Un nuovo spazio per Matèria. Intervista a Niccolò Fano

Il 13 febbraio la galleria Matèria di Roma ha inaugurato la sua nuova sede espositiva con la mostra Carie di Stefano Canto. Situata sempre nel quartiere di San Lorenzo, in via dei Latini 27, Matèria amplia con questa operazione i suoi spazi e i suoi ruoli al fine di proseguire gli intenti che conduce fin dal 2015, ovvero la ricerca e sperimentazione nei vari settori dell’arte contemporanea, dalla fotografia all’installazione site-specific. Per l’occasione abbiamo intervistato Niccolò Fano, fondatore e direttore di Matèria, per parlare con lui della riapertura della galleria, delle novità di quest’anno e degli intenti futuri.


Riaprire uno spazio espositivo in un periodo caratterizzato perlopiù da chiusure è un’iniziativa rilevante che, insieme ad altre aperture, può far da traino all’arte contemporanea a Roma. Quali sono le motivazioni per cui hai optato per un cambio di sede in un momento storico così duro? Quali sono le tue aspettative?

A inizio estate 2020 si è presentata un’opportunità perfetta per la traiettoria che abbiamo sempre sperato di intraprendere con la galleria. Con la sua furia distruttiva, il caos spesso genera anomalie positive che possono rilevarsi vantaggiose se si ha una proiezione sul domani. Con l’obiettivo di fare questo lavoro a lungo, il susseguirsi delle crisi alle quali siamo sottoposti da tempo – abbiamo aperto nel 2015 – in realtà funge principalmente come stimolo per riflettere sul ruolo contemporaneo e futuro della galleria.
Finalmente abbiamo il contenitore per affrontare quella che sembrerebbe una riconfigurazione strutturale del sistema pre-2020. Diversamente da quanto preventivato, il processo di cambiamento per la galleria è accelerato, prendendo una forma diversa rispetto all’ampliamento e/o spostamento della sede che avevamo cominciato a prefigurare. Il sistema dell’arte pre-pandemia ci aveva segnalato un’inarrestabile espansione internazionale, pertanto, una delle opzioni più indicate sarebbe stata quella dell’apertura di una seconda sede all’estero.
Il cambiamento radicale delle prospettive in realtà può rivelarsi un vantaggio per una città come Roma, che vive di un import di pubblico interessato quasi esclusivamente al patrimonio storico, affiancato dalla propensione all’internazionalizzazione che da anni contraddistingue il settore delle gallerie commerciali. Nell’immaginario collettivo, il mercato, i giovani talenti, le opportunità e le condizioni ideali sono altrove. Questa è una delle tante fratture percettive che con il tempo e un lavoro sul territorio possiamo sanare. L’aspettativa più concreta, pertanto, risiede nell’opportunità che si palesa oggi sotto forma di imposizione. Abbiamo il tempo di lavorare e investire su ciò che abbiamo più vicino a noi, con la speranza di realizzare anche solo una parte dell’immenso potenziale inespresso di Roma; un potenziale che risiede principalmente nell’economia della rilevanza tra offerta storica e contemporanea, una disparità che se bilanciata farebbe di Roma il polo più attrattivo a livello globale per la fruizione della cultura artistica.

La differenza più appariscente rispetto alla precedente struttura di Matèria è la maggior ampiezza dello spazio a disposizione: quanto e in che modo questo elemento inciderà sulle scelte della galleria sia a livello espositivo sia per la maggior attitudine a ospitare eventi critico-culturali?

La struttura della programmazione espositiva rimarrà invariata, mantenendo la media di quattro mostre l’anno principalmente dedicate ai nostri artisti rappresentati. Il nuovo spazio e le dimensioni più grandi ci permetteranno di potenziare il programma di eventi, incontri e presentazioni editoriali. Abbiamo lavorato molto sull’ufficio della galleria dove abbiamo creato delle strutture espositive permanenti per le opere dei nostri artisti. Finalmente abbiamo uno spazio all’interno del quale il nostro team può incontrarsi, lavorare e condividere idee. A breve sarà predisposto anche uno spazio dove sostare per un caffè e consultare una vasta selezione di libri, cataloghi e pubblicazioni.
L’obiettivo nei prossimi anni è di lavorare con molte più realtà, in particolare con quelle del quartiere. A tal proposito stiamo predisponendo uno spazio ridotto ma molto ben studiato all’interno/esterno della galleria dedicato alla collaborazione con artisti e progetti che non rientrano nel programma pensato per i nostri rappresentati. Non siamo ancora pronti ad annunciare i dettagli complessivi ma stiamo lavorando a un concept volto a far dialogare arte pubblica e artisti del territorio romano tramite la creazione di un legame progettuale con una selezione di realtà e figure internazionali di rilievo del nostro settore.

Quali sono le linee guida della programmazione 2021 della galleria? I tuoi intenti saranno in linea con il passato, proseguendo l’alternanza tra arte installativa e focus sulla fotografia, oppure ci saranno cambiamenti sostanziali?

A livello di linea non prevedo variazioni sostanziali, il modello non cambia ma come sopracitato abbiamo la possibilità di ampliare l’offerta sul fronte della relazione progettuale con il quartiere e le realtà alle quali ci siamo avvicinati in questi anni. Il taglio della galleria viene dettato dalla scelta degli artisti, i quali si differenziano in maniera netta tra di loro, dandoci la possibilità di lavorare a 360 gradi sul contemporaneo senza prediligere un mezzo in particolare. Per via del mio percorso formativo, la fotografia è stata la disciplina con la quale ho iniziato questa avventura ma sono felice di aver allargato molto presto gli orizzonti, cogliendo l’opportunità per continuare un processo formativo molto spesso facilitato dei miei stessi artisti, ai quali mi affido per approfondimenti e consulenze specifiche.
La stagione espositiva per ora prevede la personale di Fabio Barile in programma per fine aprile, seguita dalla collaborazione con il nascente CHARTA, festival di editoria fotografica organizzato da Paper Room, in programma per luglio 2021 a San Lorenzo. La galleria sarà il luogo dedicato ai talk del festival e poco prima della manifestazione avremo il piacere di ospitare 3 artisti di Beirut – sempre qui a San Lorenzo – in occasione di un programma speciale di residenze promosso da OTTN projects e BAR (Beirut Art Residency). Dettagli aggiuntivi su entrambi i progetti saranno presto online. Il programma, fin qui confermato, si chiude a settembre con una collettiva in galleria a cura di Ornella Paglialonga.



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Fin dal 2015 Matèria ha avuto una forte presenza online che si è ulteriormente incrementata da inizio pandemia: dato l’imminente recupero di uno spazio fisico e di una fruizione artistica in presenza, come continuerai a intendere il ruolo di video e contributi online nei confronti del pubblico? Mi riferisco anche ai futuri sviluppi dell’interessante progetto Pillow Talk.

Matèria nasce nel 2015 con una strategia digitale ben definita, volta ad affiancare il programma espositivo in vista di un futuro sempre più proteso verso la fruizione online dell’arte. Personalmente sono un po’ scettico sulla promozione esclusiva del digitale, così come lo sono per la visione che eleva la fruizione fisica come l’unica valida da perseguire. Ritengo che le due sfere di fruizione contemporanea debbano viaggiare su binari paralleli, delimitati individualmente dalle mansioni che più gli si addicono, ma allo stesso tempo sovrapponibili e in dialogo; in particolar modo se si tratta di promozione e identità complessiva della galleria.
A maggior ragione, il ritorno nello spazio fisico ci permette di realizzare il progetto integrale pensato per Pillow Talk Platform, un concept per il quale avevamo previsto un’alternanza tra contenuti audio/podcast esclusivamente digitali e una restituzione live in galleria – sotto forma di mini festival – del palinsesto ospitato sul sito. Per chi non avesse ancora scoperto la piattaforma, Pillow Talk Platform nasce da un’idea del team della galleria che precede – ma il cui lancio ha coinciso con – il primo lockdown. PTP è una piattaforma dedicata alla divulgazione di podcast e contenuti audio, culturali e artistici legati al contemporaneo. Il progetto è strutturato in stagioni tematiche dalla durata indefinita ed è suddiviso in due macro sezioni: Guests and Friends – sezione volta a promuovere e supportare le realtà più interessanti della divulgazione culturale contemporanea tramite la creazione di contenuti ad-hoc – e Resident Podcasts, sezione dedicata alla creazione di un numero ristretto di podcast selezionati che iniziano la loro avventura con la piattaforma e che sono supportati sul piano tecnico e logistico dal team della piattaforma stessa. A marzo presenteremo Season 2 che, oltre ad avere una selezione molto nutrita di nuovi guest e resident, prevede anche tante novità per i podcast in residenza nati in occasione del lancio della piattaforma.
Con la speranza che la situazione migliori, abbiamo messo in calendario il primo mini-festival live di Pillow Talk Platform, in programma per fine luglio in galleria.

Quali sono le ragioni per cui hai deciso di cominciare questa nuova avventura da un artista come Stefano Canto?

In questo caso la scelta è stata dettata principalmente dalla programmazione prefissata che vedeva Stefano in mostra a dicembre 2020, in quello che è ora il nostro vecchio spazio. Il cambiamento di sede ha richiesto una transizione che per nostra “fortuna” ha coinciso con il periodo più difficile della pandemia. Le condizioni iniziali del nuovo spazio e la struttura open space ancora da riconfigurare al suo interno, hanno favorito il lavoro scultoreo di Canto, che ha cominciato a lavorare liberamente con la betoniera dentro lo spazio molto prima che arrivasse l’impresa a completare la versione finita che vedete ora.

Nella mostra Carie, architettura e natura dialogano a vicenda, ridisegnando la galleria come un “paesaggio”; concetti in linea con la produzione di Stefano e con le sue installazioni site-specific. Ci racconti meglio il progetto espositivo?

La mostra, per chi conosce il lavoro di Stefano, è una conferma della costanza tematica e formale della sua ricerca. La personale è il frutto di un lavoro coraggioso, reso possibile dalla pazienza e la dedizione dell’artista. Oltrepassata la lettura estetica e universale della dicotomia tra uomo e natura, la riflessione di Canto si apre alla condizione erratica del presente – un eterno presente nel caso delle opere di Stefano – dove l’assenza predomina sulla consistenza e il vuoto è lo specchio della condizione odierna.
Il mio interesse per il lavoro di Stefano molto spesso risiede nelle tematiche meno appariscenti, spesso laterali a ciò che ci viene presentato frontalmente. Nel lavoro in mostra, il tema del vuoto – descritto nel testo critico e declinato magistralmente in mostra da Giuliana Benassi – diventa la chiave di lettura più interessante con la quale rapportarsi al presente. Il vuoto formato da un agente patogeno (vero o metaforico), il peso, la forma del vuoto, il vuoto sanato e il vuoto riconfigurato, compongono un dialogo sofisticato sulla natura apparentemente immobile e al contempo schizofrenica del presente.
È sullo spazio vuoto lasciato dalle opere all’interno della galleria che ho visto Giuliana e Stefano lavorare con più costanza. È l’assenza, percepita o riscontrabile, che consiglio come chiave di lettura per chi deciderà di visitare la mostra.

Hai sempre posto molta attenzione a sostenere innanzitutto il lavoro degli artisti seguiti dalla galleria e a instaurare con loro un dialogo diretto. Nel corso del 2021 si amplierà il numero degli artisti rappresentati da Matèria?

La scelta di nuovi artisti è sempre complessa e di fondamentale importanza per una galleria che fa ricerca e produzione. L’occasione di accogliere nuovi artisti deve coincidere con la possibilità di supportarli alle stesse condizioni garantite al gruppo già presente in galleria. Sono tre anni che non accogliamo nuovi artisti e sono molto felice di poter finalmente lavorare alla valutazione finale di un paio di profili che spero di poter accogliere e presentare in galleria nei prossimi due o tre anni.

L’arte contemporanea a Roma sta vivendo un periodo di rinnovamento. Quali tra le iniziative che stanno nascendo in città ti piacciono maggiormente? Hai in programma collaborazioni con queste o con altre realtà?

Guardo sempre con molto interesse alle dinamiche esterne al mercato, in particolare alle iniziative fondate e portate avanti dagli artisti. Roma sotto questo punto di vista ha sempre dimostrato una vitalità troppo spesso ignorata ma che oggi si manifesta con l’organizzazione quasi-anarchica di iniziative indipendenti di altissima qualità, che vanno a colmare il vuoto di offerta e opportunità lasciato dall’apparato istituzionale e da una grande fetta del settore privato. Spazio In situ, spaziomensa e Ombrelloni Art Space sono solo alcuni dei nomi da seguire e supportare, con la speranza che la loro esperienza possa fare da apripista per la nascita di nuove realtà.

A cura di Mario Gatti


Stefano Canto

Carie

A cura di Giuliana Benassi

13 febbraio – 10 aprile 2021

Matèria – Via dei Latini 27 – Roma

www.materiagallery.com

Instagram: materia_gallery_rome


Caption

Niccolò Fano, founder and director of Matèria – Courtesy Matèria Roma, ph. Chiara Bruschini

Stefano Canto, Carie, 2021, installation view at Matèria – Courtesy the artist and Matèria Roma, ph. Roberto Apa

Stefano Canto, Ca 14, 2020 – Courtesy the artist and Matèria Roma, ph. Roberto Apa

Stefano Canto, Carie, 2021, installation view at Matèria Courtesy the artist and Matèria Roma, ph. Roberto Apa

Matèria, new space’s view – Courtesy the artist and Matèria Roma, ph. Roberto Apa