Pane e Arte, la risposta del MAMbo alla crisi attuale. Intervista a Lorenzo Balbi.

Lorenzo Balbi (direttore artistico del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna), coadiuvato dallo staff del museo, ha dato vita al progetto Nuovo Forno del Pane. Attraverso un bando pubblico, con scadenza 16 giugno 2020, verranno selezionati dodici artisti del territorio bolognese a cui verrà concesso gratuitamente uno studio all’interno degli spazi museali per un periodo di sei mesi.


Come nasce questa proposta?

La proposta nasce in primo luogo dalla necessità di rispondere a una situazione di effettivo disagio e dissesto economico. Poco dopo la chiusura dei musei, avvenuta a febbraio, è stato chiaro che il bilancio dell’Istituzione Bologna Musei, a cui il MAMbo afferisce, avrebbe subito una forte diminuzione delle entrate sia per i mesi di chiusura sia, presumibilmente, per i mesi a venire a causa del blocco del turismo, la diminuzione degli ingressi, l’impossibilità di organizzare eventi e di affittare spazi. Uno dei primi effetti calcolati come conseguenza di questa situazione è stato l’impossibilità di mantenere il programma espositivo pensato, quindi avremmo dovuto tenere la Sala delle Ciminiere – spazio dedicato alle mostre temporanee – chiusa.
D’altro lato, a prescindere da un problema prettamente economico, qualsiasi evento pensato prima del Coronavirus sarebbe sembrato obsoleto. Occupandoci di arte contemporanea, di opere che riflettono sullo stringente presente, credo ogni progetto pensato prima della crisi andrebbe chiaramente rivisto. Quindi, di fronte a queste necessità – dover cambiare programma e non poter fare mostre – siamo ripartiti dall’unica cosa certa che avevamo, il luogo: abbiamo uno spazio museale centrale, storico, molto attrezzato e grande.
Abbiamo guardato molto anche all’anima produttiva che è insita nell’edificio che ospita il museo: in origine era il forno del pane, un centro di produzione. Da qui possono scaturire molte metafore. Questo edificio è stato costruito per volontà del sindaco socialista Zanardi nel 1915, come forno pubblico che cuoceva pane per i cittadini. Non vogliamo fare dei collegamenti diretti però, in un momento di crisi, il fatto di poter ripartire dalla produzione – non tanto dall’esporre arte, ma dal fare arte – ci interessa molto, soprattutto nel rispetto della vocazione attiva che possiede l’edificio stesso. Siamo partiti da una suggestione da me sempre avuta ed esplicitata tra gli obiettivi del mio mandato, quella di realizzare uno spazio esterno al museo per creare degli studi. Ho poi pensato che, in questo momento, avesse maggiore senso realizzare degli spazi per gli artisti proprio all’interno dell’istituzione, anche per dare un messaggio: un possibile nuovo modello di museo come centro di produzione. Si parla molto del ruolo del museo come costruttore di una comunità, come punto di riferimento di un dato territorio, però poi le azioni del museo spesso hanno come output finale esclusivamente delle mostre. Ho pensato che in questo momento di estrema difficoltà, che fa un po’ tabula rasa da cui ripartire, potesse essere interessante avviare un cambio di strategie e di ruolo anche nel luogo centrale e nevralgico del museo facendo in modo che si potesse convertire all’effettiva costruzione di una comunità, ospitandola per ripartire proprio da un dato territorio. Riflettendo sul sistema dell’arte contemporanea attuale possiamo affermare che spesso questo ruolo di costruzione di comunità è demandato agli spazi no profit, deriva quasi sempre da centri di produzione indipendente o è gestito dagli artisti stessi. I musei questo ruolo lo svolgono con un tipo di approccio diverso.

Quindi l’interesse principale è quello di creare una comunità di artisti/ operatori culturali? Lo staff del museo cosa offrirà e come dialogherà con questa comunità?

Assolutamente sì. La questione della creazione di comunità ha vari livelli: ci sarà un primo nucleo, quello più coeso – che nella nostra idea rappresenterà quasi un collettivo artistico – composto dai vincitori della open call che avranno gli spazi in uso; poi ci saranno dei programmi per gli artisti “senior”. Il bando è rivolto principalmente ad artisti che attualmente non hanno uno studio perché vogliamo offrire la possibilità di ripartire soprattutto a coloro che ora non hanno un luogo fisico dove condurre la propria ricerca. Ci sono anche artisti più strutturati, che già hanno lo studio a Bologna ma che stanno avendo delle difficoltà a ripartire. Vorremmo coinvolgere anche loro all’interno del progetto come tutor o con altre progettualità (per esempio, come guide delle produzioni o dei laboratori).
Riguardo i laboratori che offriremo ci sarà anche, e soprattutto, una collaborazione con varie istituzioni culturali della città come, ad esempio, il Teatro Comunale che, al momento, ha la stagione dell’opera in pausa e dispone di uno staff composto da scenografi e artigiani molto bravi. La nostra volontà consiste nel mettere a disposizione degli artisti queste competenze, coinvolgendo non solo chi sarà selezionato ma anche tutti gli artisti del territorio. Il museo fungerà da raccordo tra artisti ed eccellenze locali. Un ruolo chiave spetta ovviamente anche alle professionalità museali presenti all’interno del MAMbo stesso. Lo staff che finora si è occupato di un certo tipo di attività si troverà a fare un lavoro diverso, basato sullo scambio di competenze e non solo sulla messa in atto di determinati protocolli, procedure che spesso sono finalizzate alla produzione di mostre. Ad esempio, avremo il registrar che si occuperà di fornire assistenza su come imballare o spedire le opere. Una delle idee portanti è quella di creare un nucleo di autoformazione su tutti i livelli, dove ognuno potrà portare un contributo.
Crediamo sinceramente che si potrà uscire da questa crisi solo unendo le forze.

Si può leggere il progetto del Nuovo Forno del Pane in continuità storica rispetto a esperienze pregresse di comunità di artisti della città di Bologna? Mi vengono in mente situazioni come Studio di Palazzo Bentivoglio, il Link o la Neon, giusto per citare gli esempi più noti.

Io credo che questo progetto abbia una sua attualità rispetto alle esperienze da te citate, e che abbia senso e continuità storica a Bologna perché questo tipo di creazione di comunità è già stato sperimentato in un contesto dove, speriamo, la nostra proposta possa funzionare proprio grazie a questa attitudine alla partecipazione e alla condivisione.

Possiamo definire Nuovo Forno del Pane un progetto di residenza?

Si, per alcuni versi si può leggere come un progetto di residenza perché si chiederà agli artisti una frequentazione assidua degli spazi. Certo, in questa prima fase, sia per un motivo strategico di museo che vuole ripartire dal suo territorio, sia per un motivo logistico – gli spostamenti non sono possibili – ci rivolgiamo alla città metropolitana e agli artisti del territorio.



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Cosa intendete per artisti del territorio? In un contesto sempre più definito da contaminazioni e spostamenti come si può considerare un artista legato a uno specifico territorio?
In risposta alla crisi in corso molte manifestazioni accentueranno il proprio carattere
glocal, agendo su un contesto locale in senso globale. Come pensi che sia possibile applicare questo concetto in un contesto regionale senza scadere nel localismo?

Si, certo, quando nel 2018 ho curato la mostra collettiva That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine non intendevo solo gli artisti con passaporto italiano; anche in questo caso non bisogna considerare artisti del territorio solo quelli nati a Bologna. Il bando è aperto a tutti gli artisti domiciliati attualmente nella città metropolitana di Bologna, senza vincoli di età, di cittadinanza o di residenza.

Il progetto Nuovo Forno del Pane è già diventato caso studio di grande interesse a livello nazionale e internazionale come modello di ripartenza culturale. Come verrà documentato e reso accessibile in termini internazionali questo progetto?

Sebbene il progetto da noi proposto sia rivolto a uno specifico territorio e coinvolge, almeno in un primo momento, chi è geograficamente a noi vicino, è un modello esportabile, per cui avremo grande attenzione nel comunicare tutto quello che avverrà all’interno del Nuovo Forno del Pane. L’approccio che vogliamo portare avanti in realtà è molto aperto, forse anche più di una normale mostra.
Abbiamo già lanciato una pagina dedicata sui social, presto attiveremo il sito, probabilmente ospiteremo una radio all’interno degli spazi. Avremo vari format sulla comunicazione di quanto avviene, sulle nuove produzioni, possibili studio visit (reali o online) e delle giornate di open studio, se sarà possibile, altrimenti le organizzeremo online. Sebbene il target sia quello locale, il progetto può per essere visto e interpretato su una scala internazionale.

Per partecipare all’open call ci sono limiti di età o di pratiche artistiche?

Nessun limite di età. Saremo attenti a privilegiare gli artisti che attualmente non hanno uno studio e ne hanno stringente bisogno. Questo fattore potrebbe favorire i più giovani, ma non è detto. Per quanto riguarda le pratiche, il processo che abbiamo in mente è simile a quello comunicato prima circa la creazione di comunità, per cui saremo molto attenti – la commissione sarà interna, presieduta da me, ma sarò coadiuvato dagli altri curatori e professionisti che lavorano al MAMbo – nel creare una squadra dove ognuno porti una competenza e un media diverso. Nell’idea di avviare un approccio partecipativo avrebbe poco senso mettere in dialogo artisti troppo affini nella ricerca o nella metodologia di lavoro, per cui si prediligerà la costituzione di un gruppo il più possibile polimorfo.

Se l’interesse principale del progetto è focalizzato alla creazione di una comunità piuttosto che un prodotto finito deduco non ci sarà “l’obbligo” di produzione. Nel caso in cui ciò dovesse avvenire, come sosterrete le eventuali produzioni? Le opere verranno acquisite dal museo o resteranno di proprietà degli artisti?

Sì, la creazione della comunità creativa è l’obiettivo principale. Le produzioni saranno un eventuale esito; abbiamo già ricevuto alcune richieste e attestati di interesse da alcuni enti, sia pubblici sia privati, disponibili a fornire dei fondi per le produzioni. Delle produzioni avverranno ma l’interesse principale resta quello della creazione di una comunità di riferimento sia per il museo sia in generale. Le produzioni rimarranno certamente di proprietà degli artisti anche se spero ci sarà la possibilità per il museo di acquisire qualcosa prodotto da questa esperienza, ma non è necessario né uno dei fini del progetto.

A cura di Irene Angenica


Nuovo Forno del Pane

Avviso pubblico Nuovo Forno del Pane – Scadenza 16 giugno 2020 h 12.00 ora italiana (link)

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – Via Don Minzoni 14, Bologna

www.mambo-bologna.org

Instagram: mambobologna


Caption

Aldo Giannotti – Nuovo Forno del Pane, 2020 (immagine ufficiale) – Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

Aldo Giannotti – Nuovo Forno del Pane, 2020 (disegno) – Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – Veduta esterna – Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, ph Anna Rossi

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – Sala delle Ciminiere – Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna



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