Five questions for Paolo Cavinato

Paolo Cavinato (1975) vive e lavora tra Copenhagen e Mantova, la sua città natale. Nelle sue opere, l’artista utilizza diversi linguaggi espressivi al fine di creare spazi mediativi e ingannevoli, nei quali realtà e immagini mentali possono intrecciarsi. Lo spazio fisico è infatti il punto di partenza della sua ricerca, che col tempo ha investito  anche un luogo più ideale, votato all’assoluto e all’ideale utopico, al cui centro resta sempre e comunque lo sguardo dell’umano.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Non c’è un vero inizio. Mi sono sempre sentito così fin da bambino. Lo ritengo un percorso lungo fatto di vari momenti. Forse la mia vera ricerca sullo “Spazio Vuoto“ inizia nel 1995. Per arrivare a oggi i cambiamenti sono stati molteplici utilizzando linguaggi molto diversi e distinti, come l’uso del video, della fotografia, della pittura o della scultura.

Probabilmente quand’ero più giovane mi sentivo anche più istintivo, oggi sicuramente sono arrivato a delle forme scultoree molto essenziali, asciutte, molto più leggere.

Così come i punti di riferimento sono cambiati, negli anni. Da una pittura più materica legate a frammenti di memorie, sono passato a delle situazioni di vuoto assoluto nello spazio.

In queste differenze ci sono comunque delle linee di continuità. Il fascino e la paura per qualcosa che sta oltre. Il concetto di “Soglia”, come spazio liminare, tra questa vita e quello che potrebbe esseci oltre. Una via metafisica.

Paolo Cavinato
Continuous City #3 – 2016, legno, alluminio, filo in fluorocarbone tinto in acrilico, plexiglas, 60 x 140 x 11 cm – courtesy The Flat

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Le tematiche che spesso ritornano sono appunto Lo Spazio Vuoto, la Soglia, lo Specchio, l’Occhio Interno, la Via. Tutti concetti forti che conducono a delle riflessioni sul senso dello stare qui in questa dimensione e chiedersi che cosa sia questa strana cosa che chiamiamo realtà.

Vorrei riprendere la fotografia e sviluppare una ricerca sullo Still Life, poi collegata a delle nuove sculture. In questa direzione ho un progetto importante a Palazzo Ducale a Mantova, per la prossima primavera, in cui il direttore Peter Assmann mi ha chiesto di realizzare degli interventi specifici in alcune sale del palazzo, dove poter dialogare con artisti, architetti e artigiani del passato, dal medioevo al rinascimento.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Mantova è la mia città di partenza, una culla fondamentale per la mia formazione, anche se ormai vivo spesso tra Copenhagen e la campagna mantovana. È davvero strano vivere tra due situazioni così diverse e opposte. Mantova rappresenta un po’ l’Italia. È  una città museo, fissa in un tempo immobile. Sospesa e metafisica. Copenhagen offre una grande situazione di scambio con altri artisti contemporanei. Diciamo che vivo in Italia per trovare la mia solitudine e poter realizzare nel mio studio ciò che vedo e assimilo fuori. A Copenhagen la scena artistica è decisamente vivace, ma gli spazi di lavoro sono purtroppo piccoli ed è un po’ più complicato se vuoi realizzare cose in grande.

Paolo Cavinato
Protection (China) – 2014, Swatch Art Peace Hotel, Shanghai, legno, metallo, acrilico, 270 x 240 x 210h cm – courtesy Paolo Cavinato

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

In alcuni paesi, forse quelli più felici, vedi diversi sistemi convivere. In Italia è quasi impossibile dedicarsi completamente all’arte. Non si è sostenuti da nessuno purtroppo. Pur essendo un paese ricco di storia dell’arte, solo una piccola élite si appassiona all’arte contemporanea. È una follia. Da artista italiano, più o meno giovane, provo frustrazione. Vivo parte del tempo all’estero e conosco quanto si è considerati fuori da questo paese.

Che domanda vorresti ti facessi?

Cosa faresti se non ci fosse stata l’arte nella tua vita?

Credo farei l’alpinista, o comunque, sarei un grande camminatore. È una cosa che mi appassiona molto appena ne ho l’opportunità. Fare trekking, salire alte montagne, attraversare boschi, sentirmi in una profonda natura.

www.paolocavinato.net


Intervista a cura di Claudia Contu per FormeUniche

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