Da Vitangelo Moscarda, fino alle teorie di Jacques Lacan, le superfici specchianti si sono sempre rivelate affascinanti mezzi di sdoppiamento della percezione, soglie fra il percepito e il “reale”, ambigue ed effimere realtà sempre pronte a cambiare e svanire. Poi le immagini fotografiche, con tutta la loro natura indicale, intesa in termini peirceani, immagini date, fissate nel supporto, che risultano letteralmente un’emanazione del soggetto rappresentato. Fra scorrere del tempo ed eternità, fra immagini determinate e mobili realtà riflesse, nasce il ciclo di opere Gli Specchianti, realizzato da Francesca Piovesan e presentato, fino al 24 settembre, nei suggestivi spazi del Studio Museo Francesco Messina di Milano. Con la mostra Noi, curata da Sabino Maria Frassà, la giovane artista italiana racconta il tempo e il corpo umano, la finitezza del nostro esserci terreno che si esprime in tutta le sua imperfetta bellezza. Realizzazioni cariche di un intimo sentimento spirituale rimandano al mondo dell’Arte Povera, a una ricerca epidermica e altra sul proprio corpo quale fondamentale narratore del nostro io. Lavori carichi di un efficace coefficiente di contemporaneità conducono a una riuscita e non banale ricerca di eleganza, a un mondo leggero e profondo dove colori e materiali si fanno altri e preziosi.

Francesca Piovesan

Frammento (mano) – specchio, legno e impronte, 2017 – realizzata in collaborazione con il laboratorio AAV Barbini di Murano e Ongaro & Fuga di Murano – courtesy Cramum

Le opere offerte alla percezione nella sede espositiva lombarda sono sculture dinamiche, necessitano della volontà e dell’attività del fruitore per svolgere la loro “funzione”. Scatole in legno dall’aspetto molto minimal, una volte aperte dischiudono un mondo fatto di preziosi specchi veneziani e immagini prodotte dalla reazione che avviene tra l’argento della superficie e i sali minerali e i grassi lasciata dal contatto con il corpo umano. Sta allo spettatore decidere se aprire o no questi scrigni contemporanei, sta alla sua sensibilità e in-coscienza voler partecipare al mondo altro li contenuto, riflettersi per entrare nell’opera e, insieme a lui, far penetrare il mondo nell’intimo della realizzazione, nel corpo e nello spirito dell’artista. Fra timidezza e cupidigia le scatole scure pongono una doppia scelta, superano l’intuizione di Pistoletto riportandola a un livello tattile e privato. Da mondo dello spettacolo in cui immergersi a mondo dell’io, entrando nel quale si è sempre in bilico fra conoscenza reale e crudeltà inconsapevole.

Francesca Piovesan

Vista di insieme delle opere chiuse, realizzate in collaborazione con i laboratori AAV Barbini di Murano e Ongaro & Fuga di Murano – courtesy Cramum

Nata ad Aviano nel 1981, Francesca Piovesan sviluppa il suo percorso di studi presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2015 vince il Premio CRAMUM. In piena sintonia con altri operatori della sua generazione, propone una ricerca estetica che pone le basi sulle correnti artistiche del dopoguerra, per sviluppare una narrazione calda e raffinata, un racconto che parte dal proprio corpo, che mette in gioco il proprio esserci in una società che sembra ormai sciogliersi nell’anonimato di una pessima globalizzazione. In un mondo da sentimenti anestetizzati, la ricerca di un fine parte dal basso, dalle percezioni e dalla percezione del proprio corpo in relazione con le aspettative esterne e la cieca volontà collettiva. Opere che accettano il tempo per poter dare un significato alle cose, opere che si fanno scrigni scuri di una sacralità laica, di una necessità di trascendenza che utilizza simbologie antiche rendendole attuali, che raccolgono la profonda necessità di un’anima che anela a felicità e tranquillità, a quella vita vera, in sintonia con le persone e con la terra, che sembra, oggi, avere una speranza nuova.

Marco Roberto Marelli

 

FRANCESCA PIOVESAN

NOI

A cura di Sabino Maria Frassà

8 settembre – 24 settembre 2017

STUDIO MUSEO FRANCESCO MESSINA – via San Sisto, 4/A – Milano

www.amanutricresci.com

Immagine di copertina: Ritratto dell’artista Francesca Piovesan con una delle opere del ciclo Gli
Specchianti – courtesy Cramum

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.