Pittura abitata. Fotografia abitata. L’una nell’altra e dall’altra, in uno scambio fecondo, complesso, dal 1839, anno di nascita della seconda ad oggi. Abitare comporta difficoltà, comporta fusione, adattamento, scontro, significa fare propri luoghi e contesti. Abitare significa conoscere, e conoscere ci conduce ad una inevitabile riflessione critica. Oltreprima, si pone nell’oggi, come luogo dove fotografia e pittura coabitano, interagendo, sovrapponendosi, e anziché fornire risposte pone ulteriori quesiti sulla fotografia dipinta nell’arte contemporanea.
La mostra, ospitata negli spazi della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, è curata da Fabiola Naldi e Maura Pozzati in collaborazione con Photology ed è a tutti gli effetti un’esposizione da vedere e rivedere più volte, una delle migliori fra quelle presentate, negli ultimi anni, nella città felsinea.
Perché? Perché innanzitutto, oltre al lavoro espositivo, il catalogo edito dal già citato Photology è corredato dal prezioso contributo storico-critico di Fabiola Naldi che si è avvalsa di studi fondamentali di autori celeberrimi, tanto per citarne alcuni: Renato Barilli, Claudio Marra, Francesca Alinovi, Roland Barthes, Flaminio Gualdoni, Walter Guadagnoni, Carlo Arturo Quintavalle; dall’approfondimento accurato delle opere in mostra di Maura Pozzati e di alcuni scritti inediti degli artisti coinvolti.

Oltreprima

LUIGI ONTANI Indian Band, 1977 – triptych painted photograph – courtesy Luigi Ontani

Una rosa incredibile di diciannove artisti, un dialogo fertile che crossa fra varie generazioni, tecniche e contesti: Helena Almeida, John Baldessari, Luca Bertolo, Giuseppe De Mattia, Flavio Favelli, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Ketty La Rocca, Piero Manai, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Federico Pietrella, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Marco Samorè, Mario Schifano, Alessandra Spranzi, Ida Tursic and Wilfried Mille.
Oltreprima, a partire dalle ricerche svolte negli anni Sessanta/Settanta, prosegue la propria riflessione in un dialogo dinamico, pronto a seguire a sua volta due macro aree di interesse, quello di matrice concettuale e quello gestuale – materico – pittorico.
“Oltreprima. Oltre il quadro e prima della fotografia, o prima del quadro e oltre la fotografia; oltre la narrazione della fotografia e prima dell’ordinario visibile; oltre la pittura come azione e prima della rappresentazione. Oltre prima non sopporta il prima e il dopo, perché prende senso altrove, nel territorio dove la pittura vive, disegna, scrive, copre, macchia, esiste insieme alla fotografia ma contro-campo. Una pittura di sbieco, che espande il soggetto, che enfatizza, che decora, che solca, che puntualizza, che abbellisce o imbruttisce perché desidera spostare i confini verso qualcosa di inaspettato”. Così si manifesta Oltreprima nella parole di Maura Pozzati, un dialogo tra i due media: fotografia e pittura che deve avvenire senza combattimento, perchè come sottolinea Fabiola Naldi: purché viviamo in un’epoca di conflitto, resta sempre e solo l’immagine.
Ed è nella convivenza di pittura e fotografia che l’immagine vive.

Ho scelto di iniziare l’articolo con l’espressione “Pittura abitata”, titolo di un’opera in mostra dell’artista portoghese Helena Almeida, perché ben ritrae la condizione dell’artista prima dell’arte, in bilico tra realtà e rappresentazione, fotografia e gesto pittorico. Un’opera intrisa di poesia pigmentata blu, oltre il medium.

Oltreprima regala all’osservatore molti lavori inediti, frutto di una ricerca negli studi d’artista o nelle collezioni private, autentici gioielli di visione, come l’opera di Marcello Jory che è anche un omaggio al grande critico Roberto Daolio, una contaminazione Daolio-Klee del 1974, un lavoro sul corpo dell’artista (e in questo caso anche del critico) perchè “è proprio il corpo il diamante da tagliare”, “il cristallo da lucidare”. Prima di avvicinarsi a qualsiasi fare artistico Jori ha avuto l’esigenza di esplorare l’artista stesso. “Una storia dell’arte d’artista”.
Altro lavoro sul quale riporre attenzione è Games of desire del 2008 di Shirin Neshat, dove l’uomo e la donna fotografati sono avvolti in un silenzio assoluto, immobili, legati alle rappresentazioni altamente simboliche del muro retrostante, l’intervento pittorico qui è sussurrato, delicato, intimo, in punta di piedi, una grafia intensa ma esile si propaga sulla superficie bidimensionale, tessendo così un pelle che diviene lingua e corpo di significanza.

Oltreprima

GERHARD RICHTER Untitled, 1994 – oil on photograph – courtesy private collection, Milan

Imponente, la tela emulsionata che riproduce una fotografia, un fotogramma di un film o una trasmissione televisiva, l’Omaggio a De Chirico di Mario Schifano, una resa patetica, nell’accezione data al termine da Marco Meneguzzo: “nel senso etimologico del termine, vale a dire malinconicamente commovente, quasi sofferente. La pittura, cioè, mostra tutta la sua inadeguatezza, e proprio in questo mettersi a nudo rivela i limiti di quel simulacro di realtà che è il flusso continuo delle immagini mediatiche.”
Emblema dell’esposizione invece sono le due fotografie sovra-verniciate di Gerard Richter, il quale si serve della fotografia per creare un’immagine pittorica totalmente nuova, senza dover seguire regole formali, compositive o tonali.
Opera dopo opera, siamo trasportati attraverso slittamenti temporali ad un susseguirsi di immagini seducenti, che affascinano e incuriosiscono: dall’operazione magrittiana di John Baldessari che costruisce e decostruisce conducendoci attraverso una scala blu in una nuvola musicale, alle sottili riflessioni di Luca Bertolo su immaginari culturali condivisi come La Repubblica delle donne. Dalla fisicità delle polaroid dipinte, autentici pezzi unici di Piero Manai all’intervento “live” e site specific, quindi anch’esso unico, di Federico Pietrella, sul muro dell’ultima sala della mostra. Attraverso il personale impiego del timbro datario Pietrella ha fissato su una fotografia proiettata (solo durante la fase di lavorazione) le forme di una persona.
Dalle “stracciafotografie” di Giuseppe De Mattia, tramite quali lo strappo diviene “segno di un grande rifiuto, quello di abbandonare la fotografia pura negli anni 2008/2009.” ai lavori dedicati alla memoria come quelli di Flavio Favelli e Franco Guerzoni, il primo tramite una rilettura pittorica della storia del paese, intervenendo con pittura acrilica su fotografie antiche, l’altro attuando “un’archeologia delle tracce” che rimanda agli inizi degli anni Settanta e al dialogo con l’amico Luigi Ghirri. Dalle riduzioni grafiche in conflitto tra parola e immagine, segno iconico e segno verbale di Ketty la Rocca ai celebri e irriverenti tableaux vivants di Luigi Ontani. Dai paesaggi riprodotti, rifotografati e sfocati sui quali sono stati dipinti adesivi a pennello di Marco Samorè, alle immagini saccheggiate dal web o dalle riviste dal duo serbo-francese Ida Tursic – Wilfried Mille sulle quali sono intervenuti con una pittura fortemente materica, astratta, a macchie. Dal Cristo scultoreo fotografato e poi segnato da un profondo nero di Arnulf Rainer agli interni di arredamento da rivista oscurati dalla pittura acrilica di Alessandra Spranzi.
Gli artisti prendono in prestito, estrapolano, liberano, derubano, saccheggiano immagini, opere d’arte, stereotipi, momenti, per farle/i divenire opere d’altro. E lo fanno confrontandosi tra i due media in maniera osmotica.
Opere d’oltre. Opere prima.

Federica Fiumelli

 

OLTREPRIMA. LA FOTOGRAFIA DIPINTA NELL’ARTE CONTEMPORANEA

22 gennaio – 15 aprile 2017

a cura di Fabiola Naldi e Maura Pozzati

FONDAZIONE DEL MONTE DI BOLOGNA E RAVENNA – via Donzelle, 2 – Bologna

Sito della mostra

Immagine di copertina: Helena Almeida – Pintura Habitada, 1976 2015, silkscreen on paper – copyright the Estate of the Artist – courtesy of Private collection, Rome

 

Federica Fiumelli

(1990) Laureata al DAMS di Bologna in Arti Visive con una tesi sul rapporto e i paradossi che intercorrono tra fotografia e moda, da Cecil Beaton a Cindy Sherman, si specializza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel biennio in didattica dell’arte, comunicazione e mediazione culturale del patrimonio artistico con un tesi sul percorso storico-critico di Francesca Alinovi, una critica postmoderna. Dal 2012 inizia a collaborare con spazi espositivi svolgendo varie attività, dall’allestimento, alla redazione di testi critici o comunicati stampa, a laboratori didattici con bambini ; fino al 2015 con Spazio San Giorgio di Bologna, ora Whitelight Art Gallery di Milano, dal 2015 ad oggi si occupa di comunicazione e social alla P420 Arte Contemporanea di Bologna. Collabora dal 2011 con varie testate: Vogue online, The Artship, Frattura Scomposta, Wall Street International Magazine, Juliet Art Magazine e raccoglie tutti gli scritti pubblicati sul suo blog.