Neïl Beloufa – La morale della storia

Stazioni multiuso, schermi e collage variopinti retroilluminati ci accolgono nel seminterrato della Galleria Zero…: Neïl Beloufa (Parigi, 1985) presenta la sua ultima mostra a Milano, La morale della storia, visitabile fino al 13 luglio. L’artista ci porta in un paesaggio favolistico, in un ipotetico deserto popolato da animali, oasi e formiche. La mostra è una narrazione, la storia che segue e sorregge, il titolo è legato al suo svolgersi. Le opere abitano lo spazio e ne scandiscono la fruizione, un contesto totalmente artificiale e mutevole, denotato da una visione criptica.

Il testo critico, redatto dallo stesso artista, è una favola che ci parla di un vecchio cammello che, troppo affaticato dal suo compito per continuare a svolgerlo, si trova costretto a esiliarsi nel deserto. Mentre vaga, incontra una volpe che lo porta in una oasi; arrivati a destinazione, la volpe si rende conto che le gobbe del cammello creano ombra, così, al cammello, chiede di poter riposare sotto la sua ombra, quest’ultimo accetta a patto che gli porti un sasso. Questa ultima premessa scatena una serie di eventi concatenati disastrosi che non gioveranno a nessuno dei personaggi e porterà alla disfatta totale. Il deserto della storia si aggira nei numerosi bassorilievi, sculture e collage, cambia aspetto, forma, colore ma resta pienamente protagonista.

La sala espositiva è capeggiata da due monoliti forati che mostrano un paesaggio arido, desolato e pieno di vita; stazioni che fungono da cornice dello schermo a cui sono poste davanti e con cui interagiscono. Avvicinandosi a una di queste strutture, veri e proprio sistemi a sé stanti, si può scorgere uno schermo incastonato che trasmette, senza sosta, video amatoriali di persone sconosciute: una bimba guarda il tablet, una donna suona una pianola; la superficie sembra un muro, su cui non proiettare soltanto immagini. Storie senza un apparente nesso logico, narrazioni, tutto l’ambiente ha sapore molto criptico, quasi minaccioso; la favola dovrebbe essere un velo di spensieratezza ma porta con sé tutto il peso di questa misteriosa morale. La narrazione si spezza ed esplode nello spazio scomponendo i soggetti dal proprio tempo e dal proprio tempo alle proprie azioni: in un’unica stanza tutto accade contemporaneamente. Lo schermo ha il suo gemello, si trova adiacente, posto in diagonale rispetto al primo, proietta il testo della storia, i due, insieme, diventano l’occhio del ciclone, entrambi in loop e immutabili, circondati e assediati.



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La mostra ruota intorno a questi colossi. Le capsule di stasi colonizzano la sala, appaiono ergonomiche con fatture animalesche dotate di casse, luci e sedili che sembrano delle lingue; popolano questo microcosmo in attesa di qualcosa, intrappolate e inamovibili, nonostante in loro ci sia una parvenza di vita: l’illusione è assoluta. A circondare questo strano mondo troviamo una serie di bassorilievi installati a parete rappresentati una strada che parte da una contesto affollato cittadino fino ad arrivare a una via più tortuosa e isolata. Seguiamo sui muri un viaggio banale in un paesaggio selvaggio. Questi pannelli sono alternati da serie di fogli di carta A4 che hanno impressi vari conteggi scritti a penna che vanno da 1 a 10, una sequenza di esperienze controllate dall’artista svoltesi, probabilmente, in città diverse, una ripetizione ossessiva perpetrata da soggetti differenti con il medesimo scopo.

Chi è chiamato a guardare rimane spaesato da questa narrazione, è difficile e affascinante districarsi negli oggetti che ci vengono presentati e con i quali stabiliamo un contatto sibillino. La morale di questa storia non è data, sta alla nostra sensibilità, al modo con cui ci approcciamo a ciò che ci viene presentato. La mostra è una navigazione libera in un spaccato immaginativo dove ci è concesso entrare ma non ci è concesso capire del tutto, un universo da vivere. La morale della storia diventa un’esperienza oggettiva dello spettatore, chiamato a interagire, personalmente, in un paesaggio in cui si trascende il tempo e l’ordine in favore di una raccolta di pezzi incollati e presi da un vissuto collettivo.

Viola Morini


Neïl Beloufa

La morale della storia

02 maggio – 13 luglio 2019

Galleria Zero… – Via Carlo Boncompagni, 44 – Milano

www.galleriazero.it

Instagram: galleriazero

Instagram: beloufastandfurious


Caption

Neïl Beloufa, La morale della storia – Installation view at Galleria Zero…, 2019 – Courtesy Galleria Zero…, ph Roberto Marossi



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