Preferire l’ombra, terzo capitolo palermitano del progetto artistico internazionale Cassata Drone Expanded Archive

Preferire l’ombra è il terzo e ultimo capitolo palermitano del progetto artistico internazionale, che darà presto inizio a un percorso nomade, Cassata Drone Expanded Archive. Per il suo direttore g.olmo stuppia, la Sicilia – proprio come la celebre torta Cassata Siciliana – si presenta con un’identità a molteplici strati. L’indagine, lunga un anno, sulla pesante “dronizzazione armata” del territorio, a cui il progetto sceglie di dedicarsi, ci conduce a un finale di valore che, sotto la cura di Giacomo Pigliapoco e Luca Gennati, mette in dialogo le opere di James Bridle, Valentina Furian, Il Pavone, Marco Strappato, Paolo Cirio e Julius Neubronner.
In occasione della mostra – visitabile fino al 30 ottobre – abbiamo parlato con Giacomo e Luca dei punti di partenza e d’evoluzione di quel qualcosa che, poi, ci fa preferire l’ombra.


g. olmo stuppia, direttore del Cassata Drone Expanded Archive, ha affidato a voi la direzione e la curatela dell’ultimo capitolo del progetto.

Abbiamo conosciuto g. olmo stuppia circa due anni fa, incontrandoci un po’ per caso. In quei giorni eravamo a Palermo per collaborare all’allestimento della mostra Madame Pinin dei Masbedo, realizzata negli spazi del Museo Civico di Castelbuono. Manifesta ci ha messo nuovamente in contatto con g. olmo stuppia: presentava il suo Cassata Drone, progetto che sembrava sin da subito interessante e ben costruito. Lo scorso inverno ci è stato proposto di far parte del programma di residenze estive Dono, Cammino; dovevamo approfondire aspetti legati alla sorveglianza contemporanea. Pochi giorni dopo aver accettato, abbiamo deciso di rinunciare alla residenza e di rilanciare con l’idea di una mostra. In un attimo è nata la voglia di realizzare l’opera Drone Shadow di James Bridle in una piazza pubblica palermitana e da lì, a cascata, è arrivata, pian piano, la costruzione di tutto il resto del progetto che, oggi, costituisce la mostra Preferire l’ombra.

In che modo vi siete relazionati con la città di Palermo e con i prestigiosi spazi del Loggiato di San Bartolomeo e dell’attico di via Malta 21?

Era necessario avvicinarsi il più possibile a Palermo, provare a capirla, prima di realizzare la mostra. Le visite sono state importanti, fondamentale è stato g. olmo stuppia che ci ha continuamente concesso spunti interessanti, momenti di riflessione, narrazioni storiche e simboliche. La sua conoscenza e il suo aver lavorato tanto per la città ci hanno permesso di ottenere il patrocinio del Comune di Palermo e della Fondazione Sant’Elia. Immaginando, inizialmente, la mostra per Piazza Cassa di Risparmio e per gli spazi di via Malta 21, pensavamo di innescare un dialogo tra pubblico e privato che vivesse in un rapporto di altezze (la sede di Cassata Drone Expanded Archive è all’ultimo piano di quello che, oggi, è chiamato “palazzo storto”). Subentrata in un secondo momento la collaborazione con la Fondazione Sant’Elia, abbiamo potuto aprire il progetto anche al Loggiato di San Bartolomeo, edificio da poco restaurato e restituito al pubblico. Mentre, per via Malta, è stata più immediata la scelta delle opere e della loro collocazione, per quanto riguarda lo spazio del Loggiato, che è per sua natura architettonicamente più articolato, la fase di allestimento stessa ha chiarito molti dubbi. L’installazione Sociality, di Paolo Cirio, cambiava necessariamente i pesi in campo e Flying over the white threshold, di Marco Strappato, aveva bisogno di uno spazio più intimo. Il video de Il Pavone è stata l’unica nuova produzione che abbiamo portato in mostra, ha necessitato di tempi gestazionali più lunghi prima di raggiungere il suo stadio finale tramite il posizionamento dei monitor. A tutti gli effetti, con Il Pavone, abbiamo potuto ragionare sull’opera e sul suo allestimento, permettendo a entrambi di comprendere alcune dinamiche e notare con più precisione pregi e difetti.

Credo che comprendere veramente la Sicilia significhi divenire consci di un’italianità fatta di coerenze e contraddizioni. Pensando a Palermo, un contesto influenzato da un’accesa intersezione culturale, come sono state assorbite, dagli artisti che hanno partecipato al progetto, le tematiche della militarizzazione e dei sistemi di sorveglianza?

James Bridle e Paolo Cirio sono artisti che fanno della loro pratica una costante critica allo stato attuale della società. Bridle si era già confrontato con Palermo durante Manifesta: una sua prima intenzione per la Biennale nomade europea era quella di realizzare Drone Shadow. Presentare quell’opera a Palermo vuol dire mettersi in diretto confronto con una reale presenza di basi americane sul territorio siciliano, Sigonella su tutte. Cirio, che lavora spesso tramite affissioni e installazioni pubbliche, trova nel digitale la sua più stretta geografia: il suo è un discorso globale sulla contemporaneità.
Le fotografie d’archivio di Neubronner si legano a un fatto storico per dare il via alla narrazione di un esperimento aereo antecedente all’attuale drone. Valentina Furian con Il frutto del sorbo non parla strettamente di sorveglianza ma, tramite l’inganno, inserisce all’interno del rapporto tra visibilità e invisibilità le figure del cacciatore (pensabile come l’opera stessa) e della preda (il pubblico). Flying over the white threshold trova un respiro più estetico, tra lo psichedelico e il caleidoscopico. Marco Strappato, mediante l’uso di un loop specchiato, sposta la visione verso un ambiente digitale, abbracciando un immaginario che non ha un punto di vista e un luogo fisso.
Il Pavone, invece, riporta una realtà prettamente siciliana lavorando sul territorio e sulla sua cultura, con una visione che prende avvio da simboli siculi e da fatti storici legati alla mafia e alla massoneria.



Cassata Drone
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Per quanto riguarda l’opera di James Bridle, Drone Shadow, vi siete occupati direttamente del suo allestimento in Piazza Cassa di Risparmio; un’azione che esprime la nascita di una totale simbiosi. Ci raccontate qualcosa di questa particolare esperienza e del dialogo creatosi tra voi e gli artisti?

Pensiamo che la fase di allestimento in una mostra sia fondamentale. L’avvicinarsi all’opera non avviene durante lo studio visit, neppure durante gli altri momenti relazionali. Il momento di massima simbiosi con essa avviene quando viene affidata nelle mani del curatore che la posiziona all’interno del contesto espositivo. Pensare alla realizzazione e all’allestimento di una mostra permette di arrivare al centro delle diverse opere, non solo mentalmente ma anche fisicamente. Installare Drone Shadow ci ha messo al corrente della vitalità quotidiana della piazza, con la quale non avevamo fatto i conti, ipotizzandone l’allestimento prima nella fase teorica e poi sotto la forma di render. Con Cirio abbiamo intrattenuto un fitto dialogo in forma scritta, ma, come per Bridle, solo l’allestimento ci ha permesso un accesso completo all’opera. Installare 1300 brevetti, invadendo tutta la sala espositiva, sommerge letteralmente ciò che circonda il quotidiano. Il rapporto di amicizia con Marco Strappato e Valentina Furian, rispettivamente per me e per Luca, andava avanti da anni facendo crescere la voglia di collaborare e di far convergere le reciprocità in un progetto comune. Per l’esposizione delle foto di Neubronner abbiamo invece collaborato con Rorhof edizioni di Bolzano e con Nicolò Degiorgis che ha studiato e recuperato le foto d’archivio, vincendo nel 2017 l’Italian Council. Nicolò ci ha aiutato a meglio capire la storia e il peso storico dell’invenzione di Neubronner. Con Il Pavone, infine, c’è stato un più stretto rapporto in loco. Durante i giorni di allestimento siamo stati in costante scambio e sostegno, come per ogni fase della realizzazione della mostra.

Non è la prima volta che lavorate insieme. Ci parlate della vostra collaborazione e della visione che dà forma alla vostra professione di curatori?

Anche se non è il primo progetto che effettuiamo insieme, non ci identifichiamo come una collettività curatoriale. Sin dagli anni a Brera, abbiamo, prima di tutto, stretto un forte rapporto di amicizia, rapporto che è poi diventato, naturalmente, anche lavorativo. Abbiamo un atteggiamento simile nei confronti dell’arte ma più utili sono i momenti in cui ci accorgiamo di una visione differente su punti importanti della progettazione. Questi momenti hanno sempre portato a dialoghi e a una più solida fiducia nell’altro. Arriva sempre il momento in cui uno dei due si affida all’altro e cede alla sua visione. Si è sperimentato insieme e maturato insieme in molti aspetti. Preferire l’ombra ha dato adito al buon equilibrio presente tra noi due; troveremo di sicuro altre occasioni per collaborare nuovamente in futuro. A questo punto del nostro percorso professionale, reputiamo prematuro aver già acquisito una solidità tale da poterci occupare dall’inizio alla fine di un progetto espositivo come individualità: è sempre importante porsi in dialogo e in ascolto. La collaborazione amplia la visione, distende le controversie e nutre gli apparati esplicativi come, a oggi, nient’altro permette.
Non si tratta di inadeguatezza individuale nell’affrontare un progetto, bensì di intraprendere un’operazione di ampliamento dello sguardo, così che si possa valutare e giudicare contemporaneamente più aspetti, con l’intenzione di giungere alle fondamenta teoriche ed estetiche degli stessi.

Brenda Vaiani


Paolo Cirio, Il Pavone, Marco Strappato, James Bridle, Valentina Furian e Julius Neubronner

Preferire l’ombra

Cassata Drone Expanded Archive

25 settembre – 30 ottobre 2019

A cura di Giacomo Pigliapoco e Luca Gennati

Direttore: g. olmo stuppia

Loggiato di San Bartolomeo e Via Malta 21 (6° piano, attico) – Palermo

www.cassatadrone.org

Instagram: cassatadrone


Caption

Valentina Furian, Frutto del sorbo, 2015 – Installazione ambientale audio-video, 4:49 – Courtesy Cassata Drone Expanded Archive, 2019

Foto d’archivio di Julius Neubronner – Courtesy Rorhof Bolzano, ph A. Gambino – Cassata Drone Expanded Archive, 2019 

James Bridle, Drone Shadow, 2013 – Vernice per segnaletica stradale, modello RQ-4A Global Hawk, 35.4×13.5m – Courtesy Cassata Drone Expanded Archive, 2019

Preferire l’ombra – Exhibition view, Palermo, 2019 – Courtesy Cassata Drone Expanded Archive, 2019

Paolo Cirio, Sociality, 2018 – Stampe digitali su carta, dimensioni variabili – Courtesy A. Gambino – Cassata Drone Expanded Archive, 2019



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