrestata e imprigionata, insieme alle altre compagne, dopo la celebre performance nella chiesa ortodossa di Cristo Salvatore a Mosca nel 2012, realizzata per combattere la rielezione di Putin.

Il collettivo Pussy Riot, nel quale gravitano sia uomini sia donne, ha da sempre lottato per la libertà di espressione – una conquista non così semplice e scontata per quanto riguarda la loro terra d’origine, la Russia, dove l’oppressione e la soppressione delle diversità sono all’ordine del giorno senza alcuna modalità democratica di appello.

Il gruppo, fortemente anti-Putin, ha raccontato come le condizioni delle prigioni e dei campi di lavoro siano inumane – di come essere donna significhi ancora essere legata a cliché datati e obsoleti – di come la dittatura sia imperante nella formazione delle persone a partire dalla giovane età, di come sia ambiguo il rapporto tra Stato e Chiesa. Di come tutto sia incredibilmente rotto e corrotto.

Attualità e vicinanza. Ecco cosa si percepisce da questi racconti. Anche noi siamo coinvolti – noi vicini Europei, così simili, per niente diversi.



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Le Pussy Riot vogliono urlare al mondo che essere punk significa, prima di tutto: il diritto e il dovere di fare domande; di comprendere, capire, lottare e conquistare le uniche libertà possibili: la verità e la giustizia.

Le Pussy Riot non propongono disegni di vanagloria utopica; no, loro si pongono in prima linea anche a costo della vita e della libertà (come hanno dimostrato con le loro performance), per una resistenza attiva – presente – dissidente – lontana dall’inchinarsi al potere vigente.

Hanno preso parte alla docu-reading-performance la frontwoman Maria “Masha” Alyokhina, Kot e Nastya Awott, l’attore bielorusso Kiryl Masheka e il trombettista Oleg Larionov.

La performance è stata una vera mitragliatrice di speranza e lotta continua – una ricerca esasperata per la pace e il bene comune – tra simulazioni di atti masturbatori e volti coperti dai celebri passamontagna colorati (che hanno reso le Pussy Riot delle vere icone – sostenute da artisti del calibro di Yoko Ono e Marina Abramovic), corpi atletici preparati a invadere lo spazio – acqua gettata sul pubblico (il quale era stato invitato a un’attitudine di fruizione il più punk possibile) a ritmo di beat techno (cupi e taglienti, decisi), piccole incursioni Jazz (dal lirismo intrinseco della tromba), batterie spericolate, tastiere synth – il tutto accompagnato da un serrato spoken word fluente e totalizzante.

Una narrazione sinestetica, quelle delle Pussy Riot, che portando in scene loro stesse – come corpi testimoni – ha documentato, con riprese video e immagini fotografiche (il tutto sottotitolato in italiano), una Russia ferita profondamente – emblema di un mondo che ancora non afferra se stesso nella piena libertà di espressione.

Girls just want to have FIGHT.

Federica Fiumelli


PUSSY RIOT

Venerdì 15 Febbraio 2018

Estragon Club – Via Stalingrado, 83 – Bologna

www.estragon.it

Instagram: wearepussyriot


Caption

Pussy Riot – Courtesy Estragon Club Bologna



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