Misconception: a way to mis-understand reality tra ricerca e rappresentazione

Oggi assistiamo a un abuso del termine “integrazione”. Molti di noi rimangono un passo indietro di fronte a quelle che sono altre culture, piccole o grandi comunità con le quali coesistiamo da secoli ma che, senza alcun diritto, continuiamo a puntare con un dito.

La mostra Misconception: a way to mis-understand reality è un progetto di ricerca scultorea di Niccolò De Napoli e Michele Tiberio, che studia la vicenda del malinteso della cultura Rom e Sinti e la sua fallimentare integrazione. Analizzando la storia della popolazione, i miti e le incomprensioni, indagano i processi che, come un filtro, modificano il modo in cui vediamo la realtà. A cura di Agata Polizzi e Lorenzo Madaro, la mostra nasce all’interno della Biennale Nomade Manifesta 12 ormai volta al termine; tra gli eventi collaterali, l’esposizione è visibile a Palazzo Branciforte (Palermo) fino al 17 Novembre.

I due giovani artisti del sud Italia, cercano di rappresentare una porta aperta tra due mondi che pur così vicini, si sono da sempre ignorati. Il punto di partenza è stato un approccio diretto con alcuni componenti della comunità Rom di Palermo, insediatasi intorno al 1992 – 1995, anni in cui molte persone scappavano dalle guerre della Ex Jugoslavia. Si tratta di uomini e donne provenienti da paesi come la Serbia, il Kosovo, l’Albania, cittadini professanti diverse religioni. Come spiegano gli artisti, l’approccio iniziale e il legame con i componenti della comunità non è stato semplice. La gente è diffidente, proprio perché è sempre stata ghettizzata e lasciata ai margini.

L’obiettivo della doppia personale di De Napoli e Tiberio è quello di abbattere la barriera di diffidenza e luoghi comuni, creando una connessione tra due realtà che non si conoscono.

Dal testo di presentazione della curatrice Agata Polizzi, si evince che il punto cardine del progetto è quello di scalfire con umiltà e onestà il pregiudizio. All’interno dell’esposizione, De Napoli e Tiberio traducono un mondo eterogeneo, utilizzando linguaggi e media differenti: partendo da quello a loro più vicino, la scultura, si spingono oltre tra installazioni, video e fotografia, unendo vari ambiti di ricerca per capire e ascoltare con una visione a 360 gradi.

Niccolò De Napoli con le sue opere sviscera alcuni elementi chiave della comunità Rom e Sinti, elaborando la simbologia di alcuni oggetti come il legno, utilizzato per costruire le case; il rame e l’argento, legati all’ideologia di queste culture come principale attività manuale e merce di scambio. Undici Mila Circa, riassume i risultati delle visite di De Napoli in alcuni campi Rom. Su tre canali, proiettati attraverso tre schermi differenti, si ripetono immagini che hanno come elementi principali l’acqua e la terra; si scava e si pulisce tutto continuamente, purificando l’anima e la casa.



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L’artista lavora principalmente sull’identità di queste comunità, studia il valore e i falsi miti, i minerali che maneggiano con cura e da vita a un gioco scultoreo di forme, pesi e armonie, tra connessioni e bilanciamenti “ideologici”.

Nelle opere di Michele Tiberio, ci si interroga sul concetto di identità a noi più vicino; partendo dai nostri connotati, l’artista si chiede cosa definisce noi stessi e il nostro approccio con gli altri. Con It is not fleshe Only time makes me invisible, lavora sulla perdita di valori, utilizzando il rame come doppio elemento: adoperato storicamente come materiale del conio, diviene elemento simbolo dei furti perpetrati da parte di chi non ha una dimora fissa. Sposando il metallo con i propri documenti, realizza una perdita dell’identità formale, giudiziaria e legale, che ci circoscrive a un determinato territorio, a regole e modi di vivere. Un modo per riflettere sulla nostra evoluzione culturale, un costante cambiamento, inteso come crescita di valori. Collegandosi al mutamento della storia, nella sua serie Future as an old reflection of us realizza piccoli elementi di vetro soffiato, provenienti quasi dal futuro, che come una popolazione aliena si insidiano con grande armonia tra i reperti di Palazzo Branciforte; passato e futuro convergono in un sodalizio equilibrato.

Alcune fotografie di Tiberio ritraggono il Luogo di Nascita, luoghi fisici, “quasi magici”, dove la burocrazia “certifica” l’identità delle persone e, con Untitled, 2018 prosegue la riflessione sul valore del documento, come strumento di riconoscimento sociale rivisitato in chiave pop, privo di qualsivoglia valore giuridico.

Con Me, l’artista rompe tutti i confini dell’identità di ognuno di noi. Un grande volume in cui sono raccolti tutti i dati digitali degli ultimi dieci anni della sua vita. Commenti, fotografie, messaggi privati, luoghi e preferenze, una guida all’interno del suo alter ego digitale che riflette lati della sua identità, uno specchio, adesso cartaceo, in cui legge di se stesso e di come appare.

Nessuna delle opere si scontra con la storia che il museo contiene al suo interno. Con grande armonia gli artisti si interrogano su un tema contemporaneo, alternando media diversi, che si inseriscono perfettamente nello spazio che li ospita. Passato e futuro sono due rette parallele, così come noi e gli altri. Non esistono giudizi, non ci sono prese di posizione, è evidente il desiderio di continuare una ricerca che metta sullo stesso piano culture differenti, annullando ogni forma di pregiudizio.

Sasha Taormina


Niccolò De Napoli – Michele Tiberio

Misconception: a way to mis-understand reality

A cura di Agata Polizzi e Lorenzo Madaro

Palazzo Branciforte – Via Bara All’Olivella, 2 – Palermo

www.m12.manifesta.org


Caption

Misconception: a way to mis-understand reality – exhibition view, Palazzo Branciforte (PA), 2018 – Courtesy gli artisti

Michele Tiberio – Future as an old reflection of us – Courtesy l’artista

Niccolò De Napoli – Undici Mila Circa – Courtesy l’artista

Misconception: a way to mis-understand reality – exhibition view, Palazzo Branciforte (PA), 2018 – Courtesy gli artisti



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