Ipotesi di scultura presenti nella loro ossatura originaria. Solide armature sono esibite come corpi ripresi nella loro essenzialità estetica e nel loro purismo formale. Le composizioni si fanno architettoniche e il linguaggio austero, sintetico e articolato. L’equilibrio media tra i vuoti e pieni, fra la forza e l’abbandono alla consunzione naturale. Elementari sintassi fisiche, immagini primitive disegnano eleganti percorsi materici spogliati da ogni decorativismo.

OPUS di Valentina Palazzari è il quarto appuntamento inserito nel ciclo My Room on Mars, visitabile fino al 4 aprile presso MARS (Milan Artist Run Space) e curato da Fabio Carnaghi. Siamo a NoLo (North of Loreto), uno dei più interessanti distretti della città. All’interno di un cortile, in una via chiusa, si nasconde un luogo singolare di pochi metri quadrati. Nato come spazio indipendente nel 2008, diventa ambiente ideale per produrre contenuti artistici, selezionati direttamente dal direttivo composto da Lorenza Boisi (fondatrice), Yari Miele e Fabio Carnaghi.

Valentina Palazzari

OPUS, installation view MARS, 2018 – Courtesy MARS, ph Cosimo Filippini

 

“I progetti nascono da un dialogo molto intenso”, ci racconta il curatore, “il confronto con l’artista è indispensabile per capire i limiti che si pone, per poterli superare e andare oltre” continua, “mi interessava portare qui Valentina [Palazzari, classe 1975], perché la sua non è un’opera facile e ha un certo impatto”.

Lavori nuovi, mai esposti o non ancora completati, entrano nel tessuto estemporaneo configurandosi nella loro nudità. La “struttura nuda”, teorizzata dal Carnaghi nel saggio introduttivo alla mostra, è espressione autentica e rievocazione verso una certa avanguardia. Definita in un periodo, in ricerche o in singoli rappresentanti, attinge direttamente e iconograficamente dall’edilizia e dalla quotidianità, attraverso una pratica di prelevamenti, ricomposizioni o ricollocazione, priva di artifici e di invenzioni sceniche.

La scena è “costruita” da Palazzari, più che con fare scultoreo, con una sensibilità architettonica, nel tentativo di edificare contenuti depositari di un lessico declinato verso un certo immaginario.

Tre lamiere sovrapposte in più strati, mostrano la loro malleabilità. Fogli di metallo ondulato, deviati nella loro sagoma, piegati e ammaccati, sono sottomessi alla volontà dell’artista e si offrono allo sguardo del pubblico come grandi quadri plastici appesi alle pareti e bloccati da ferri e chiodi. Una rete elettrosaldata pare sospesa in una condizione di provvisorietà, divide idealmente il locale scomponendolo in porzioni.

Operazioni dall’aspetto grezzo e rigido si scoprono duttili e raffinate nella loro sobrietà, rivelando la loro bellezza scarnificata e affacciandosi come essenze vive e viventi nella loro temporalità, con la trasformazione avviata dal processo di corrosione del metallo. Tracce di passato si depositano sulle lastre lasciando indizi e impronte di colore casuale e incompleto, attestazione ineluttabile della sua presenza.

Valentina Palazzari

OPUS, installation view MARS, 2018 – Courtesy MARS, ph Cosimo Filippini

Opere mutanti, strutture vitali, volumi colmi o spogliati da ogni formalismo, rimandano a una superficie primigenia, libera da sovrastrutture, da rivestimenti o camuffamenti. Si articolano severe e asciutte nella consistente compattezza e trovano un perfetto ordine tra le pieghe del “difettoso1” spazio ridisegnandone il perimetro e suggerendone la composizione interna. La giovane artista umbra elabora la sua poetica depurandola da ogni esteriorità e apparenza, perché è nella sottrazione degli elementi che si dichiara la bellezza della materia e delle sue imperfezioni.

Elena Solito

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1 “MARS si rivela dunque come scatola di potenziale, come white cube esteticamente difettoso ma contenitore di tante proficue diversità che prospettano una commistione ed una grande carica di energia inventiva”. MARS/ Milan Artist Run Space

 

VALENTINA PALAZZARI

OPUS

a cura di Fabio Carnaghi

22 Marzo – 4 Aprile 2018

MARS – Via Guido Guinizelli, 6 – Milano

www.marsmilano.com

Immagine di copertina: OPUS, installation view MARS, 2018 – Courtesy MARS, ph Cosimo Filippini

 

Elena Solito

Ha studiato moda e fotografia. Ha collaborato come contributor con alcune riviste. Studia Beni Culturali all’Università degli Studi di Milano, si occupa di storytelling e collezionismo privato. È interessata alle nuove istanze artistiche che si sviluppano in quelli che sono i “non luoghi” dell’arte.

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