Pola Polanski – Gold Digger

Il lavoro congiunto di Current Project a Milano e dell’arte partecipativa di Anna Sobczak, meglio nota come Pola Polanski, delinea il profilo di un evento tanto semplice nell’intenzione espositiva, quanto complesso per implicazioni e riferimenti. Una Mostra – Gold Digger, visitabile fino al 7 febbraio 2019 – che possiede il vago sentore di una performance collettiva, dove si concilia l’attività di un project space con l’avvento di una traccia multiculturale destinata a modificare in modo indelebile il “viso” della società. La nostra, per l’appunto, nella quale, ormai da qualche tempo, il principio di subcultura – o proposta underground – si affianca alla liturgica mercanzia dell’arte ufficiale, dove si vende e si compra con tanto di contratto; senza tenere a mente che gli stessi artisti che insorgono in periferia hanno il dovere (e forse l’obbligo) di confrontarsi con quel sistema che, sebbene ibrido, e nella sua ufficialità – per offerta e opportunità – imperfetto, rimane l’unico esistente.

All’indomani di una fatica sempre maggiore nel riscontrare la differenza tra chi è giovane e chi è emergente, il flusso mediatico dei “luoghi indipendenti”, dove le diverse pratiche artistiche sono espresse e verificate, si affianca a una comunicazione che il più delle volte rischia l’omologazione. Attività parallela, eppure presente, capace talvolta di influenzare il mercato in termini di crescita e di richiesta futura; inflazionata dalle mode, magari, ma che non dovrebbe lasciarsi ingannare dal falso desiderio di goffe imitazioni dei canali riconosciuti.



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Sta di fatto che nello spazio di via Sant’Agnese 12 l’argomento si esplicita da sé. “Qui si mangia seduti”, cita un cartello. Un incipit che non può che far ricordare (almeno a chi scrive) il doppio senso della parola “esperienza”, così come descritto da Jaques Derrida in un suo intervento del 2002 intitolato Penser a né pas voir (Pensare al non vedere). Se una prima accezione, infatti, spiega il termine indicato dal filosofo francese nella qualità di una «relazione presente a ciò che è presente»; una seconda considerazione, ben diversa, descrive l’esperienza come «il viaggio o la traversata». Un continuo «sperimentare verso, attraverso o a partire dalla venuta dell’altro nella sua eterogeneità più imprevedibile».

La tavola imbandita con prodotti a buon mercato e tovaglia di carta rosa sovverte il buffet istituzionale. Trasforma, non senza una qualche ironia di fondo, il distacco contemplativo in occasione. Opera-operante per chiunque entra nello spazio con la voglia di non starsene in disparte e cogliere il vivo della situazione. L’approccio interattivo proprio dell’artista di Danzica si declina presso il Current Project come un piccolo «viaggio senza design» (continuava Derrida) all’insegna del possibile e del non previsto. Il tutto coronato dalla consapevolezza estetica di rielaborazioni fotografiche laser print, mediante le quali Pola Polanski racconta ed espone incontri casuali con gente di quartiere e dalle etnie più disparate. Uomini e donne come tanti che l’artista non solo fotografa, ma con cui decide di fermarsi a parlare in un momento di transito, oppure all’uscita del supermercato. L’approccio interattivo (usuali sono le interviste, i giochi e le conversazioni) assume quindi la via di un’opera performativa di cui le immagini che ne derivano sono il segno e l’icona. Mentre lo spazio, il locus operandi, investe sull’esperienza e la trasforma in sperimentazione.

Luca Maffeo


Pola Polanski

Gold Digger

24 gennaio – 07 febbraio 2019

Current – Via Sant’Agnese, 12 – Milano

www.currentproject.it

Instagram: current_____


Caption

Pola Polanski, GOLD DIGGER – exhibition view, CURRENT, Milan – Courtesy CURRENT

Pola Polanski, GOLD DIGGER, laser print on paper, 42 x 29,7 cm, CURRENT, Milan – Courtesy CURRENT

Pola Polanski, GOLD DIGGER, laser print on paper, 42 x 29,7 cm, CURRENT, Milan – Courtesy CURRENT

Pola Polanski, GOLD DIGGER, laser print on paper, 42 x 29,7 cm, CURRENT, Milan – Courtesy CURRENT



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