Porto dell’Arte – Appuntamenti per la promozione di artisti in appartamento – nasce nel 2016 come spazio no-profit in cui giovani artisti vengono invitati a esporre mostre personali pensate come progetti site specific. In occasione dell’evento POLIS/BBQ, abbiamo incontrato Irene Angenica e Davide Da Pieve, giovani co-fondatori di questa dinamica realtà bolognese in espansione.


Come è nato questo progetto e che evoluzione ha avuto nei suoi primi due anni di attività?

Irene: Quando è nato Porto probabilmente non sapevamo nemmeno cosa realmente stessimo facendo, era un po’ un gioco. Il progetto l’avevo concepito in funzione di un mio esame di Didattica all’Accademia, e, vista l’effettiva possibilità di metterlo in atto, ho coinvolto Davide Da Pieve per la realizzazione. Ancor prima di verbalizzare l’esame nel libretto eravamo già partiti con la programmazione. In due anni siamo cresciuti davvero tantissimo, a partire dal nostro stesso team; a poco a poco si sono aggiunti Flavio Pacino, artista e designer, che ci aiuta per gli allestimenti delle mostre; Chiara Spaggiari, una studentessa di Filosofia affascinata dal mondo dell’arte e infine Lorenzo Cini, laureato all’Egart di Venezia che ci aiuta nel fundraising, soprattutto in funzione del bando MACbo (Multitasking Atelier Creativo) che abbiamo appena vinto e l’imminente campagna crowdfunding (Sail the Ship!) che vogliamo lanciare per sostenere la produzione dei prossimi artisti invitati e di un volume che raccoglierà alcuni lavori degli artisti sinora ospitati.

Alvaro Chior

Alvaro Chior – Sensory Warp, 2017 – video frame.1 – courtesy Alvaro Chior

In qualità di curatori che tipo di relazione instaurate con gli artisti che invitate a esporre? C’è un indirizzo artistico che accomuna le vostre scelte? Valutate anche candidature spontanee?

I: Per me Porto è principalmente un progetto didattico più che curatoriale, ci occupiamo in un certo qual modo della formazione dei nostri artisti, in maniera parallela ed estremamente diversa rispetto a una project room dell’accademia, ma, inevitabilmente, gli artisti che invitiamo a Porto avviano con noi un percorso di crescita e noi cresciamo con loro. Selezioniamo noi gli artisti, li invitiamo a cena per presentarci, ma soprattutto per fargli vivere lo spazio. Solitamente la collaborazione non termina mai davvero con la fine della mostra, siamo sempre pronti per consigli sullo sviluppo delle loro opere e continuiamo a promuoverli attraverso i nostri canali.
D: Ci interessa che vengano portati avanti progetti sperimentali, non prediligiamo un linguaggio in particolare ma ci interessa molto che l’artista lavori site specific e che affronti lo spazio come reputa più opportuno in quel momento. In questo caso siamo curatori ma cerchiamo di stare totalmente al di fuori del processo creativo, a questo ci pensano l’artista e lo spazio. Sinora siamo stati noi a chiamare ma ogni portfolio che arriva è il benvenuto.

Essere indipendenti permette di muoversi con la massima libertà di pensiero e azione. Pensate che sia possibile mantenere la stessa purezza di intenti quando si entra a far parte del cosiddetto sistema dell’arte? Quali sono, secondo voi, i maggiori condizionamenti a cui devono sottostare giovani artisti e curatori quando l’arte diventa una professione?

I: Gli “indipendenti”, in un certo qual modo fanno già parte del sistema dell’arte, sono come un virus al suo interno, sono influenzati da questo sistema tanto quanto loro lo influenzano. E non è un caso che queste realtà siano sempre più invitate e coinvolte all’interno di manifestazioni fieristiche.
D: Lavorare con artisti giovani significa dare la possibilità di sperimentare, non limitandosi alla soddisfazione del visitatore o di una certa richiesta del mercato. A volte è necessaria una certa libertà di intenti per aprire nuove strade del fare arte.

Il progetto POLIS/BBQ è un importante segno di interesse da parte delle istituzioni museali cittadine nei confronti della giovane sperimentazione artistica locale. Come si potrebbe incrementare questo scambio e cosa sarebbe più necessario/urgente ottenere?

D: È un dato di fatto che nel corso degli ultimi anni sono stati adibiti nuovi luoghi per la produzione ed esposizione artistica, ognuno con nuovi obiettivi e nuove strade da percorrere. Diciamo che per noi l’indipendenza non significa per forza scontro: la moltiplicazione esponenziale di luoghi autonomi riflette prima di tutto il grande bisogno di spazi per la produzione. Noi cercheremo il dialogo proseguendo in questa direzione, come faremo anche nella residenza d’artista Studio Sharing, nell’ambito di MACbo, alla quale stiamo lavorando, con l’obiettivo di animare (con altre realtà) un nuovo centro collettivo interamente dedicato alla produzione artistica.

Alvaro Chior

Alvaro Chior – Sensory Warp, 2017 – video frame.2 – courtesy Alvaro Chior

Per questo appuntamento ufficiale, che si svolgerà nella settimana più importante dell’anno per l’arte contemporanea a Bologna, voi, come la maggior parte degli spazi che costituiscono il circuito BBQ BOLOGNA, presenterete un artista non italiano. C’è una regia precisa dietro a questa scelta o corrisponde genericamente alla volontà di apertura e relazione che anima l’iniziativa?

I/ D: Su questo punto sono sorte molteplici discussioni, sia all’interno di BBQ che all’interno di Porto. Non possiamo negare che abbiamo riflettuto veramente a lungo riguardo la decisione da prendere. Per la prima volta accoglieremo un artista lontano dal solito circuito bolognese e per noi ciò è motivo di crescita. Confrontarci con un artista che non conosce il nostro ambiente e che non ha le nostre stesse radici significa dover iniziare un dialogo senza punti di riferimento. Per noi questo sarà un esperimento, il tentativo di voler realizzare una mostra site specific a distanza. Una nuova sfida nei confronti della pratica artistica e della sua progettazione ma soprattutto verso noi stessi e le possibilità del nostro progetto.

Potete darci qualche anticipazione sulla mostra di Alvaro Chior che animerà le stanze di Porto dell’Arte nei giorni della fiera?

D: Alvaro Chior è un esploratore della rete, un artista attento ai meccanismi che governano l’attuale regime scopico. L’ambiente stesso verrà inteso dall’artista come luogo di sperimentazione su differenti layers, nel quale verrà inoltre aggiunta una dimensione totalmente altra nell’appartamento, uno spazio virtuale entro cui lo spettatore potrà agire e visitare un’ulteriore mostra. Quanto possa cambiare il contenuto di un’immagine a partire dal modo in cui essa è percepita è uno dei primi motivi che animano la prossima mostra di Alvaro Chior: con un piede nella realtà e l’altro nel regno del virtuale, nella dimensione del possibile

Emanuela Zanon

 

💊 Sensory warp | Alvaro Chior

PORTO DELL’ARTE – via del Porto, 34 – Bologna

02 febbraio 2018 – 4 febbraio 2018 | h.18.00 – 23.00

Opening | Venerdi 2 febbraio | ore 18.00 – 23.00

www.portodellarte.wixsite.com

Immagine di copertina: Paolo Bufalini –  Metamorfosi – installation view, 2016, Porto dell’Arte, Bologna – courtesy Porto dell’Arte, ph credits Silvia Morelli

 

Emanuela Zanon

Laureata al DAMS di Bologna, città dove vive e lavora, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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