Museo Temporaneo Navile – Project Room | Territori

Il Museo Temporaneo Navile di Bologna nasce dalla volontà verace di trasmettere, al sistema dell’arte, le energie positive derivanti dalla sensibilità ai rapporti sociali percepiti come un organismo vivo, pulsante e unito, che apprezza la presenza della molteplicità e delle compenetrazioni arricchenti, comprese nella sua esistenza e funzione. L’idea del museo è una variazione moderna dell’Arca di Noè – struttura democratica, con linguaggi differenti coesistenti, aperta all’esplorazione di culture diverse; un’isola felice, piena di inesauribile empatia – che, rimanendo nella sfera biblica, crea una difesa ai pericoli della Torre di Babele.

Lo spazio è stata concepito, arrangiato e gestito dagli artisti Silla Guerrini e Marcello Tedesco. Museo Temporaneo Navile è localizzato in un quartiere ricco di culture varie, sul terreno in continuo movimento e sviluppo del “rione” Bolognina, quartiere Navile. È il primo esempio di un museo di quartiere in Italia.

Fino all’undici maggio, un operoso team presenta la mostra Project Room | Territori: un concetto pieno di potenziale, destinato a diventare una storia a lungo termine sviluppata in più tappe. Le opere saranno esposte in museo per un mese; potranno poi essere richieste in prestito dagli abitanti del quartiere per altri trenta giorni. Le abitazioni private diventando la nuova galleria spontanea per l’opera richiesta, verranno considerate vere e proprie sale espositive esterne. Il museo può virtualmente ingrandirsi e dislocarsi, mantenendo all’interno della propria realtà la possibilità di spostarsi in continuazione, non distruggendo – anzi arricchendo – il proprio senso.

La prima edizione, sita nella nuova sala espositiva del museo, vede la partecipazione di quattordici artisti. Il lavoro curatoriale stupisce inizialmente a livello spaziale. Non è semplice esporre quattordici notevoli pezzi d’arte in pochi metri quadri, facendo si che possano essere pienamente apprezzati, sia separatamente sia creando una struttura che il curatore chiama “coro”, ottenendo un piacevole equilibrio che non consente un’eccessiva vicendevole contaminazione.
La prima valutazione della mostra è indiscutibilmente favorevole; gli organizzatori hanno dato prova di brillanti competenze in questa materia. Ogni artista presenta un’opera singola che sintetizza il proprio territorio estetico.



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Analizzando l’esposizione, si torna spesso alla questione del linguaggio. Le opere, comunicandosi a vicenda nello spazio della galleria, sono costrette a trovare una sorta di equilibrio, come fossero persone che usano lingue differenti. Questo dialogo continuo porta allo stabilirsi di un codice comune. Questa diversità di linguaggi si percepisce sia a livello formale: fotografie, sculture, pittura, l’incisione, disegno; sia in maniera mentale, riferendoci ai multiformi territori linguistici.
Una scoperta eccezionalmente matura è la già citata trasposizione delle idee dal mondo artistico al livello sociale. Mi riferisco a quegli atteggiamenti attraverso cui il “vivere le differenze” in galleria (attenzione: non “sopravvivere” e non “superare”, ma proprio “caricarsi positivamente con le differenze”) può favorire la gestione della complessa e multi etnica società del quartiere.
Prendendo in considerazione la dinamica dei tanti contrasti presenti nella zona, l’osservato meccanismo sociale produce energia quasi biologica per l’organismo museale (con esso nasce, con esso respira, con esso si nutre). Il modello creato redistribuisce il cento percento delle energie ricevute, formando una modalità di funzionamento crescente e viva. L’idea del prestito è un passo avanti, ma come sappiamo già, rimane nella stessa sfera della nutrizione reciproca.

Arrivando agli obiettivi ben descritti della squadra del museo, il progetto: si concentra sul favorire maggiore consapevolezza sui temi del contemporaneo, coinvolgendo un ampio pubblico, dando la possibilità di sperimentare con l’arte a tutti, uscendo da schemi di élite ed esclusione, creando una rete di persone qualificate che siano disposte a condividere e finalizzare i progetti. Si punta all’armonia e alla necessità di intrecciarsi socialmente a vari livelli: le parole chiave sono democrazia, equilibrio e comunità.

Dobroslawa Nowak


Antonella Aprile, Daniele D’Acquisto, Lorenzo Di Lucido, Luigi Massari, Samuele Menin, Matteo Messori, Fabrizio Perghem, Giulio Saverio Rossi, Namsal Siedlecki, Marcello Tedesco, Attilio Tono, Marco Useli, Jacopo Valentini e Peng Xuejian

Project Room | Territori

un progetto degli artisti Silla Guerrini e Marcello Tedesco

sostenuto da Valdadige Sistemi Urbani, con il Patrocinio del Comune di Bologna e in Collaborazione con il Quartiere Navile.

MTN | Museo Temporaneo Navile – Via John Cage, 11/a-13/a – Bologna

www.museotemporaneonavile.org

Instagram: mtn_museo_temporaneo_navile


Caption

Project Room | Territori – Exhibition View, MTN| Museo Temporaneo Navile, Bologna, 2019 – Courtesy MTN| Museo Temporaneo Navile



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