Passato e presente in Gabriele Grones

Tra le stanze di Palazzo Fulcis, madonne con bambino, santi e sante e personaggi emblematici del Settecento dialogano, sottovoce, con gli eccezionali ritratti di Gabriele Grones (Arabba, 1983).

La sede del Museo Civico di Belluno ospita, fino al 12 gennaio 2020, la mostra ECHOES Assonanze tra passato e presente di Gabriele Grones curata da Gabriele Lorenzoni e Denis Ton. In questa esposizione moderno e contemporaneo coabitano in un medesimo spazio offrendo una visione parallela della collezione permanente del museo e delle opere di Gabriele Grones. La selezione dei lavori ha richiesto una fase di ricerca e osservazione complessa e studiata, volta a creare un rapporto di continuità con le opere già presenti nello spazio. La collocazione delle sue tele rappresenta un elemento distintivo della mostra, indirizzata a valorizzare le molteplici corrispondenze tra l’arte del passato e il linguaggio di questo autore, fedele sostenitore e prosecutore di alcuni valori formali classici. Nelle numerose stanze del palazzo si instaurano dialoghi mutevoli e costruttivi tra oggetti antichi e pitture che si svelano o si mimetizzano con intensità diverse, in alcuni casi attraverso l’utilizzo strategico di supporti che trasformano il tradizionale format del quadro in installazioni – come in Roberto (2010) e Elio (2010). In questi casi i quadri sono posizionati sopra a due basi che richiamano i supporti utilizzati nelle sculture acefale retrostanti creando un rapporto fluido tra passato e presente, tra volti odierni e statuaria antica. Lo spettatore è invitato a una continua stimolazione visiva e mentale grazie a un allestimento che prevede l’accostamento di linguaggi solitamente distinti e spesso proposti in netto contrasto. Mediante questa modalità, mondi apparentemente lontani appaiono affini e connessi a livello compositivo, cromatico e di significato.

Nella prima sala Sandra (2012) appare come il naturale conseguimento delle Vergini che la circondano, creando una relazione armoniosa dettata dalla condivisione di uno stesso stato evocativo di contemplazione e devozione. Jennifer #5 (2018) e Manuel (2008) sono collocati in una stanza dedicata all’immagine ad affresco: alcuni frammenti di volti umani affiorano dalle pareti come tracce di un passato difficilmente decifrabile, similmente ai ritratti di Gabriele Grones che stanziano sospesi in una realtà anonima, fuori da qualsiasi tempo e spazio conosciuti.



Gabriele Grones
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Il mondo della vegetazione è un altro, ma non secondario, protagonista delle opere scelte per questa esposizione. Intitolati Frammento e seguiti da una numerazione consecutiva, i quadri dedicati a questo tema si immergono nel contesto museale trovando interessanti relazioni con la collezione di disegni di vedute naturali e gli stucchi a carattere floreale applicati in molte stanze del palazzo. Il microcosmo proposto dall’autore, animato da varie piante selvatiche al limite tra il reale e il fantastico, è l’esito di un profondo ragionamento sull’importanza di raccontare anche questo mondo meno evidente, più velato, erroneamente considerato marginale e quindi tralasciato.

L’abilità “da miniaturista” di Gabriele Grones raggiunge alti livelli nel palazzo: l’incarnato delle sue figure umane, la consistenza dei tessuti, i contorni puntiformi delle foglie e la profondità spaziale generano un sentimento di meraviglia. Lo stupore provocato non è istintivo, bensì ragionato perché è il risultato di una riflessione sulla concezione di bellezza che si manifesta allo spettatore attraverso la resa minuziosa del dettaglio. I vari particolari plasmano l’identità del soggetto annullando qualsiasi possibilità di doppione: ogni ritratto è la trascrizione visiva di un volto che diviene icona. Da un punto di vista tecnico, l’artista prevede uno studio della persona tramite una serie di scatti fotografici, dei quali si serve per crearne una propria versione. Una volta analizzati gli svariati frame, rianima singoli particolari generando un ritratto simile alla realtà ma dilatato nei diversi intervalli di tempo degli scatti. L’effetto finale è la specificità della sua cifra stilistica: i suoi ritratti sono la rappresentazione pittorica della simultaneità del tempo poiché nel medesimo volto sono depositate tracce di istanti diversi, quasi impercettibili ma tangibili.

L’opera Gottfried (2015) chiude il percorso espositivo lasciando lo spettatore in una condizione di piacevole sospensione al confine tra una percezione di riconoscimento e un senso di incertezza di fronte a personaggi che appaiono familiari ma contemporaneamente appartenenti a una genealogia introversa e frammentata, che si svela solo per qualche istante in piccoli dettagli.

Giorgia Bergantin


Gabriele Grones

ECHOES Assonanze tra passato e presente

A cura di Gabriele Lorenzoni e Denis Ton

15 settembre 2019 – 12 gennaio 2020

Musei Civici di Belluno, Palazzo Fulcis

www.mubel.comune.belluno.it

Instagram: gabrielegrones


Caption

Gabriele Grones, ECHOES Assonanze tra passato e presente – Exhibition view (Jennifer #5, 2018, olio su tela, 30×23 cm – Manuel, 2008, olio su tela, 28×20 cm)

Gabriele Grones, Frammento #1, 2015 – Olio su tela, 30,5×30,5 cm – Courtesy Galerie MZ Ausburg

Gabriele Grones, ECHOES Assonanze tra passato e presente – Exhibition view (Roberto, 2010, olio su tela, 42×32 cm – Elio, 2010, olio su tela, 38,5×30,5 cm) – Courtesy Galerie MZ Ausburg



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