Sono trascorsi cinque anni dalla prima mostra personale di Mircea Cantor (1977, Ordea, Romania) in un museo italiano (Sic Transit Gloria Mundi, MACRO, Roma, 2012) e a ospitare oggi le sue opere è la Fondazione Giuliani, con l’esposizione personale Your Ruins are my Flag; si parla quindi di rovine, di bandiere e del rapporto tra noi e l’altro. La dimensione entro cui opera l’artista è quella della nostra contemporaneità, nella quale si vanno a evidenziare le dualità e le contraddizioni che caratterizzano ogni tipo di contatto, di incontro tra culture diverse.
In questa mostra l’artista presenta una serie di opere di nuova produzione, che nascono da riflessioni intorno all’umanità; dalla fragilità delle ideologie e dei confini, al concetto di perdita, di disgregazione, che riguarda tanto la nostra identità, personale e collettiva, quanto la nostra libertà, le nostre idee di sicurezza e di territorio.

Mircea Cantor

Give More Sky to the Flags, 2016 – acciaio corten, calcinacci, Ø 450 cm Courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Entrando nella Fondazione ciò che colpisce subito è l’odore del sapone, materiale costitutivo di molte opere presenti in mostra, che ci rimanda immediatamente a un’atmosfera domestica, a una dimensione privata, familiare. In questo caso però il sapone proviene da Aleppo, città nella quale la quotidianità è stata spazzata via dalla distruzione e dalla guerra; si genera subito un cortocircuito, e lo spettatore viene trascinato in una realtà che non viene semplicemente imitata o rappresentata, ma continuamente sovvertita e messa in discussione.
Attraverso un materiale fortemente evocativo come il sapone – legato all’azione del lavare, quindi del purificare e del dimenticare – Cantor da forma a delle insolite rovine che sembrano giocattoli fuori scala, più che veri elementi architettonici. Le colonne tornano e si impongono nello spazio cambiando forma, colore e posizione: solitarie, perpendicolari al suolo e circondate da un perimetro fatto di rovine, come forme che resistono alla distruzione; oppure in diagonale, cristallizzate nel momento del crollo; o ancora sdraiate a terra, arrese alla loro sorte, ma comodamente distese su un morbido tappetino.
Figura ricorrente nell’opera di Cantor è quella del cerchio, che torna in varie opere come Haiku Under Tension (2017), un tappeto elastico coperto di calcinacci, o nella struttura in legno che ospita il video Fontana delle Mani (2017), o ancora nelle forme circolari di Take the World into the World (2017); il cerchio sembra qui fare riferimento ad un’idea ciclica della storia, a un continuo rifluire, a un passato che torna dal futuro e ci presenta il conto.

 Mircea Cantor

Vertical Aleppo, 2017 – sapone di Aleppo, calcinacci, mattoni – colonna h 370 cm, Ø 49 cm – courtesy Fondazione Giuliani

In Give more sky to the flags il cerchio fa da base anche ad un’altra immagine ricorrente nelle opere di Cantor, quella delle bandiere; “Date più cielo alle bandiere” recita il titolo, come una preghiera o un inno. Ma le bandiere presentate dall’artista sono bandiere pesanti, immobili, ancorate ad un suolo deturpato da un infrangersi della forma che è poi l’infrangersi della memoria e delle ideologie. Il tutto ci viene mostrato in un attimo cristallizzato, in un tempo che è sospeso tra un passato che non passa e un futuro che non si aspetta.

Alessandra Cecchini

 

MIRCEA CANTOR

YOUR RUINS ARE MY FLAG

12 ottobre – 16 dicembre 2017

FONDAZIONE GIULIANI – Via Gustavo Bianchi, 1 – Roma

www.fondazionegiuliani.org

Immagine di copertina: Diagonal Aleppo, 2017 – sapone di Aleppo, calcinacci, mattoni, tappeto elastico, colonna h 300 cm, Ø 31 cm, tappeto elastico h 244 cm, Ø 200 cm – courtesy Fondazione Giuliani, Roma

 

Alessandra Cecchini

Alessandra Cecchini (Rieti, 1990) è una giovane artista interessata al tema della memoria, individuale e collettiva, e al suo ruolo nella società contemporanea. Nel 2016 consegue la laurea specialistica in Arti visive, presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea dal titolo “Being There. L’arte ai tempi della contemplazione”. Sempre nello stesso anno è finalista al Premio Fabbri per l’Arte contemporanea, nella sezione Arte emergente. Partecipa a diverse mostre collettive e nel 2017 si dedica alla sua prima mostra personale.
Attualmente è iscritta al Corso di Formazione Avanzata di Curatore museale e di eventi presso l’Istituto Europeo di Design di Roma.