Off Topic: GianMarco Porru

Off Topic è una conversazione che si focalizza su un’unica tematica, tralasciando le opere o le mostre. Lo scopo è quello di raccontare non solo un* artista ma anche l’apparato teorico e l’immaginario che soggiace alla sua produzione.
A partire da tradizioni, racconti popolari e riti folkloristici, GianMarco Porru (Oristano, 1989) sviluppa azioni performative che analizzano le relazioni tra gli esseri umani in un preciso contesto geopolitico, creando una forma di consapevolezza riguardo gli schemi organizzativi del mondo. Abbiamo così preso come punto di partenza per la nostra conversazione il mito.


L’essere umano ha sempre avuto grandi interrogativi sulla nascita della vita, sulla morte e su tutto ciò che non poteva essere spiegato razionalmente. Così, ha inventato i miti.

Precisamente, il mito è una narrazione investita di sacralità che non solo racconta della nascita del mondo e della sua evoluzione in una cultura o una civiltà, ma plasma anche il sistema sociale. La narrazione ruota intorno a dei, dee, eroi e eroine come protagonistз della nascita del mondo in un contesto spesso soprannaturale. Il mito diventa così la matrice del pensiero di un popolo e delle norme che gestiscono le azioni e le relazioni sociali. Nonostante siano stati creati in un determinato contesto, la loro eco continua a parlare per varie epoche.

Infatti sono sopravvissuti miti che continuano a modellare la coscienza collettiva, ad esempio il mito dell’androgino descritto nel Simposio di Platone. Qui viene raccontato che in origine c’erano tre generi: uomo, donna e androgino. Quest’ultimo aveva due teste e quattro paia di arti, era perciò più forte, tanto da sfidare Zeus, che per punirlo lo divide in due entità di genere opposto. I loro discendenti cercheranno sempre di ricongiungersi con la loro metà per un bisogno di completezza e per la procreazione. Gli altri due generi invece sono destinati a soddisfare le proprie esigenze con il loro stesso sesso, ma senza avere interesse in un rapporto come quello descritto per la progenie degli ermafroditi. Questo mito è stato legato a un discorso sull’eteronormatività, anche se nell’antica Grecia non era preso in considerazione. Ciononostante la nostra mente si è plasmata su queste interpretazioni, influenzando il modo di stare nel mondo: molte volte nella vita abbiamo cercato qualcunǝ che ci completasse, “l’altra metà”.

L’alone di sacralità che investe ogni mito ha contribuito a creare dei meccanismi che intaccano la libertà e, in questo caso, hanno incastrato ognunǝ in una forma di eteronormatività, o in un presunto ideale classico del vivere nel mondo con qualcunǝ. Qui risiede la controparte negativa: essendo stati scritti in un determinato contesto, restituiscono un’idea rispetto a quali valori e messaggi volessero comunicare. Inoltre, benché la mitologia sia utile per semplificare la complessità della vita, porta con sé altri rischi. Più volte sono state utilizzate narrazioni mitiche per avvalorare alcune tesi; Sigmund Freud ha preso come riferimento il mito di Edipo per spiegare l’omonimo complesso. Lo psicologo si è servito del personaggio per descrivere e dare un nome a un modello di comportamento, riscontrando come il racconto potesse semplificare meccanismi psicologici condivisi. Bisogna però tenere sempre presente che il mito è il riflesso di una visione sul mondo, che adesso forse potrebbe anche non funzionare più. Prendiamo in considerazione tutte le punizioni che hanno subito le amanti degli dei e degli eroi: Leda, Dafne ed Eco, tutte trasformate in elementi naturali. Queste narrazioni rendono l’idea su quali presupposti si sia plasmata la nostra società: il potere fallocentrico.

Non riusciremo mai a capire come effettivamente erano i miti originari perché sono stati filtrati dai commentatori latini, dalle varie filosofie e dalla chiesa cristiana. Vederli come un elemento variabile e non dogmatico permette una loro riscrittura.
Nei
Fuochi Marguerite Yourcenar ha preso alcuni personaggi mitici e li ha riproposti nel contemporaneo: Saffo è descritta come un’artista circense mentre Clitennestra è in tribunale a causa dell’omicidio del marito. Yourcenar ha mantenuto imessaggi e gli archetipi, e li ha riattualizzati tenendo conto delle stigmatizzazioni e delle problematiche contemporanee. Le varie modifiche che hanno assunto i miti nel corso del tempo li hanno fatti aderire meglio al contesto che veniva rappresentato: il personaggio è universale, ma la società necessariamente cambia.



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Infatti, nonostante le riscritture, questi testi mantengono la loro immortalità e la loro potenza nel descrivere il mondo. Nella parte più politica della storia di Medea si legge come lei sia scappata dalla Colchide, dopo aver ucciso il fratello, per seguire il suo amore e abbia chiesto asilo politico a Corinto. Qui viene facilmente espulsa ed esce di scena su un carro alato. Nella riscrittura di Medea di Corrado Alvaro, che noi usiamo per la performance Medea, lei cerca “una patria lontana dagli dei e dagli uomini, un angolo di terra dove io sia padrona di me”. La situazione della protagonista non è diversa rispetto a quella di tante donne che scappano o che tentano di rimanere in certi contesti, e che hanno bisogno solo di una terra dove crescere i loro figli. Anche Medea, come tante persone che si spostano per cercare diritti, viene discriminata. Collocandola geograficamente, emergono elementi razziali: è una straniera in Grecia, e perciò è esiliata con molta facilità.

Da poco ho scoperto da Christa Wolf che pare che la stesura di Euripide sia stata modificata sotto richiesta del governo della città di Corinto. Il poeta inizialmente avrebbe attribuito ai corinti l’uccisione dei figli di Medea, ma non piaceva loro che venisse tramandato ai posteri una malvagità del genere; chiesero quindi di modificare la storia affinché fosse Medea il capro espiatorio, perché comunque era una straniera, “la barbara”. La discriminazione subita da Medea e il fatto che venisse presa meno in considerazione era legato al colore della sua pelle. In Black Athena di Martin Bernal viene ripercorsa tutta l’afrodiscendenza dei miti greci, ridisegnando l’immagine che abbiamo della Grecia bianca e pura. Culturalmente è un po’ difficile pensare a questa immagine di whiteness assoluta, però è funzionale a un’idea razzista o nazionalista. Credo possa esserci pure questo nella rilettura contemporanea di Medea.

In quest’ottica bisognerebbe rivedere tutta la nostra storia culturale. Prima della fondazione e dopo la caduta dell’impero romano l’Italia è stata occupata da diversi popoli provenienti dall’Europa e dal mediterraneo. Il nostro immaginario si è formato solamente sull’iconografia europea, attraverso storie che parlano del quotidiano. Forse creare miti, modificarli, correggerli e ricontestualizzarli sono parte del bisogno dell’essere umano di poesia e di storie.

Io vengo da un posto dove si raccontano molte storie, abbiamo un’inclinazione naturale a raccontarle su ciò che non può essere spiegato scientificamente. In una cultura agropastorale, queste storie sono utili sia per spiegare fenomeni inusuali ma anche per dare norme di comportamento in maniera efficace: per non farti uscire nelle ore più calde, dicono che esce Sa Mama ‘e su Sole che ti tocca provocando la febbre (l’insolazione); anche il temporale ha un nome che tradotto è “il carro del nonno”, e non escludo che sia un carro di un Dio che potrebbe essere arrabbiato o che voglia rendere più fertili i campi con la pioggia, aderendo così a un culto codificato. La letteratura orale in Sardegna ha prodotto molte storie e quelle che funzionano, che hanno spaventato e sono state convincenti, vengono trasmesse ai posteri. E le cantano anche: le serenate che hanno conquistato il cuore dell’amato o dell’amata sono state tramandate. Ogni storia che sopravvive ha una sua efficacia.

A cura di Gianluca Gramolazzi


www.gianmarcoporru.com

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GianMarco Porru, Part of Tiresias. A blind prophet, 2020 – Digital photography – Courtesy l’artista e Su Palatu fotografia

GianMarco Porru, MALEDETTA, 2019 – Still da video – Courtesy l’artista e Tspace

GianMarco Porru, Senza titolo Molto vicino al cielo, 2018 – Courtesy l’artista e Tspace

GianMarco Porru, Medea, 2021, curated by il Colorificio, Museo Maga – Courtesy l’artista e Tspace

GianMarco Porru, Medea, 2021, curated by il Colorificio, Museo Maga – Courtesy l’artista e Tspace

GianMarco Porru, LSDP 2020 – Courtesy l’artista, ph Marta Rizzato