La mostra Première da E.ART.H, dove il quotidiano ospita l’arte

Come sarebbe ritrovarsi improvvisamente in una mostra d’arte mentre si sta andando a fare la spesa? A questa domanda apparentemente fantascientifica può solo rispondere la veronese Eataly Art House (E.ART.H), dove lo spazio della vita quotidiana ospita l’arte.

Dopo aver superato la frutta, la verdura e i salumi, ci ritroviamo nel primo spazio espositivo di E.ART.H dove, fino al 31 marzo 2024, è fruibile la mostra Première, a cura di Luca Beatrice.
Un luogo decisamente insolito dove dar vita a una mostra, ma geniale se pensate alla varietà di pubblico che può confrontarsi con l’esposizione: dal conoscitore d’arte fino alla famiglia che il sabato pomeriggio si reca a comprare il necessario per la settimana.

La mostra vede protagonisti nove giovani artisti figurativi – Mauro Baio, Chiara Calore, Matteo Capriotti, Andrea Ceddia, Lorenzo Ermini, Olga Lepri, Gloria Franzin, Sofia Massalongo, e Davide Serpetti – che, con la loro arte, riflettono le urgenze del nostro tempo, strutturandosi alla luce delle nuove possibilità tecnologiche.
Un esempio è la ricerca di Chiara Calore che, attraverso collage digitali e alterazioni di immagini, si sofferma su tematiche femminili; o il lavoro di Davide Serpetti da cui, attraverso uno scenario androgino di icone immaginifiche, emergono temi eternamente attuali come l’inclusività e la diversità.

Tuttavia, nonostante l’attualità delle tematiche, Luca Beatrice avrebbe potuto osare un po’ di più: il concetto di ritrovarsi da un luogo dedicato alla vita quotidiana a uno artistico è indubbiamente geniale e, oltre a ciò, lo spazio possiede di per sé un grande potenziale espositivo ma, purtroppo, non tutte le opere comunicano perfettamente tra loro e alcuni lavori rischiano di scivolare nella prevedibilità.

Proprio come la frutta, la verdura e i salumi, anche i lavori degli artisti sono in vendita, con tanto di prezzo indicato di fianco alla descrizione delle opere esposte.
In un primo momento è normale storcere il naso ma basta riflettere su dove ci si trova per comprendere la coerenza di quella scelta.
L’arte, così come il cibo, necessita di un mercato e spesso questo bisogno viene visto di cattivo occhio, diventando motivo di perplessità.
In realtà, rendendo vendibili le opere, E.ART.H apre le porte a un valore aggiunto: l’accessibilità. Avvicinando l’arte a un pubblico eterogeneo e diverso da quello delle gallerie, infatti, si dà vita a un nuovo collezionismo, più diretto e più aperto.

E.ART.H  non mira solamente all’inclusività e all’accessibilità ma anche alla bellezza e alla sostenibilità, a partire dalle sue fondamenta: si trova infatti negli spazi riconvertiti di quello che negli anni Trenta del secolo scorso fu il più grande magazzino frigorifero d’Europa. Direttamente servita dalla ferrovia, la costruzione era articolata intorno alla grande piattaforma girevole centrale, dal diametro di 17,94 m, posta in un ambiente coperto a cupola.  La struttura, dopo un lungo periodo di abbandono, è stata bonificata e resa usufruibile grazie a un intervento di restauro e riqualificazione firmato dall’architetto Mario Botta. 

Un progetto ambizioso quello di Eataly Art House che, oltre a dare spazio ai giovani artisti, ospita al piano superiore mostre di artisti affermati – in questo momento è in corso la mostra Bruno Munari. La leggerezza dell’arte, a cura di Alberto Salvadori e Luca Zaffarano – creando una coesistenza tra  due mondi, senza che uno debba mai escludere l’altro.

Ginevra Rutherford


Instagram: eatalyarthouse